Il nodo è il nuovo limite del Costo del Lavoro Allargato, che potrebbe costringere questi club a un mercato a saldo zero nella sessione estiva. La notizia, anticipata da Calcio e Finanza e rilanciata dal Corriere dello Sport, riporta in primo piano un tema che in Serie A conta sempre di più: la tenuta dei bilanci. E per alcune società, questa volta, lo spazio di manovra si è ridotto parecchio.
CLA, il nuovo tetto stringe: che cos’è il Costo del Lavoro Allargato e perché la soglia 2026 a 0,7 cambia tutto
Il parametro finito al centro dei controlli è il CLA, Costo del Lavoro Allargato. In sostanza, misura il rapporto tra quanto un club spende per il personale sportivo e quanto incassa. Dentro ci finiscono stipendi, ammortamenti dei cartellini e commissioni; dall’altra parte pesano i ricavi da diritti tv, sponsorizzazioni e attività commerciali. Il punto è questo: per l’estate 2026 la soglia è scesa da 0,8 a 0,7. Un taglio netto, che rende le regole più rigide e abbassa la libertà di spesa.
La verifica viene fatta sui dati aggiornati al 31 marzo 2026. In teoria il controllo sarebbe dovuto scattare entro il 31 maggio, ma quest’anno, cadendo il termine in un giorno festivo, tutto è slittato a lunedì 1° giugno. Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. È da lì, infatti, che si definiscono i vincoli per il mercato estivo. E chi resta fuori dal parametro rischia di non potersi muovere con mano libera.
Lazio in prima fila, ma non è sola: i quattro club sotto osservazione dopo il 1° giugno
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, i club che rischiano di non rientrare nella soglia dello 0,7 sarebbero quattro: Lazio, Monza, Venezia e Sassuolo. Il caso più seguito è quello della società biancoceleste, anche per quanto accaduto di recente. La Lazio di Claudio Lotito, già nell’estate 2025, si era trovata davanti a una stretta ancora più pesante, con un mercato di fatto bloccato. Stavolta lo scenario cambia nei dettagli, ma non nella sostanza: prima di spendere, bisogna capire che margine lasciano davvero i conti.

Per Monza, Venezia e Sassuolo il tema fa meno rumore, ma resta delicato allo stesso modo. I controlli della FIGC non guardano al blasone, guardano ai numeri. E i numeri, se saranno confermati, dicono che queste società potrebbero essere costrette a muoversi entro limiti molto stretti. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali definitive sui singoli scostamenti, quindi il quadro resta legato alle ricostruzioni della stampa specializzata. Il segnale, però, è chiaro: con il nuovo tetto basta poco per finire oltre soglia.
Saldo zero, come cambia il mercato: prima vendere, poi comprare
Il mercato a saldo zero non vuol dire blocco totale, ma una limitazione concreta sì. Tradotto: un club che supera il parametro può comprare solo dopo aver prodotto entrate dello stesso livello, di solito attraverso cessioni, risparmi sul monte ingaggi o altre operazioni capaci di abbassare il costo complessivo. La logica è semplice: prima vendere, poi comprare. Un meccanismo che pesa sui tempi delle trattative, sulle strategie e anche sulla forza contrattuale delle società coinvolte.
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Per una squadra come la Lazio, che deve preparare la nuova stagione in anticipo, partire con questo vincolo significa sedersi al tavolo sapendo di avere meno margine. E nel mercato, quando gli altri se ne accorgono, tutto cambia. Cambia il prezzo dei giocatori in uscita, cambia quello dei profili in entrata. Si può lavorare su prestiti, formule dilazionate, scambi. Ma il recinto resta quello. Nella scorsa stagione una situazione simile aveva riguardato anche il Napoli, che a gennaio era stato sottoposto a una limitazione più leggera, sempre legata all’equilibrio tra entrate e uscite.
Le mosse per evitare il blocco: aumento di capitale, versamenti soci e riserve di utili
Le regole FIGC prevedono comunque alcune strade per evitare o alleggerire il vincolo. La prima è l’intervento diretto della proprietà, attraverso un aumento di capitale oppure con versamenti soci destinati a coprire le perdite. È la via più rapida quando l’azionista decide di rafforzare il club. Ma non è l’unica. Dopo le contestazioni emerse nella scorsa stagione, soprattutto da parte del Napoli, la disciplina è stata in parte ritoccata.
Oggi, infatti, si possono usare anche le riserve di utili presenti nel patrimonio netto, a patto che siano distribuibili ai soci. È una novità tecnica, ma con effetti molto concreti, perché dà una leva in più alle società che negli anni scorsi hanno accumulato risorse. Resta da capire quali club potranno davvero percorrere questa strada e fino a che punto. Per la Lazio, così come per Monza, Venezia e Sassuolo, le prossime settimane serviranno proprio a questo: misurare i margini, capire se mettere mano ai conti oppure affrontare un’estate di operazioni prudenti. Il mercato, di fatto, deve ancora cominciare. Ma per qualcuno è già partito con il freno tirato.




