Alessandro Nesta riparte dall’Avellino, una panchina pesante, in una piazza calda, con l’idea di dare seguito al cammino chiuso con i playoff del campionato cadetto.
La notizia è arrivata in mattinata, con una nota dell’Us Avellino 1912 pubblicata sui canali del club. Poche righe, tono istituzionale, ma il peso della scelta è evidente: “L’Us Avellino 1912 è lieta di comunicare di aver affidato l’incarico di allenatore della prima squadra, per la stagione 2026/2027, a mister Alessandro Nesta”, ha scritto la società.
Nesta ha firmato un contratto biennale con l’Avellino, valido fino al 30 giugno 2028. Non una soluzione di passaggio, dunque, ma un incarico pensato per aprire un percorso. In Irpinia, dove il calcio si vive senza troppi filtri, l’arrivo di un nome così forte ha già fatto discutere tifosi e addetti ai lavori. Il punto, però, è semplice: l’Avellino cercava un tecnico che conoscesse la Serie B. E Nesta, quella categoria, l’ha già attraversata.

Nesta torna in Serie B dopo la retrocessione con il Monza
Per Alessandro Nesta è una ripartenza. La stagione 2024/2025, alla guida del Monza in Serie A, si era chiusa con la retrocessione del club brianzolo. Un passaggio difficile, inevitabilmente pesante nel giudizio sportivo, ma non isolato in una carriera da allenatore fatta di tappe diverse e non sempre lineari.
La panchina dell’Avellino gli offre ora una nuova occasione in un campionato meno esposto della Serie A, ma spesso più complicato da maneggiare. La Serie B è fatta di equilibrio, trasferte lunghe, partite chiuse, dettagli. Una seconda palla, un calcio piazzato, un episodio all’87’. Non basta il nome, e Nesta lo sa bene. Lo ha imparato tra Perugia, Frosinone e Reggiana, quando ogni giornata diventava un esame.
L’Avellino arriva da una stagione chiusa con la partecipazione ai playoff di Serie B. Un dettaglio che alza le aspettative, anche se la società non ha indicato obiettivi precisi nella nota ufficiale. Il segnale, però, è chiaro: affidare la squadra a un allenatore con esperienza nella categoria e con un profilo in grado di dare peso allo spogliatoio.
Dalla Lazio campione d’Italia alla panchina: il percorso di Nesta allenatore
Il nome di Nesta resta legato prima di tutto alla sua storia da calciatore. Romano, cresciuto nella Lazio, fu il capitano della squadra dello scudetto 1999/2000, l’ultimo titolo italiano del club biancoceleste. Difensore elegante, essenziale, lontano dalle parole inutili. Nel 2006 fece parte anche dell’Italia campione del mondo di Marcello Lippi, pur frenato durante quel Mondiale da problemi fisici.
Poi è arrivata la panchina. Un’altra vita, più lenta da costruire e meno immediata nei riconoscimenti. Nesta ha cominciato lontano dai riflettori italiani, negli Stati Uniti, prima di rientrare nel nostro calcio e misurarsi con squadre e piazze non semplici. Il Perugia gli ha dato una delle prime vere prove in Serie B, poi sono arrivati Frosinone e Reggiana, passaggi che hanno contribuito a definirne il profilo.
Non è un allenatore da slogan o da dichiarazioni a effetto. Piuttosto un tecnico che ha cercato ordine, attenzione difensiva, gestione degli spazi. Ad Avellino troverà un ambiente caldo, diretto, esigente. Il Partenio-Lombardi, nelle giornate giuste, spinge forte. In quelle difficili, sa anche farsi sentire.
Lo staff tecnico per la stagione 2026/2027
Con Nesta arriva anche lo staff tecnico dell’Avellino per la stagione 2026/2027, già indicato nel comunicato del club. Il viceallenatore sarà Lorenzo Rubinacci. I collaboratori tecnici saranno invece Massimo Lo Monaco e Vincenzo Varrica.
Il preparatore atletico sarà Luca Morellini, figura importante in un campionato lungo e logorante come la Serie B, tra inverno, turni ravvicinati e trasferte. L’allenatore dei portieri sarà Raffaele Clemente, mentre il ruolo di match analyst è stato affidato a Federico Soldano.
Da qui comincia il lavoro vero: mercato, ritiro, prime amichevoli, gerarchie da costruire. Nesta riparte da Avellino con un contratto di due anni e una categoria che conosce bene. Per l’ex capitano della Lazio è una nuova chance. E, forse, una delle più delicate della sua carriera in panchina.





