fertility day 2016
Society
di Gabriele Ferraresi 31 Agosto 2016

Il Fertility Day 2016 è una giornata assurda e da boicottare

“Il numero è la forza dei popoli”? No. E decidere se avere o meno un figlio non è cosa in cui debba mettere becco lo Stato, tantomeno in questo modo

fertilityday2016  Due delle cartoline del Fertility Day 2016

 

Benito Mussolini fu un acceso sostenitore di politiche aggressive di natalità: “Il numero è la forza dei popoli“, diceva. È questa la prima cosa che ho pensato quando sono finito sul sito dedicato al Fertility Day 2016, una giornata calendarizzata per il prossimo 22 settembre in cui il Ministero della Salute vuole sensibilizzare giovani e meno giovani a fare figli, e farli presto, che la clessidra del tempo scorre rapida.

Insomma: tic-tac, sbrigatevi donne, che è subito menopausa. Roba da chiodi.

 

 

Una serie di cartoline grottesche e didascaliche nel senso più deteriore del termine ci offrono così una rappresentazione iconografica un po’ ingenua, fuori dal tempo, che pare uscita da una cinquantina d’anni fa a esser generosi.

Scrive Focus a proposito del Fertility Dayche si tratta di una “giornata nazionale di informazione e formazione sulla fertilità rivolta a richiamare l’attenzione sul tema dei giovani, delle famiglie, dei medici, delle scuole, delle istituzioni locali, delle farmacie e delle società scientifiche. “Mi auguro – ha dichiarato il ministro Beatrice Lorenzin – che tutte queste azioni possano avviare processi in grado di aumentare l’attenzione e la cura della fertilità (…) favorendo così un aumento della natalità nel nostro Paese“.

 

Le assurde cartoline del Fertility Day 2016  WTF

 

Se a questo punto non vi è ancora suonato il campanellino d’allarme “il numero è la forza dei popoli“, mi preoccupo io: ma c’è anche molto altro, e molto di peggio in tutto questo. C’è molto di sbagliato non tanto nel dedicare attenzioni – da parte del Ministero della Salute, quindi dello Stato – alla fertilità, o alle politiche di natalità, quanto nel farlo in questo modo.

Sì, perché a scorrere le immagini e le surreali cartoline del sito dedicato al Fertility Day è tutto un enorme generatore di sensi di colpa nella donna incastonato in una cornice ideologica da totalitarismo sì, ma da burletta.

Siamo sempre nel campo del nudge, la “spinta gentile” – per modo di dire – dello Stato verso i comportamenti che lo Stato ritiene per te virtuosi, ignorando una cosa davvero sottovalutata: la tua volontà.

Come se il mondo in cui vivono donne, uomini, giovani e meno giovani coppie, fosse già arredato a misura di famiglia: come se, insomma, è un po’ colpa tua, donna, che non hai ancora dato dei figli alla patria, insomma “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna” come afferma il copy di una delle cartoline, cartoline che possiamo con praticità condividere sui social network dal sito.

 

Le assurde cartoline del Fertility Day 2016  WTF, e due

 

Ma certo, datti una mossa e non pensare che l’Italia è uno dei peggiori Paesi per essere una donna lavoratrice, fai finta di nulla.

Dicevano questo i dati OECD nel marzo scorso, e su Repubblica il commento era “L’Italia non è un paese per donne. A meno che non decidano di fare le casalinghe a tempo pieno. I dati dell’Istat e dell’Inail che rivelano un aumento della partecipazione al mercato del lavoro (tre milioni in più rispetto a 35 anni fa) mettono anche in evidenza un dato incontrovertibile: una su due non lavora. In Sicilia, addirittura, la partecipazione al lavoro scende al 27%“. Ecco.

 

02 Repubblica.it

 

Ma torniamo alla nostra Giornata della Fertilità. C’è tutto un sottotesto colpevolizzante in questa iniziativa, che tende a incolpare l’individuo di una scelta mancata che non si capisce bene come lo dovrebbe per forza arricchire ed essere necessariamente positiva. Ma certo, può esserlo: come può non esserlo, saremo liberi come individui di deciderlo da soli?

È il famoso e odioso “Non sai cosa ti perdi a non fare figli“, ma sotto forma di campagna governativa e giornata abbinata. La scelta di procreare però è qualcosa che prima di tutto è responsabilità e desiderio del singolo: sua e solo sua, non può essere trasformata in mancato dovere nei confronti della collettività come a me pare invece lampante scorrendo le pagine del sito, ora temporaneamente offline.

 

Le assurde cartoline del Fertility Day 2016  WTF sì, ma patriottico

 

Sarò anche uomo, ma so bene che essere una donna nel 2016, in Italia, non è proprio questa pacchia, anzi, e inoltre quando lo Stato mette becco nelle lenzuola, o cerca di risalire fino ai miei spermatozoi o agli ovuli della mia compagna, come dire, ci rimango male.

È esattamente quel che accade nel Fertility Game, gioco online sotto forma di avventura ginecologica abbinato a questa piacevole giornata dedicata alla fertilità, in cui impersoniamo per l’appunto un ovulo o uno spermatozoo che lotta contro i nostri nemici. I nemici della fertilità: probabilmente gli stessi della patria.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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