TV e Cinema
di Silvia Rossi 30 Dicembre 2015

Dario Argento: “La cosa che mi fa più paura è la realtà”

Abbiamo incontrato la leggenda vivente dell’horror per parlare di musica, serie tv e tecnologia

darioarg

È veramente difficile cercare di non cadere nei soliti luoghi comuni quando sai di dover incontrare Dario Argento, ma noi ce l’abbiamo fatta. “Lui è molto gentile, dice sempre di si a tutte le interviste” mi rassicura l’addetta stampa prima di fissarmi l’appuntamento,  “ l’unica cosa a cui tiene molto è la puntualità, se dice alle 3 devono essere le 3”. Beh, niente di impossibile insomma. Come gli dico però che fino a quando non gli ho dovuti studiare, i suoi film non li volevo nemmeno sentire nominare? Ecco magari non c’è proprio bisogno di dirglielo. Attualmente il maestro dell’horror è al lavoro per un film ma “come al solito si stanno palleggiando le responsabilità: io questo, tu quello” dichiara. La libertà che c’era negli anni ’70 e ’80 non c’è più, per non parlare dei soldi. Per ora è impegnato nella regia di opere liriche, sarà in Oman a dirigere Lucia di Lammermoor e sta pensando anche di scrivere per Mondadori un libro di fiabe oscure. Recentemente c’è stata la notizia del remake di Suspiria e pare che a dirigerlo sarà Luca Guadagnino, dalle dichiarazioni che il regista ha rilasciato al Festival di Venezia sappiamo che ambienterà la storia a Berlino nel 1977 (anno in cui uscì il film) e nel cast ci saranno Dakota Johnson e Tilda Swinton. Nella versione originale Argento ambientava la storia a Monaco.

 

suspiria, dario argento, horror  .Dal film “Suspiria” (1977) di Dario Argento

 

La nuova pellicola alla quale Argento starebbe lavorando potrebbe essere The Sandman l’horror movie con Iggy Pop che con Indiegogo (uno dei più grandi siti di crowfunding e fundraising) ha raccolto circa 195 mila dollari. Si tratterebbe di una sceneggiatura originale scritta come una sorta di omaggio al regista e ispirata ai suoi film. Una storia terrificante che racconta di un assassino che amava strappare gli occhi alle sue vittime. Il tutto ha inizio durante la notte di Natale quando un bambino vede uccidere sua madre proprio da Sandman.

 

 

Ecco diciamo che la scelta di Iggy Pop ci incuriosisce parecchio, ma d’altra parte Argento è sempre stato molto vicino alla musica. È proprio dalla musica che parte la nostra intervista. Lo incontriamo in occasione dei 25 anni del Courmayeur Noir Fest, siamo in un albergo caldo, lui sceglie sempre quello anche se quest’anno è un po’ risentito che non ci sia il caminetto acceso. Fuori ci sono 10 gradi. “Quando ho cominciato a fare cinema ero un grande appassionato di musica, poi ho applicato questa mia passione anche al racconto di storie per immagini. Ho sempre pensato che la musica fosse fondamentale per raccontare una storia. Fin dal primo film che ho fatto dove fu Ennio Morricone a comporla, su sollecitazione mia. Fece una musica atonale, quasi alla Stockhausen che per l’epoca era molto bizzarra, infatti non fu molto capita. Non c’era tema, non c’era sinfonia, andava di per sé. Mi ricordo che quando la registrò con questi suoi maestri amici improvvisavano in continuazione, anche quando dicevano “ok questo teniamolo, rifacciamolo” era comunque un nuovo pezzo. Era bellissimo assistere a questa messa in scena di musica. In seguito ho lavorato anche con I Goblin, Brian Eno, Bill Wyman, si, la musica è sempre stata un personaggio di ogni storia”.

 

Dario argento, horror, movie André Bakker - Un ritratto di Dario Argento di André Bakker

 

Il suo primo film L’uccello dalle piume di cristallo (1970), gli valse il Golden Globe come miglior opera prima. Da subito si fa notare per la notevole capacità tecnica e le intuizioni che divennero poi sue caratteristiche distintive: dal fermo immagine dei ricordi, all’uso del dolly. Oltre all’imposizione di figure e maniere poi riprese da tutto il thriller italiano del decennio, come il killer con l’impermeabile nero, guanti e cappello, le soggettive dell’assassino, le telefonate del maniaco con voce distorta, coltelli e rasoi. Sua anche la sceneggiatura. I protagonisti sono uno scrittore americano che involontariamente è testimone di un omicidio in una galleria d’arte e per questo verrà preso di mira insieme alla sua fidanzata dall’assassino. Gli facciamo notare che i suoi personaggi sono sempre legati al mondo dell’arte e gli chiediamo il perché.Si erano artisti, musicisti, scrittori, perché il mondo dell’arte mi è vicino. È quello che conosco forse meglio. Io non sono uno che frequenta tanto le persone, quindi gli altri mondi non li conosco bene. Non riuscirei a raccontare la vita di un avvocato ad esempio, mi riuscirebbe molto difficile. Mi interessano invece le vite dei poliziotti e dei giornalisti, perché quando facevo il giornalista seguivo anche la cronaca nera quindi conoscevo i poliziotti, sapevo la loro vita, come si comportavano. Da qui nascono le mie storie”.

 

dario argento, horror, cinema Movieplayer - Dal film “L’uccello dalle piume di cristallo” (1970) di Dario Argento

 

Siamo d’accordo tutti nel definire Profondo Rosso come il più abile dei film di Dario Argento, vero? I motivi sono vari, a partire dalla maestria che ha nell’attaccare deliberatamente i nervi dello spettatore e martellarlo con un montaggio quasi subliminale, cadenzato con la musica ipnotica del jazzista Giorgio Gaslini e dei Goblin. Vediamo scene di una violenza che non si scorda facilmente e un sadismo spaventoso. Il tutto girato con un intelligenza cinematografica definitiva. Comprese le note di ironia della sceneggiatura. Ma la storia del pianista e dell’omicidio della medium di Profondo Rosso non è l’unica a definire il talento di Argento.

 

profondo rosso  Dal film “Profondo Rosso” (1975) di Dario Argento

 

Tra i nostri preferiti ci sono Suspiria (1977), Tenebre (1983) e Phenomena (1984), il primo per la compattezza e il crescendo della suspense, il secondo per la sofisticatezza nella tecnica – ha usato la Louma che è una macchina da presa che fa cose pazzesche – e poi perché in una scena mozzava la mano alla futura Signora Berlusconi Veronica Lario e il terzo perché è una fiaba nera che unisce effetti speciali raffinati a tecniche artigianali molto efficaci e per la presenza della giovane Jennifer Connely. Andando più avanti negli anni perderà un po’ nella verosimiglianza eccedendo nella trascendenza, con dialoghi non più curatissimi come ci aveva abituato. Abbiamo provato a chiedere a lui cosa deve assolutamente avere un film horror per funzionare. Deve avere una storia. Poi i personaggi devono avere una psicologia profonda perché senza quella si fanno gli horror americani che non hanno spessore e sono tutti uguali. A differenza degli horror orientali che invece vanno a fondo nelle storie e nella mente dei protagonisti e dello spettatore, quelli si che sono interessanti. E poi deve essere girato con la macchina da presa. Per forza. Sembra banale ma è così che si fa cinema”.

 

Phenomena 7 Obscurendure - Dal film “Phenomena” (1984) di Dario Argento

 

Concludiamo il nostro incontro parlando di attualità e futuro e gli chiediamo il suo punto di vista sulla serialità. “Si, le serie sono importanti, hanno preso un po’ il posto del cinema perché ormai il pubblico vede poco, va sempre di meno in sala, ha perso l’abitudine. Vedere il film al buio sul grande schermo è un rito. Attualmente vince lo streaming, visto addirittura sullo smartphone e di conseguenza l’industria ha deciso di puntare più sulle serie televisive, questa è una cosa ineluttabile, non si può tornare indietro”. E se dovesse pensare a un suo vecchio film perfetto per diventare una serie? No non lo so, io ho fatto film nati per avere una sola vita, ma credo che proverò a lavorare su una serie”. Non volevo chiedergli quali fossero le sue paure ma non ho resistito nel domandargli se attualmente con l’orrore che stiamo vivendo nella quotidianità e l’inevitabile sentimento di paura che i fatti di cronaca ci portano ad avere, lo spaventi maggiormente la realtà o l’immaginazione. Ha risposto così, stringato e definitivo come in tutta l’intervista: A me fa più paura la realtà, al Dario Argento che fa cinema l’immaginazione”.

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Locandina de "Il Film del Concerto" di Andrea Laszlo De Simone

Locandina numerata e autografata del Film del Concerto di Andrea Laszlo De Simone con l'Immensità Orchestra, in triennale di Milano. L'illustrazione originale della locandina è a cura di Irene Carbone, illustratrice e fumettista torinese con studi alla Scuola Internazionale di Comics, dal 2015 nel duo creativo Irene&Irene e da tempo coinvolta nel progetto Andrea Laszlo De Simone per la realizzazione delle copertine dei dischi "Immensità" ed "Ecce Homo", i video d'animazione "11:43" e "Sparite Tutti", oltre ad aver ideato la creatività della cover digitale di "VIVO". Per “Il Film Del Concerto” ha realizzato a mano un'opera che riconduce al migliore immaginario cinematografico di Federico Fellini. L'opera sarà stampata in pochissime copie in edizione limitata, autografate dagli artisti.  
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