Society
di Simone Stefanini 9 Febbraio 2018

L’omaggio di Michelle Hunziker alle donne a Sanremo è stato avvilente

Il palco di Sanremo è stato teatro di un flashmob in difesa delle donne, ma sembra che in Italia non si esca dall’assunto donna = mamma. Peccato.

Dispiace, dispiace, dispiace dover parlare così di un’iniziativa come quella di Michelle Hunziker sul palco del Festival di Sanremo, che grazie  l’hashtag #IoSonoQui sensibilizza l’opinione pubblica sulla lotta agli abusi e alle violenze sulle donne. È una battaglia importantissima, combattuta in molte parti del mondo, che ha acquisito forza grazie al movimento #metoo e al memorabile discorso di Oprah Winfrey durante l’ultima edizione dei Golden Globes. Vi ricordate? “Their time is up!”, il loro tempo è finito, rivolto ai predatori che nell’industria dello spettacolo hanno abusato per anni delle donne. Standing ovation, milioni di condivisioni social da tutto il mondo e tutti a cercare su Google il nome di Recy Taylor, per saperne di più sulla donna nera che negli anni ’40 è stata rapita e violentata da sei uomini bianchi che non sono stati processati neanche dopo la coraggiosa denuncia.

Brividi vero? Di certo la questione femminista è sull’agenda di ogni spettacolo che abbia un vasto pubblico ed è lodevole per Michelle Hunziker farsi portavoce del messaggio. Nessuno si aspetta dal palco di Sanremo una storia toccante e drammatica, anche se in passato ce ne sono state eccome. Già il fiore appuntato sul petto negli abiti di donne e uomini del Festival vale una riflessione, così come i molti uomini che dal palco dicono “Questa è una battaglia che dobbiamo combattere noi per primi”.

Lodevole quindi, salvo cadute nel baratro della retorica del ventennio: le donne in Italia sono tutte mamme. Non si scappa da questo assunto, neanche quando si parla dei diritti di tutte le donne, quindi anche delle bambine, delle adolescenti, delle single, di chi decide di non avere figli, delle bisessuali, delle trans, delle lesbiche, di chi non può avere figli, delle vedove, delle anziane, di quelle che, nel pieno dei loro diritti, odiano il pensiero dei figli che corrono per casa e non si sentono fattrici, garage di prole.

 

 grab da Raiplay

 

Ecco cos’è successo sul palco dell’Ariston, quando l’ora è già tarda e Claudio Baglioni ha già riscosso un miliardo di euro di SIAE: entra la Hunziker e canta gli estratti da due canzoni di Gianna Nannini: I maschi e Bello e impossibile. Dalla platea si alza una donna che la contesta fintamente, attribuendole la colpa di parlare dei maschi quando invece le donne sono mamme, come se le femministe fossero tutte invasate che alla parola maschio s’incazzano.

Altre due dalla platea si alzano e iniziano a cantare un pezzo di Baccini che recita “Le donne di Napoli sono delle mamme”. A me che donna e mamma non sono, mi è venuta voglia di non fare figli e di togliere il saluto anche ai nipoti. Come avrete capito si tratta di un flashmob organizzato un po’ alla carlona in cui varie donne salgono sul palco con la Hunziker per cantare pezzi delle seguenti canzoni: Le donne lo sanno di Ligabue (maschio), Acqua e sapone degli Stadio (maschi e il testo oltretutto parla della fascinazione maschile per la donna bambina), Non sono una signora di Loredana Berté (scritta da Ivani Fossati, maschio). Mancavano solo Donne dududu e Siamo donne, oltre alle gambe c’è di più.

 

 Grab da raiplay

 

L’imbarazzo si fa Super Sayan quando Michelle canta O mia bela madunina e dice alle altre ragazze: “Ho capito vero? La Madonna è la mamma di tutte le mamme”. Qui mi scuso con la Madonna, sul momento l’ho bestemmiata, ma anche lei avrà capito che il limite irraggiungibile era stato superato. Parlavamo per caso di mamme? Parte Viva la mamma di Bennato (maschio), poi La donna cannone di De Gregori (maschio), Gli uomini non cambiano di Mia Martini (scritta da Bigazzi, Falagiani, Dati, maschi), La fata di Bennato (maschio) per culminare con quell’apoteosi di paternalismo travestito da canzone verità che è Quello che le donne non dicono di Ruggeri (maschio). La ricordate vero? Quella sulle donne che si struggono per le lettere d’amore, che sono dolcemente complicate, che cambiano per piacere a chi c’è già o a chi potrà arrivare, che sono piuttosto deluse che i playboy non si prodighino più in complimenti, ma se i maschietti portano delle rose, diranno sempre sì.

Il target progressista istruito dei Golden Globes americani differisce del tutto dal nazionalpopolare di Sanremo, ma sembra che il siparietto sia stato creato cercando su Google “canzoni con la parola donne nel testo”. Purtroppo, canzoni così famose sulle donne scritte da autrici femmine non ce ne sono poi tante, ma immaginate una grande artista come Nada mentre canta Senza un perché (già colonna sonora di The Young Pope) o Carmen Consoli che rivendica il diritto di sentirsi Confusa e felice, fino a chiamare sul palco tutta la nuova leva di autrici che parte da Francesca Michielin e arriva a Levante, tirando dentro nuovi talenti come Giorgieness, Verano, Any Other, Maria Antonietta e tutte altre ragazze che in Italia suonano e cantano le loro storie.

 

 Grab da raiplay

 

Ripetiamo: purtroppo. È un’occasione sprecata che avrebbe potuto avere una risonanza diversa, di più ampio respiro, invece si è trasformata nell’ennesima riprova che in Italia le donne contano solo se sono mamme, mentre le altre sono da convertire alla causa.

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