Non è un passaggio tecnico né marginale. In ballo ci sono infatti le comunicazioni di un parlamentare dentro l’inchiesta sul caso Bisteccheria d’Italia, un filone che da settimane intreccia affari, rapporti personali e il sospetto che attorno a quel ristorante si siano mossi interessi ben più pesanti di quelli di una normale attività commerciale.
La richiesta ai deputati: quali messaggi i pm vogliono acquisire nell’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia
I magistrati di piazzale Clodio, dopo il sequestro del cellulare di Mauro Caroccia — indagato per riciclaggio e già detenuto per una condanna definitiva a quattro anni in un’indagine sul clan Senese — hanno deciso di rivolgersi alla Giunta per le autorizzazioni della Camera per ottenere il via libera ad acquisire tutte le conversazioni con Delmastro. Il punto è semplice e molto concreto: non si parla di un controllo generico, ma dei messaggi scambiati tra i due nel periodo in cui Delmastro era azionista della società “Le 5 Forchette”, proprietaria del ristorante finito sotto la lente degli inquirenti. Quando in un’indagine entrano le chat, di solito gli investigatori cercano lì dentro il filo che lega rapporti, decisioni, eventuali pressioni oppure, al contrario, elementi capaci di smentire l’impianto accusatorio. Ed è per questo che la richiesta alla Camera pesa anche sul piano politico: da quella autorizzazione dipende la possibilità che quel materiale entri davvero nell’inchiesta e finisca agli atti.
Il nodo politico e giudiziario: Delmastro non indagato, la difesa di Caroccia e l’ipotesi degli atti in Antimafia
Al momento Delmastro non è indagato. Ed è un dettaglio che, in questa fase, conta parecchio perché tiene separato il piano delle responsabilità penali da quello dell’opportunità politica e istituzionale. La difesa di Caroccia, attraverso l’avvocato Fabrizio Gallo, sostiene che nelle chat ci sarebbero sì frasi “inopportune” rispetto al ruolo ricoperto allora da Delmastro, ma nulla che richiami la criminalità organizzata, il riciclaggio o soldi del clan. Anzi, secondo il penalista, proprio quei messaggi potrebbero servire a escludere collegamenti economici con l’ipotesi accusatoria della Procura. Intanto i pm stanno valutando anche un altro passaggio delicato: acquisire agli atti l’audizione resa ieri da Delmastro in Commissione Antimafia. È qui che la vicenda si fa più complicata, perché il confine tra ciò che è soltanto imbarazzante e ciò che può avere un rilievo investigativo, in casi come questo, non è sempre chiaro dall’inizio. Per chi osserva da fuori, tra titoli e dichiarazioni contrapposte, il punto resta uno: la decisione della Camera dirà se quei messaggi resteranno solo materia di scontro politico o se diventeranno un tassello verificabile dell’inchiesta.

