TV e Cinema
di Mattia Nesto 30 Marzo 2022

Drive My Car: que reste-t-il de nos Oscars?

Drive My Car ha trionfato come miglior film straniero agli Oscar. Bene, ma era il miglior film del 2021.

Drive my Car è figo pure qui  Drive my Car è figo pure qui

Quando ho visto per la prima Drive My Car di Ryūsuke Hamaguchi sono uscito dal cinema con la netta sensazione di avere appena assistito alla proiezione del miglior film dell’anno. E non perché l’interpretazione di Hidetoshi Nishijima è stata semplicemente incredibile, con una capacità di rendere le intermittenze del cuore del protagonista Yusuke Kafuku in maniera perfetta o perché la regia è stata di rara raffinatezza (appena pare impalpabile, trac, eccola lì la mano di Hamaguchi, con un dettaglio, un movimento di camera, una scelta di inquadratura) o per il fatto che la storia è lancinante. No, cioè sì anche per questi motivi ma Drive My Car, in un anno di pelle pellicole, è il migliore film dell’anno perché se dovessi immortalare con una sola immaginare il 2021 penserei proprio a questo film.

La storia di Yusuke, infatti, potrebbe essere esattamente la nostra storia. Magari le cose non sono andate proprio come nel film, anzi probabilmente non sono andate così e non ci sono lutti così gravidi di conseguenze che ci sono capitati. Tuttavia tutti, nessuno escluso, ha avuto qualche piccolo trauma che, volente o nolente, dovrà superare. Ecco se c’è una cosa che Drive My Car fa, con una selezione dei tempi e dei ritmi filmici praticamente perfetti, è mettere su pellicola l’elaborazione di un lutto e il superamento di un trauma da parte di un uomo adulto (senza dimenticare il contraltare/nemesi rappresentato da Kōji Takatsuki, interpretato dal gigantesco Masaki Okada). Per farlo, per compiere questa sua sorta di “discesa e risalita dagli inferi” Yusuke non dovrà auto-isolarsi come ha fatto da troppo tempo. Per cause di forza maggiore, anzi proprio per una stringente questione di salute, dovrà farsi accompagnare a lavoro, al lavoro come attore e regista teatrale da un’enigmatica ragazza, Misaki, impersonata da Tôko Miura.

Proprio questa relazione, basata sull’apparente incomunicabilità e incomprensibilità delle traiettorie biografiche, è il cuore e nucleo del film. Drive My Car ci dice, con tutta l’eleganza di questo mondo e in modo non banale che noi esseri umani siamo tutti uguali, per tutti quanti siamo accomunati dal dolore. Esattamente come in Licorice Pizza (qui la nostra recensione), dove si dice che “tutti amano, chi più chi meno”, in Drive My Car tutti soffrono e va bene così perché questo ci fa sentire più vicini agli altri. E, tornando al discorso precedente, se penso al 2021, un anno che ha voluto per molti dire continui “allontanamenti” forzati dalle persone a cui vogliamo bene. Se avevamo salutato il 2019 con Death Stranding e la sua poetica sui nodi e relazioni umane, il 2021 è stato l’anno di uno dei dolori più belli mai visti al cinema, ovvero quello di questo film. Per tutta questa serie di motivi sì, Drive My Car ha meritato l’Oscar di Miglior Film Straniero ma avrebbe pure meritato quello di Miglior Film dell’anno.

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