35 anni fa debuttava Lady Oscar, il cartone animato che ha sdoganato il gender negli anni ’80

Oggi un cartone animato del genere sarebbe possibile?

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Quando 35 anni fa apparse su Italia Uno il cartone animato Lady Oscar, tratto dal manga di Riyoko Ikeda, i ragazzi del tempo rimasero piuttosto scioccati. Era una storia in costume, ambientata nella Francia dell’Ancien Régime e della Rivoluzione Francese.

Gli intrighi a palazzo tra Luigi XVI e Maria Antonietta, quest’ultima molto amica di Oscar, il capo delle guardie reali. Di Oscar François De Jarjayes s’innamorano un po’ tutte e ne hanno ben donde: alto, bello, capelli biondi, portamento nobile. Eppure lui s’innamora di André Granadier, nipote della governante di palazzo e proletario. Quando anche l’altro lo ricambia, dopo poco muoiono durante i tumulti della rivoluzione.

 

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Un amore gay nel bel mezzo del conflitto di classe, dato in pasto ai bambini italiani degli anni ’80 dunque? Di più, perché Oscar in realtà è una femmina, sesta figlia del generale François Augustin Reynier de Jarjayes, un nobile realmente esistito, che decide, un po’ costretta in verità, di crescere come un maschio per dare alla famiglia una discendenza, come non è dato sapere.

Nel cartone animato, un nubifragio di modernità: quando Maria Antonietta scopre che Oscar è una femmina, rimane comunque innamorata dalla ragazza, alla faccia di Adinolfi.

Mentre in Giappone la serie tv si rivelò un clamoroso insuccesso, l‘Italia è stato il paese europeo in cui l’anime è stato trasmesso maggiormente, anche se più volte è stato decimato dalla censura, specialmente nelle scene più pruriginose. Sono state tagliate scene di prostituzione oppure rivelazioni scottanti sulle amanti femmine della regina, ma in sostanza, l’ambiguità della serie era palpabile.

 

 

Se in molti potrebbero non ricordarsi per filo e per segno la trama, tutti si ricorderanno certamente la sigla originale italiana, scritta da quel genio di Riccardo Zara e cantata da I Cavalieri del Re, nella voce solista di Clara Serina, riportata in auge da Paola Cortellesi nella sua imitazione del 2001 nel programma Libero. La canzone quell’anno scalò le classifiche italiane fino a entrare in top ten.

 

 

Appare veramente strano come una generazione cresciuta a cartoni animati riguardanti storie di identità sessuale diversa dal solito,  guardate coi genitori presenti, diventi poi una volta adulta così conservatrice. Lady Oscar, nonostante i molti riferimenti storici, ha una trama che parla d’amore, qualunque esso sia, che travalica l’identità di genere e la classe sociale in virtù della profondità del sentimento. Un cartone talmente famoso che oggi provocherebbe di sicuro interrogazioni parlamentari da parte degli esponenti meno progressisti, che ne vieterebbero la visione ai più piccoli.

In trent’anni abbiamo sviluppato una mentalità più chiusa rispetto a quella degli anni ’80, se ogni volta che c’è un bacio gay in tv, il giorno dopo si scomodano il Papa, le sentinelle in piedi, i politici e gli omofobi di Facebook. Forse avremmo dovuto prestare più attenzione alle nostre vere origini, di cui Lady Oscar fa ampiamente parte.

 

 

 

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