Abbiamo visto Dov’è Mario? la nuova serie di Corrado Guzzanti e non è quello che ci aspettavamo

Niente sketch: è proprio una serie, con una trama, dei personaggi e uno stile di regia chiaro. E vi stupirà

Serie TV
di Sandro Giorello facebook 18 maggio 2016 17:57
Abbiamo visto Dov’è Mario? la nuova serie di Corrado Guzzanti e non è quello che ci aspettavamo

Dov-è-mario-Guzzanti Mario-Bambea-Guzzanti dov'è mario corrado guzzanti Sky - Corrado Guzzanti

 

Il prossimo 25 maggio andrà in onda Dov’è Mario?la nuova serie tv di Corrado Guzzanti. Scritta dallo stesso Guzzanti insieme a Mattia Torre (già autore di Boris) e diretta da Edoardo Gabbriellini (che ha esordito facendo l’attore protagonista in Ovosodo di Virzì ma poi ha intrapreso anche la carriera da regista). È la prima serie comedy prodotta da Sky e arriva dopo un periodo di lavoro veramente lungo: per avere in mano i quattro episodi hanno dovuto aspettare più di quattro anni.

La prima notizia è che non sono degli sketch, più o meno collegati tra loro, come i soliti programmi di Guzzanti: è proprio una serie, con una trama, dei personaggi e uno stile di regia chiaro. La seconda è che Dov’è Mario? non è solo una serie tv comica ma mette insieme anche altri generi: aspira a far incontrare la saggistica con l’horror, così come il thriller con la stand-up comedy.

 

Mario-Bambea-Guzzanti dov'è mario corrado guzzanti Sky - Mario Bambea

 

Senza eccedere negli spoiler, Dov’è Mario? racconta la storia dell’intellettuale Mario Bambea che, dopo un violento incidente in macchina, esce dal coma e inizia a soffrire di disturbi di personalità: di giorno continua la sua vita di sempre – tra scrivere libri, occuparsi di critica d’arte e fare interventi in radio – ma la notte si trasforma in Bizio, un comico, di quelli romanacci e super volgari, che si esibisce in un pessimo locale per cabarettisti davanti a casa sua.

Tra i due personaggi – Mario e Bizio – sembra vincere il secondo. È una critica verso gli intellettuali snob che ormai non hanno più uno loro spazio né una loro dignità nella società di oggi. Quel mondo te lo descrive bene: c’è Santoro che va a trovarlo in ospedale, Floris e Mentana gli fanno gli auguri di guarigione in diretta e Travaglio è tra i primi a scoprire i sintomi della schizofrenia: “Mi ha detto porca di mignotta, ma con una r da coatto che non puoi capire”, commenta il giornalista.

 

 

L’idea che tutto si risolva in questo dualismo tra radical chic e radical trash non lo trovo poi così stimolante ma non sembra essere il punto centrale della serie. La cosa più importante sta nella bravura di Guzzanti nel creare dei protagonisti assolutamente credibili e veri che, mai come questa volta, sono decisamente lontani dall’essere semplici caricature. C’è un sentimento di tristezza e di solitudine che forse era emerso poco nei suoi programmi precedenti.

Di solito, per riuscirci, l’attore deve pescare nella propria intimità per rendere più umano ciò che sta interpretando. Ho chiesto delucidazioni a riguardo e Guzzanti mi ha risposto così: “Di me stesso ho messo l’esperienza, le cose che ho visto… I miei personaggi sono sempre un po’ dei Frankenstein che mettono insieme dei pezzi che forse neanche io riconosco. Nascono da notti insonni passate a guardare la tv: molti anni fa, prima ancora dell’epoca digitale o di quella satellitare, a Roma c’erano dei canali che trasmettevano degli show molto cruenti con dei comici molto volgari. E non lo erano perché dicevano le parolacce ma perché portavano in scena personaggi pieni di arroganza, era gente che costruiva gran parte della loro performance insultando la gente del pubblico o scrivendo battute davvero aggressive. Bizio nasce da questo tipo di mondo, insomma”.

 

 

E Mario, invece? “Mario nasce da un patchwork diverso” – risponde Guzzanti – “È un po’ la generazione di mio padre, mi ricordo che in casa nostra passavano personaggi molto affettuosi e caldi ma che, in realtà, erano del tutto spietati, saccenti e snob. A questi ho aggiunto dei pezzi di quegli altri intellettuali, quelli che oggi vediamo spesso in televisione, ed ho ottenuto Mario Bambea. Che non è un mostro, abbiamo scelto di non estremizzarlo troppo. È pur sempre un essere umano”.

Con Dov’è Mario? non si ride così tanto e forse questa lieve tensione da thriller è persino fastidiosa, ma i personaggi sono molto belli – non solo i due protagonisti, tutto il cast funziona alla grande – e la storia promette sviluppi che vanno oltre il semplice gioco Dr. Jekyll/Mr Hyde.

P.S. per i fan: a breve dovrebbe arrivare – sempre su Sky – un commento di Aniene a Game Of Thrones. Fossi in voi non me lo perderei.

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