Matteo Salvini è un politico — e a questo punto lo sanno anche i sassi. È il capo della Lega, è stato Ministro dell’Interno, e ogni affare italiano è passato dalla sua scrivania. Eppure, sui social, nelle ospitate televisive e nelle interviste, Salvini ha sempre commentato di tutto: affari esteri, costume, religione, cucina e persino gattini. Un comunicatore totale, capace di parlare al suo popolo ventiquattr’ore su ventiquattro.
Ma è proprio sul terreno della comunicazione — il suo terreno — che emerge una contraddizione difficile da ignorare. E la domanda non è politica: è grammaticale.
Prima gli italiani, ma l’italiano viene dopo
Il motto di Salvini è Prima gli italiani. La sua politica sovranista è costruita attorno all’amore per l’Italia: le sue bellezze artistiche, culturali e geografiche, il tricolore, il crocefisso, il presepe, i grandi condottieri. Un amore dichiarato, ostentato, performativo. Salvini è, come direbbe Toto Cutugno, un italiano vero — di quelli che si spezzano ma non si piegano.
Eppure Matteo Salvini, che ama l’Italia più di ogni altra cosa, non sembra amare altrettanto la lingua italiana. E non è una questione di stile o di registro informale sui social: è una questione di coerenza. Perché se predichi Prima gli italiani, viene naturale aspettarsi che tu scriva anche in italiano.
Salvini al Memoriale dell’Olocausto a Gerusalemme: la dedica che ha fatto discutere
La vicenda è nota, ma vale la pena raccontarla con precisione. Durante una visita in Israele, Salvini si è recato allo Yad Vashem, il Memoriale dell’Olocausto a Gerusalemme — uno dei luoghi più solenni e carichi di significato storico al mondo. Sul libro dei visitatori, ha lasciato questa dedica:
«Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano»
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Avete letto bene: «xché». Non «perché». Non «affinché». Xché — il tipico abbreviativo da SMS degli anni Duemila, quello che si usava quando i messaggi costavano e i caratteri erano contati. Nel libro dei visitatori del Memoriale dell’Olocausto. In uno dei contesti più solenni che esistano al mondo.
Una questione di comunicazione, non di politica
Non ci addentriamo nelle decisioni politiche di Salvini: non è il nostro campo. La comunicazione, invece, è una cosa che ci riguarda da vicino. E qui la riflessione si fa interessante, perché non sono pochi — tra ammiratori e detrattori — a riconoscere a Salvini di essere un comunicatore eccellente per il suo target. Il suo indice di gradimento, da nord a sud, lo conferma. Il suo popolo lo chiama Capitano, e lui non si risparmia: tra un dj set a petto nudo e l’ennesima provocazione, sa sempre come restare al centro della scena.
Ma questa volta qualcosa non torna. Perché un comunicatore consumato sa che il contesto cambia tutto. Scrivere xché su WhatsApp è una cosa. Scriverlo nel registro di uno dei memoriali più importanti della storia contemporanea è un’altra. Il tono conta. Le parole contano. E la lingua — quella lingua italiana che Salvini dice di amare — conta forse più di tutto.
Il paradosso del sovranista che abbrevia in SMS
C’è qualcosa di sordo, di stonato, in questa immagine: il leader che fa del primato italiano la sua bandiera, che si indigna per ogni presunta offesa all’identità nazionale, che difende il presepe e il crocefisso come simboli irrinunciabili — e poi, nel momento più formale e più grave, sceglie la lingua dei messaggini. Non è una questione di snobismo linguistico: è una questione di rispetto per il contesto e, in fondo, per quella stessa Italia che dice di voler difendere.
La domanda rimane aperta, e non è retorica: Matteo Salvini, perché non ami anche la lingua italiana?
FAQ
Cosa ha scritto Salvini al Memoriale dell’Olocausto a Gerusalemme?
Salvini ha scritto sul libro dei visitatori dello Yad Vashem: «Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano». La parola «xché» — abbreviazione da SMS di «perché» — ha suscitato reazioni ironiche e critiche per l’inadeguatezza del registro rispetto al contesto.
Perché la dedica di Salvini ha fatto discutere?
Perché lo Yad Vashem è uno dei luoghi commemorativi più solenni al mondo, dedicato alle vittime dell’Olocausto. Usare un’abbreviazione informale come «xché» in un contesto simile è apparso a molti come una stonatura comunicativa, in contrasto con il messaggio di rispetto e impegno che Salvini intendeva trasmettere.
Qual è il motto politico di Salvini?
Il motto di Matteo Salvini e della Lega è Prima gli italiani, che sintetizza la sua visione sovranista centrata sulla priorità degli interessi nazionali. La dedica con «xché» ha alimentato il paradosso ironico di chi predica il primato italiano ma non scrive in italiano corretto nei momenti più formali.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






