Non è certo una novità che i politici tentino di comprare l’elettorato. Succede di solito quando dovrebbero lavorare su qualcosa di serio ma non lo stanno facendo e scelgono la via più semplice per accaparrarsi voti, grazie a proposte che starebbero bene in bocca a Giorgio Mastrota. Lo sappiamo, è da qualunquisti e populisti dire “tutti i politici” perché sono evidenti le differenze tra destra e sinistra nel gestire le necessità del paese, eppure tutti prima o poi ricorrono all’offerta speciale 3×2.
Che sia l’ignobile compravendita di voti in cambio di generi alimentari o soldi cash in stile mafioso, che siano gli 80 € di Renzi in busta paga, la promessa del reddito di cittadinanza a 5 stelle o i 30 minuti di internet gratis di Di Maio, prima o poi sembra inevitabile che il premier di turno dia un contentino ai suoi cittadini, per farli stare buoni. Proposte che, diciamocelo, non comprano nessuno davvero — o almeno non chi ha un minimo di senso critico.
Noi non ci stiamo, vogliamo di più. È una vita che vediamo le televendite sui canali miseria a orari improponibili e ormai sappiamo riconoscere il prodotto che vale dalla sòla. Ecco, allora, le 5 proposte che potrebbero fare i politici per comprarci davvero — quelle che, a differenza degli 80 € e dei 30 minuti di internet gratis, avrebbero un impatto concreto sulla vita quotidiana degli italiani. E, udite udite, sarebbero pure sostenibili per lo Stato:
Oltre gli 80 € e i 30 minuti di internet gratis: perché le promesse classiche non bastano più
Prima di entrare nel vivo delle proposte alternative, vale la pena capire perché le misure-simbolo del passato recente abbiano lasciato così tanto amaro in bocca. Gli 80 € mensili in busta paga — cavallo di battaglia di una stagione politica ormai archiviata — erano destinati a una platea ristretta di lavoratori dipendenti, escludendo pensionati, autonomi e disoccupati. I 30 minuti di internet gratis, invece, erano una promessa così soffocante nella sua banalità da diventare immediatamente un meme. Entrambe le misure condividono lo stesso difetto strutturale: risolvono un problema che nessuno aveva davvero posto, ignorando i bisogni quotidiani più sordi e profondi degli italiani. Ecco perché, nel dibattito pubblico di oggi, si torna a chiedere: quali sarebbero le 5 proposte che potrebbero fare i politici per comprarci davvero?
1) Il ricongiungimento dei calzini spaiati
Tutti noi abbiamo visto scomparire un calzino almeno una volta. Non servono appelli sui social, la disperazione non aiuta: serve l’intervento dell’Esercito che possa istituire una task force dedicata al ritrovamento dei calzini spariti, che possano essere ricongiunti ai loro cari. Un Ministero del Ricongiungimento Tessile, finanziato con i fondi del PNRR avanzati, sarebbe la risposta nervosa e concreta che il Paese aspetta da decenni.
2) Il bonus accendini persi
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Gli accendini persi purtroppo non sono più rintracciabili, ma grazie a un’apposita app del governo, ogni volta che essi spariscono lo Stato ci rimborsa. Per i musicisti si può parlare anche del rimborso dei plettri scomparsi nel nulla. Per i lettori, il ritorno dei libri prestati e mai più resi, così come i CD, i DVD e tutte le altre cose di nostra proprietà che il fato avverso ci ha voluto sottrarre. Un provvedimento trasversale, capace di unire destra e sinistra in un abbraccio commosso e bipartisan.
3) Il primo spritz del venerdì sera offerto dal Governo
Easy as it seems: è venerdì, molti finiscono di lavorare e si fiondano a fare aperitivo. Anziché proibire, meglio contribuire al benessere del cittadino offrendogli il primo spritz del weekend, così che egli possa fare un brindisi al Governo e la rielezione è assicurata. Un investimento modesto — stimiamo tre euro a testa, IVA inclusa — con un ritorno elettorale che nessuna campagna social potrebbe eguagliare.
4) Un giorno di SPA al mese in busta paga
Lavori? Hai diritto alla SPA: massaggi, percorsi su pietre benefiche, cascate di acqua rigenerante, terme, idromassaggio, prosecco e ripresa generale di anima e corpo, così da tornare freschi come una rosa a lavoro, ringraziando il Ministro e il Padrone. Altro che 80 € una tantum: un giorno di benessere mensile garantito dallo Stato varrebbe, in termini di consenso, almeno tre manovre finanziarie.
5) Il ritorno del Festivalbar itinerante
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Le piazze d’Italia hanno bisogno del carrozzone dei cantanti coi loro tormentoni estivi, solo così la gente rinizia a uscire la sera senza paura del cattivone che viene da lontano. Tutti a ridere e ballare, alla faccia di chi ci vuol male. Casomai finito il Festivalbar facciamo anche un giro di Karaoke. Costo stimato: irrisorio rispetto al dividendo di felicità collettiva generato.
BONUS: L’Italia che entra direttamente ai Quarti di Finale del prossimo grande torneo
Arriva il Presidente del Consiglio in tv e dice: “Abbiamo scherzato, l’Italia non poteva battersi contro avversari di rango inferiore per manifesta superiorità, quindi abbiamo deciso di iscriverci al torneo dai quarti di finale in poi. Forza azzurri!” E via tutti a tirare fuori il tricolore, l’unica arma che può battere la morte — e, soprattutto, l’astensionismo.
Conclusione: cosa ci vorrebbe davvero per comprarci
Scherzi a parte — ma neanche troppo — la domanda che rimane aperta è seria: oltre gli 80 € e i 30 minuti di internet gratis, le 5 proposte che potrebbero fare i politici per comprarci davvero esistono? Forse sì, ma richiederebbero coraggio, visione e la capacità di rinunciare alla televendita facile. Nel frattempo, accontentatevi dello spritz. Offre lo Stato.
FAQ — Le domande che tutti si fanno sulle promesse elettorali
Cosa sono stati gli 80 € di Renzi?
Un bonus mensile in busta paga introdotto come misura di sostegno ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi, diventato nel tempo il simbolo delle promesse elettorali a effetto immediato ma di impatto strutturale limitato.
Cosa erano i 30 minuti di internet gratis di Di Maio?
Una proposta avanzata in campagna elettorale che prevedeva l’accesso gratuito a internet per 30 minuti al giorno per tutti i cittadini, rapidamente diventata oggetto di ironia per la sua scarsa incisività rispetto ai problemi reali del Paese.
Perché le promesse elettorali “regalo” non funzionano davvero?
Perché rispondono a bisogni percepiti e non strutturali, escludono spesso ampie fasce della popolazione e non affrontano le cause profonde del disagio economico e sociale. Il consenso che generano è, di conseguenza, volatile e di breve durata.
Esistono proposte politiche davvero efficaci per migliorare la vita dei cittadini?
Sì: investimenti in istruzione, sanità, infrastrutture e welfare strutturale producono effetti duraturi. Richiedono però tempi lunghi e comunicazione complessa — l’opposto della televendita elettorale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






