Un 82enne di Roma è rimasto al telefono per quasi dodici ore, tra la notte e la mattina di martedì 9 giugno 2026, con due uomini che cercavano di convincerlo a consegnare denaro per una presunta vicenda giudiziaria. Una classica truffa del falso carabiniere, fermata prima che fosse troppo tardi grazie al sospetto degli impiegati di banca e all’intervento della polizia di Stato.
La telefonata del falso carabiniere e la richiesta di denaro
Tutto è iniziato con una chiamata arrivata al telefono di casa dell’anziano, in un quartiere di Roma che gli investigatori non hanno indicato nelle prime informazioni diffuse. Dall’altra parte, secondo la ricostruzione degli agenti, c’era un uomo che si sarebbe presentato come un carabiniere. Voce sicura, modi rassicuranti. Poi il messaggio studiato per spaventare: l’82enne sarebbe stato coinvolto in una non meglio precisata causa giudiziaria e, per chiudere in fretta la faccenda, avrebbe dovuto pagare una somma di denaro.
Il meccanismo era quello, ormai noto, delle truffe agli anziani: urgenza, paura, una divisa evocata al telefono e la pressione a non perdere tempo. Il senso della telefonata sarebbe stato: bisogna sistemare subito. Gli investigatori, però, non hanno diffuso frasi virgolettate. L’uomo, scosso e confuso, almeno all’inizio ha creduto a quella storia. Così è uscito di casa per provare a prelevare il contante richiesto.

Dodici ore al telefono per piegare la vittima con la stanchezza
Il primo intoppo per i truffatori è arrivato davanti al bancomat. L’anziano è riuscito a ritirare solo una parte della somma, perché il limite giornaliero del conto non permetteva altri prelievi. A quel punto i due uomini, invece di mollare, avrebbero cambiato tattica. Lo hanno tenuto al telefono per tutta la notte, continuando a parlargli, a dargli istruzioni, a tenerlo sotto pressione.
Una maratona forzata. Secondo quanto emerso, la vittima è rimasta agganciata alla conversazione per circa dodici ore. Dall’altra parte della linea, i presunti truffatori cercavano di portarla allo sfinimento. Non solo paura, quindi. Anche stanchezza, isolamento, impossibilità di fermarsi un attimo e chiedere consiglio a qualcuno. È uno schema ricorrente nelle truffe telefoniche: impedire alla persona presa di mira di ragionare con calma e di chiedere aiuto.
Quando il bancomat ha continuato a bloccare nuovi prelievi, all’82enne è stata indicata un’altra strada: andare direttamente allo sportello e chiedere altro denaro in contanti. Una scelta rischiosa per i truffatori. Ed è proprio lì che il piano ha cominciato a crollare.
Il sospetto degli impiegati di banca e l’allarme alla polizia
Entrato in banca nella mattinata, l’anziano ha chiesto di ritirare altro contante. La richiesta, per come è stata fatta e per le condizioni dell’uomo, ha insospettito gli impiegati della filiale. Non è un dettaglio da poco: in molti istituti il personale viene formato a riconoscere possibili raggiri ai danni di persone fragili o sole. Una somma richiesta all’improvviso, un cliente agitato, una spiegazione che non torna. A volte basta questo.
Quando gli hanno chiesto il motivo del prelievo, l’82enne ha raccontato della telefonata ricevuta dal sedicente militare dell’Arma e di quella presunta vicenda giudiziaria da chiudere pagando. Gli addetti allo sportello hanno capito che qualcosa non quadrava. Il direttore della filiale, secondo la ricostruzione disponibile, ha chiamato la polizia di Stato, permettendo agli agenti di intervenire mentre la truffa era ancora in corso.
Da quel momento l’anziano, assistito e rassicurato, ha collaborato con gli investigatori. Un passaggio delicato. L’uomo ha continuato a seguire le indicazioni necessarie per consentire alla polizia di individuare chi sarebbe andato a ritirare il denaro. La consegna, nei piani dei truffatori, doveva avvenire a casa sua. Ma ad aspettarli non c’era soltanto lui.
L’arresto a casa dell’82enne e le misure disposte dal giudice
Quando i due uomini si sono presentati nell’abitazione dell’82enne, convinti di incassare il denaro, hanno trovato gli agenti. Sono stati bloccati e arrestati. Si tratta, secondo quanto riferito, di un 63enne originario di Catania e di un 34enne di Napoli. Durante l’intervento avrebbero opposto resistenza, un elemento che ha aggravato la loro posizione davanti all’autorità giudiziaria.
L’arresto è stato poi convalidato dalla magistratura, che ha disposto per entrambi l’obbligo di firma nei rispettivi Comuni di residenza. Le accuse precise saranno definite negli atti dell’inchiesta, ma il quadro ricostruito dagli investigatori ruota attorno alla tentata truffa ai danni dell’anziano e alla resistenza opposta al momento del fermo.
Il caso conferma quanto le truffe del falso carabiniere restino tra i raggiri più insidiosi, soprattutto in casa e al telefono. La raccomandazione delle forze dell’ordine è sempre la stessa: nessun appartenente alle istituzioni chiede denaro al telefono per risolvere procedimenti, incidenti o problemi giudiziari. In caso di dubbi, meglio chiudere la chiamata e contattare subito il 112 o una persona di fiducia. Anche solo per verificare. Stavolta, tra il limite del bancomat e l’intuizione degli impiegati, è bastato per fermare tutto.




