Caso Evangelion: è giusto che Netflix si sia piegata alle polemiche dei fan?

Netflix ha tolto Neon Genesis Evangelion dal suo catalogo per correggere l’adattamento in italiano

Qualche giorno fa avevamo parlato della rivolta popolare, soprattutto via social, dei fan di Neon Genesis Evangelion a causa del nuovo adattamento in italiano ad opera di Gualtiero Cannarsi per l’edizione HD su Netflix. Termini impropri (Apostolo per Angelo, Maghi per Magi, Unità Prima per EVA01 tra gli esempi più lampanti) ma soprattutto l’utilizzo di una sintassi che non sembra neanche appartenere alla grammatica italiana, come potete sentire qui sotto.

Il nuovo adattamento ha generato gruppi di meme, ha fomentato gruppi già esistenti contro il precedente lavoro di Gualtiero Cannarsi come adattatore dei film dello Studio Ghibli per Lucky Red, l’immancabile petizione su Change.org e ha fatto venire allo scoperto il direttore del doppiaggio Fabrizio Mazzotta, che in un articolo de La Stampa si è detto perplesso sull’adattamento e sul significato delle frasi stesse.

Ogni giorno, puntualmente, sotto i post Facebook di Netflix, i fan hanno lamentato il silenzio del network riguardo le polemiche finché, poco prima di mezzogiorno, è uscito il tanto sospirato comunicato ufficiale di Netflix:

 Facebook

Al momento, sulla piattaforma di streaming più famosa in Italia, il titolo Neon Genesis Evangelion e i due film Death & Rebirth e The End Of Evangelion (tutti riadattati da Cannarsi) sono stati tolti dal catalogo e gli utenti possono solo salvarli nella lista delle cose da vedere, quando riappariranno col nuovo doppiaggio.

Un successo della mozione popolare che negli ultimi tempi ha alzato il tiro in modo esponenziale: prima la petizione firmata da più di un milione e mezzo di persone in tutto il mondo per far rigirare la stagione finale di Game of Thrones, ritenuta insoddisfacente da molti fan (a cui HBO non ha mai concesso una risposta), poi il casino scoppiato quando sono state pubblicate le prime immagini del film in live action di Sonic, col protagonista che più brutto non si poteva. In quel caso, visto il flop annunciato, la produzione ha deciso di rifare da capo il design del personaggio. Oggi, la vittoria dei fan sulla multinazionale.

Di fronte a questa mossa plausibile ma anche inaspettata, si apre una riflessione su quanto sia giusto che un colosso come Netflix si pieghi al volere popolare e quanto questa decisione possa costituire un pericoloso precedente, che potrebbe dare il la a shitstorm ogni qual volta una serie o un film semplicemente non incontri il gusto dei fan, ma c’è da fare qualche preambolo.

In questo particolare caso, il pubblico non si è espresso sull’opera originale ma su un adattamento che presentava difetti oggettivi e snaturava sia il significato di alcuni termini chiave, sia la lingua italiana in generale. Il fatto singolare, casomai, è che Netflix non si sia posta il problema di effettuare un controllo qualità adeguato per intervenire per tempo su un prodotto diventato difficilmente fruibile sia dai vecchi fan, sia dal nuovo target formato dalle generazioni nate dopo gli anni ’90, che potrebbero aver lasciato Neon Genesis Evangelion dopo i primi episodi.

Per sua stessa natura, NGE è un enigma. L’ha definito così Hideaki Anno, il suo ideatore e la ragione è dalla sua: una serie tv da 26 episodi pieni di citazioni religiose e deliri psicologico/sessuali in un clima da Armageddon di cui, già ai tempi della sua messa in onda, i fan non amarono la fine a tal punto da mettere lo Studio Gainax nella posizione di girare un film, The End Of Evangelion, che sostituisse il finale originale, per poi tornare di nuovo sopra la storia con una quadrilogia di film (di cui deve sempre uscire l’ultimo) che ne hanno riscritto la trama.

NGE è amato dai fan proprio per questa continua evoluzione e perché, di base, è la storia di un pugno di reietti della società, pieni di problemi e insicurezze, che tentano di impedire la fine del mondo (in più, è un trip/psicodramma di rare proporzioni).

Dunque, è giusta l’ingerenza dei fan nelle decisioni dei produttori di contenuti? Diciamo: solo quando è sensata. In questo caso lo è stata al punto da aspettarci che anche Lucky Red possa riconsiderare il doppiaggio dei capolavori dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki, spesso impossibili da seguire a causa delle frasi create da Gualtiero Cannarsi oppure resi ridicoli da scelte davvero di dubbio gusto, una fra tutte quella di rinominare lo Spirito della Foresta de La Principessa Mononoke col nome di Dio Bestia (ci perdonino i cattolici, immaginiamo i bambini urlare questo nome all’asilo dopo aver visto il film coi genitori, prelevati forzatamente dagli assistenti sociali).

Tutt’altra questione è quella legata al finale di Game of Thrones, che siamo d’accordo possa piacere o non piacere, ma lì si entra nel gusto soggettivo del pubblico, che non dovrebbe in alcun modo interferire con la realizzazione di un prodotto d’intrattenimento, solo decretare il successo commerciale o meno della proposta (a meno che non sia interpellato durante la realizzazione).

La decisione di Netflix appariva piuttosto obbligata e non staremo troppo a preoccuparci se costituirà un precedente pericoloso o meno: in questo caso sembra piuttosto la presa coscienza di un errore e la volontà di porvi rimedio. Ora non resta che attendere Neon Genesis Evangelion in italiano di nuovo su Netflix.

 

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