TV e Cinema
di Denise Penna 3 Maggio 2016

Da “Il giglio nero” a “The Boy”, gli 11 bambini più spaventosamente malvagi del cinema horror

Una terrificante lista di diabolici piccoli protagonisti sul grande schermo

Miko Hughes in Pet Sematary (1989)  Miko Hughes in Pet Sematary (1989)

 

Una primavera da brividi quella che si appresta ad invadere gli schermi italiani e a terrorizzare gli adoratori dell’horror. Tra i numerosi titoli tra cui scegliere – e c’è davvero l’imbarazzo della scelta – c’è una piccola e interessante scommessa, The Boy di William Brent Bell (Stay Alive), in cui una giovane babysitter si trova a dover badare al figlio di un’anziana coppia.

Peccato che il pargolo non sia esattamente “umano”, bensì una bambola a grandezza naturale che prende vita e si diverte a sparire e riapparire all’improvviso. In questo il film, Bell è abile nell’interpretare una delle paure fondanti del genere horror, generata nel momento in cui qualcosa di apparentemente inanimato si anima oppure, volendo estendere il concetto, qualcosa che ci sembra familiare diventa sorprendentemente minaccioso.

La pellicola rielabora poi anche un altro concetto classico del genere horror, che spesso in passato ha raccontato il mondo dell’infanzia privandolo dalla sua patina di candida innocenza. Vediamo un po’ di bambini cattivi…

Il giglio nero (The Bad Seed, Mervyn Leroy, 1956)

Nell’era del perbenismo di Eisenhower, la bionda Rhoda, prototipo della figlia perfetta di estrazione borghese, uccide a sangue freddo per puro spirito di competizione. Si capirà alla fine che “buon” sangue non mente.

 

Il villaggio dei dannati (Village of the Damned, Wolf Rilla, 1960)

I terribili bambini albini che uccidono con il loro sguardo fiammeggiante sono diventati ormai figure di culto. E l’inquietante pellicola di Rilla, in suggestivo bianco e nero, viene ripresa da John Carpenter nel 1995 in un interessante remake con Christopher Reeve.

 

Suspence (The Innocents, Jack Clayton, 1961)

Altro raffinatissimo capolavoro in bianco e nero. Clayton mette su schermo Giro di vite, racconto gotico di Henry James, in cui una giovane governante viene assunta per badare a due bambini di una ricca famiglia. Ben presto, la donna realizzerà che i comportamenti inquietanti dei piccoli sono provocati da due fantasmi: realtà o scherzi della suggestione? Nei panni della protagonista Deborah Kerr.

 

Operazione Paura (Mario Bava, 1966)

In un villaggio della Transilvania le morti si susseguono a causa di una maledizione: il fantasma della piccola Melissa Graps – morta per la negligenza dei suoi concittadini – però torna dall’Aldilà per vendicarsi. Il maestro del gotico all’italiana Mario Bava terrorizza gli spettatori grazie a questa suggestiva figura di bianco vestita, che sarà ripresa da Fellini, due anni dopo, nel suo Toby Dammit, terzo episodio del film corale Tre passi nel delirio.

 

Rosemary’s Baby (Roman Polanski, 1968)

Celeberrimo horror di inizio New Hollywood, periodo spartiacque per la storia del cinema, in cui il bambino mostruoso causa problemi ancor prima di venire al mondo. Spaventoso e claustrofobico, con un alone di pessimismo alimentato dall’omicidio di Sharon Tate, moglie di Polanski, uccisa da Charles Manson poco dopo l’uscita della pellicola.

 

Ma come si può uccidere un bambino? (¿Quién puede matar a un niño? di Narciso Ibañez Serrador, 1976)

Horror spagnolo girato totalmente alla luce del giorno. Su un’isoletta a largo della Spagna, tutti i bambini hanno ucciso gli adulti senza apparente motivo e successivamente martoriato i loro corpi. A fare la macabra scoperta, una coppia di ignari turisti inglesi. Davvero interessante la sequenza documentaristica iniziale, fornita dal regista per “giustificare” in qualche modo le azioni dei piccoli killer e suggerire spunti di riflessione agli spettatori. Oggetto di remake nel 2012 (Come Out and Play), il film è una vera e propria perla da ripescare per gli amanti del genere.

 

La spina del diavolo (El espinazo del diablo, Guillermo del Toro, 2001)

Altro horror spagnolo ambientato agli albori della Guerra Civile. L’undicenne Carlos finisce in un orfanotrofio dove si aggira il fantasma di un bambino, con lo scopo di vendicarsi del suo assassino e proteggere i suoi compagni. È il film che ha consacrato il talento di Del Toro.

 

Omen (John Moore, 2006)

Remake di un gioiello del 1976 che ne riprende l’ideale cospirazionista e apocalittico, Omen rivive ai giorni nostri con un interessante richiamo all’attualità. Il figlio di un diplomatico statunitense altri non è che l’Anticristo, venuto al mondo per potersene impadronire. Interessante la scelta del piccolo protagonista (Seamus Davey-Fitzpatrick) capace di raggelare lo spettatore.

 

Them – Loro sono là fuori (David Moreau, Xavier Palud, 2006)

Un buon esempio della new wave horror francese, ambientato in Romania: una coppia che vive nelle periferie di Bucarest vive un incubo senza fine a causa di alcuni bambini della zona, desiderosi di “giocare con loro”. Ancora una volta, il gioco diviene un perverso rituale di morte.

 

Halloween – The beginning (Rob Zombie, 2007)

Interessante reboot del celebre slasher di John Carpenter del 1978. Rob Zombie scava in maniera approfondita nella psiche di Michael Myers, spietato killer fin dalla tenera età, dipingendo uno spaccato familiare fatto di abusi e violenze. Nel ruolo del dottor Loomis, che all’epoca fu di Donald Pleasence, il leggendario Malcolm McDowell (l’Alex DeLarge di Arancia Meccanica).

 

Bonus: Pet Sematary (Mary Lambert, 1989)

Stephen King ci porta in cimiteri indiani dove i defunti tornano in vita. Ma dall’altro mondo tutte le creature tornano cambiate, e sconfiggere la morte è solo un’illusione. Con uno spaventoso Miko Hughes.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20x30 cm Edizione limitata di 40 esemplari DEM Come un moderno alchimista, DEM crea personaggi bizzarri, creature surreali abitanti di un livello nascosto nel mondo degli umani. Eclettico e divertente, attraverso muri dipinti, illustrazioni e installazioni ricche di allegorie, lascia che sia lo spettatore a trovare la chiave per il suo enigmatico e arcano mondo. Oltre ad avere vecchie fabbriche ed edifici abbandonati come sfondo abituale ai suoi lavori, DEM è stato anche ospite alla Oro Gallery di Goteborg e ha preso parte a esposizioni importanti come «Street Art, Sweet Art» (PAC, Milano), «Nomadaz» (Scion Gallery, Los Angeles), «Original Cultures» (Stolen Space Gallery, London) and «CCTV» (Aposthrofe Gallery, Hong Kong). Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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