Due o tre cose sui nuovi pacchetti di sigarette e l’ipocrisia dello Stato

La “spinta gentile” e i’ipocrisia dell’Europa: i guadagni del gettito fiscale per le casse dell’erario e la libertà dell’individuo

Salute
di Gabriele Ferraresi facebook 1 agosto 2016 11:00
Due o tre cose sui nuovi pacchetti di sigarette e l’ipocrisia dello Stato

nuovi pacchetti sigarette  Mock-up dei nuovi pacchetti di sigarette – ec.europa.eu

 

Qualche mattina fa passo dal solito tabaccaio, è un ragazzone sui vent’anni, occhialuto, sempre magliette da metallaro, l’acne gli è ormai passata e ne è rimasta giusto un poco.

Gli chiedo – come chiedevo a chi era lì prima di lui, da lustri – un pacchetto da venti, non importa qui di che marca. Si gira verso la scaffalatura, me le passa ed è uno di quei pacchetti nuovi, con le immagini belle grosse, scioccanti, è la versione in cui si intravede la gola bucata di qualcuno. Non è la mia preferita in realtà: preferisco il cadavere sul tavolo da obitorio.

Hai visto? Cosa ti sembra quella roba lì
e dice ma non dice mentre mi passa il pacchetto.
Sembra un buco… un buco di culo” mi fa un po’ imbarazzato.
A me non sembra poi tanto, che sembri un buco di culo intendo, così concludo la transazione, saluto, vado a bere un caffè.

Se ne parla e se ne legge parecchio dei nuovi pacchetti di sigarette con le immagini shock, con il morto per attacco cardiaco sul tavolo da obitorio, la donna che sputa sangue in un fazzoletto, il dito dei piedi in cancrena, il bambino con il ciuccio a sigaretta, la gola bucata che sembra quel che sembrava al mio tabaccaio.

Un po’ perché in Italia i fumatori sono tanti, 11,5 milioni, circa il 22% della popolazione – media nell’Unione Europea, 26% – un po’ perché avere una gentile signora bionda che sputa sangue in un fazzoletto, mentre si beve lo spritz al tavolino all’aperto è poco gradevole.

Ma ci si abitua molto in fretta: e dopo la prima volta che la vedi della signora non te ne importa più assolutamente nulla e ci appoggi sopra un accendino. Per cui, good job, Europa! Ma per ora non mi hai convinto. E probabilmente non sono il solo.

 

 

La direttiva comunitaria che l’Italia ha recepito e i suoi cambiamenti per chi fuma sono riassunti in dieci punti, di cui ci ragguaglia in un comunicato stampa dello scorso maggio la Commissione Europea, e ci sono naturalmente anche i nuovi pacchetti che abbiamo imparato a conoscere nelle ultime settimane.

È direttamente il primo punto, che recita: “1) Avvertenze relative alla salute: obbligo di avvertenze illustrate e di maggiori dimensioni – Le avvertenze grafiche relative alla salute, con foto, testo e informazioni sulla disassuefazione dal fumo, occuperanno il 65 % del fronte e del retro dei pacchetti di sigarette e delle confezioni di tabacco da arrotolare (**). Tali avvertenze, che illustrano le conseguenze sociali e per la salute del fumo, hanno lo scopo di scoraggiare le persone dal fumare o di incoraggiarle a smettere” con tanto di normativa che va a precisare specifiche tecniche per il layout, la grafica e la forma delle avvertenze.

Bene. Fumare è certamente sciocco e fa male, sono il primo ad ammetterlo e a saperlo: è col fumo che pago la mia tassa sugli stupidi, c’è chi la paga col Gratta & Vinci, chi col gioco d’azzardo. Io la pago con altro, non avendo mai grattato nulla, scommesso un centesimo alla SNAI, ma sempre tassa sugli stupidi rimane.

Potrei smettere? Ma certo che potrei: il problema è che non me ne importa nulla, non voglio smettere ora, e soprattutto non ritengo debba essere uno Stato o una schiera di burocrati a indirizzare come dispongo della mia salute. Perché se da anni ormai lo fanno col fumo, domani lo faranno allo stesso modo con le bevande alcoliche, dopodomani con la carne, tra tre giorni con il cheeseburger, tra cinque con gli zuccheri, tra una settimana con l’aria che respiro.

Il tutto perdendo di vista un dato abbastanza logico, da che l’Umanità esiste: vivere comporta morire. E non avendo scelta, preferirei morire un po’ come mi pare.

Questi miei pensierini banalotti però, si scontrano con la “spinta gentile”: di che si tratta? La “spinta gentile è la dottrina – chiamiamola pure ideologia – dietro alla direttiva europea di cui stiamo parlando e di molte altre campagne salutiste, e non è affatto gentile.

Cos’è questa spinta gentile? Lo spiega nel dettaglio la voce Wikipedia dedicata al testo fondante di questa forma di paternalismo libertario, ovvero Nudge: La spinta gentile (Nudge: Improving Decisions about Health, Wealth, and Happiness) di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein, i quali affermano che “l’aspetto libertario delle nostre strategie sta semplicemente nell’insistenza che le persone dovrebbero essere libere di fare ciò che vogliono e di scegliere accordi indesiderati, se vogliono farlo”. La parte paternalistica del termine “si trova nell’affermazione che è legittimo per gli architetti delle scelte cercare di influenzare il comportamento delle persone, al fine di rendere la loro vita più lunga, sana, e migliore”. No, a mio modo di vedere non è legittimo affatto.

E poi: architetti delle scelte? Ma cosa siamo, in 1984 di Orwell? Perché a legger bene, ben lungi da essere un paternalismo libertario (una contraddizione da saltare sulla sedia), la “spinta gentile” è  solo l’ennesima declinazione dello Stato paternalista ed etico che dovrebbe farci rizzare il pelo sulla schiena, se solo avessimo a cuore un minimo i principi cardine delle nostre libertà individuali: ma figuriamoci, sono preoccupazioni ottocentesche mie e di altri quattro gatti.

La spinta gentile è “Un approccio che non costringe nessuno a fare alcunché e salvaguarda la libertà di scelta di ognuno, ma che ha il potenziale di rendere la gente più sana, più ricca, più felice” si leggeva sul Foglio qualche tempo fa. Traduciamolo per gli esseri umani: lo Stato non ti vieta di fumare, o non ti presenta il conto che so, arrestandoti se fumi, o con pene draconiane, ma ti indirizza “dolcemente” verso miti consigli.

Le sigarette le trovi in giro, legalmente, certo, affinché a quello stesso Stato venga assicurato il gettito fiscale delle entrate, ci mancherebbe: non è che le mette al bando le sigarette.

Eppure sarebbe la soluzione più logica: questo prodotto fa male, fa venire al cancro? Gesù, ma cosa stiamo aspettando a metterlo al bando e a impedire che anche anche a uno solo dei nostri cittadini venga in mente di fumare! Sorridiamo tutti insieme. Ecco: abbiamo davanti solo una delle mille ipocrisie dello Stato cui versiamo i nostri F24, per il quale lavoriamo 154 giorni l’anno solo per pagare le tasse.

Per cui meglio un po’ di “nudge”, di spinta gentile, verso altre abitudini. È un approccio mafioso, gentile come solo le organizzazioni criminali e lo Stato sanno essere – a volte lo sanno essere in maniera splendida – e il business del fumo lo svela solo apertamente, meglio di molti altri.

Marco Valerio Lo Prete scriveva, sempre sul Foglio, a proposito della dottrina della “spinta gentile” che “C’è questa volontà dietro l’impegno a fornire informazioni chiare sulle diete sane, o sui piani di assicurazione sanitaria; o anche dietro la pubblicazione di foto raccapriccianti sui pacchetti di sigarette (…) quando si va al di là della mera divulgazione dei fatti, e si cerca di spaventare i cittadini per catturare la loro attenzione, il confine tra “spinte gentili” e “paternalismo” vero e proprio viene oltrepassato“. Ecco. 

 

 

Eh sì. Perché del resto, da un altro lato, per lo Stato italiano sarebbe difficile rinunciare agli introiti fiscali derivati dal fumo e dai fumatori, sono 13-14 miliardi di gettito annuale (le patologie collegate al fumo costano 7-8 miliardi di spesa sanitaria). Da un lato quindi lo Stato – e probabilmente anche l’Unione Europea – è felice se ci sono fumatori, e che fumino molto, anzi continuate pure: perché così lo Stato aumenta il proprio gettito fiscale.

Dall’altro li tartassa, aumentando il prezzo delle sigarette – prossimo aumento a ottobre 2016 – e non solo, cercando di generare più che una campagna di consapevolezza, sensi di colpa e terrorismo psicologico da quattro soldi e ingegneria sociale ma a “fin di bene”, verso il suddito incapace di decidere da solo, come del resto accade un po’ in tutti i totalitarismi.

Uno Stato – e un’Europa – che “è il pusher, l’avvelenatore, il produttore furbo, il controllore pigro, il gabelliere e il proibizionista, il contrabbandiere e il poliziotto, il farmacista, il medico e anche il manager ospedaliero. È l’attore che fa tutte le parti in commedia. Il mattatore del tabacco e di tutto ciò che gli gira intorno (…) questo zelig, moralista e drogato” commentava Vittorio Macioce sul Giornale, nel 2013. E quanto ha ragione.

L’ultima trovata della Commissione Europea però ci è anche utile, perché al di là dei divieti, delle normative, delle specifiche e della signora che sputa sangue, del cadavere tutto sommato giovane e sereno che giace sul letto dell’obitorio, o del dito dei piedi in cancrena, ci mette di fronte a una domanda più grande.

In che mondo vogliamo vivere?

In un mondo in cui lo Stato, o il super Stato, l’Europa, mi indirizza sempre più coercitivamente – con dolcezza eh, lentamente e passo dopo passo: come nel principio della rana bollita – e sempre più mio malgrado, verso quel che lui ritiene sia meglio per me, oppure in un mondo in cui pur sbagliando posso decidere da me come disporre della mia esistenza?

Io un’idea ce l’avrei.

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