Society
di Sabrina Pignataro 11 Febbraio 2015

La storia infelice del giovane Polidori, l’autore de “Il Vampiro”

Una storia (vera) dell’orrore.

Se siete di quelli che durante una scampagnata notturna al chiaro di luna amano prendere la situazione in mano, armarsi di torcia e raccontare storie di gente morta o presunta tale, se almeno una volta nella vostra vita avete improvvisato una seduta spiritica, così, tanto per consumare qualche candela del salotto che, altrimenti, non verrebbe mai accesa, se il vostro film preferito è Intervista col vampiro, non potete non ascoltare questa storia che fa venire quantomeno un pò di ansia.

Siamo a Ginevra ed è il giugno del 1816. Il grande poeta inglese, Lord Byron, invita nella sua splendida Villa Diodati alcuni amici intellettuali. Tra questi, il poeta Percy Shelley, accompagnato dall’amante (e futura moglie) Mary Wollstonecraft Goldwin, la sua ex amante Claire Clairmont (sorellastra di Mary) e il medico personale di Byron stesso, John William Polidori.

Una sera, annoiati dal maltempo e costretti a casa, dopo aver letto alcuni brani dell’antologia dell’orrore tedesca “Fantasmagoriana”, Lord Byron propone a ciascuno degli ospiti di scrivere una storia di fantasmi. La proposta viene accettata ed essi iniziano la stesura delle opere, ma alla fine soltanto due ospiti prendono sul serio la sfida.
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La prima è l’amante di Percy Shelley, Mary, che avrebbe pubblicato con il nome di Mary Shelley, un romanzo considerato il capostipite del genere fantascientifico: Frankenstein. Il secondo è John William Polidori che, ispirato dalla figura di Lord Byron, avrebbe, invece, pubblicato un racconto dal titolo “Il vampiro”. Tuttavia, Polidori prende spunto dal frammento di un racconto di Byron che fa poi stampare in appendice al suo poema Mazeppa.

Senza saperlo, è Byron stesso a fornire un modello ideale per la figura aristocratica della leggenda del vampiro succhia-sangue, cosi come la conosciamo oggi.

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Il Vampiro di Polidori richiama esattamente il rapporto che il medico ha avuto con il suo datore di lavoro, il poeta Byron, una figura piuttosto carismatica che ha influenzato  profondamente il suo romanzo e la sua vita. Polidori giunge al servizio di Lord Byron alla tenera età di vent’anni, non potendo esercitare la professione di medico in Inghilterra così giovane. Ed è così che partecipa a quella famosa notte di viva produzione letteraria.

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L’idillio democratico tra i due non dura a lungo. Polidori risentiva profondamente dell’arroganza del suo padrone e Byron raramente perdeva l’occasione per prendere in giro il suo dipendente o metterlo al suo posto. Con il tempo, John inizia a capire che la sua individualità viene completamente prosciugata dalla vicinanza al poeta. Sempre più spesso cerca di allontanarsi e, a metà giugno, tenta di suicidarsi senza riuscirci.
Byron stava letteralmente succhiando la vita al giovane Polidori, gli annullava la personalità, proprio come era capitato ad altri, vicini a Lord Byron.

Non è difficile leggere “Il Vampiro” come l’allegoria della  storia di Polidori , un testo che è cucito sulla figura di un uomo dotato del potere di debilitare, attraverso la forza della sua personalità, l’altrui identità.  Il manoscritto viene dimenticato per tre anni, fino a quando perviene nelle mani del giornalista Henry Colburn, che lo pubblica con il titolo “Il vampiro: un racconto di Lord Byron”.

 

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Polidori cercò di far valere i suoi diritti, ma il pubblico non era interessato a un medico che si occupava di letteratura.

Con l’ombra di Byron e il peso del rifiuto stesso, John Polidori si toglie la vita all’età di venticinque anni, bevendo un bicchiere di cianuro.

“Povero Polidori” ha scritto poi Lord Byron, “aveva intrattenuto speranze troppo ottimistiche di fama letteraria”.
Questo Byron ci sembra proprio la personificazione di Dracula. Paura.

FONTE | http

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