Flavio Bucci in "La proprietà non è più un furto"
TV e Cinema
di Simone Stefanini 18 Febbraio 2020

Morto Flavio Bucci, l’attore che viveva come una rockstar

È morto l’attore famoso per aver interpretato il pittore naif Antonio Ligabue nel famoso sceneggiato Rai

È morto nella sua casa a Passoscuro, a causa di un infarto, l’attore Flavio Bucci. 72 anni, una serie di personaggi indimenticabili e una vita che sembra quella di una rockstar. In una famosa intervista nel 2018, ammetteva: “La vita è una somma di errori, ho speso tutto in vodka e cocaina, solo di polvere avrò bruciato 7 miliardi, mi sparavo 5 grammi al giorno”, e ancora “E le donne, anche se per loro non così tanto, me la davano gratis. Io non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto. Mi chiedono spesso se l’alcol mi ha distrutto… ubriacarsi è bellissimo, al di là dei discorsi di morale, che io non ho. E poi cos’è che fa bene? Lavorare dalla mattina alla sera per arricchire qualcun altro?“.

Uno stile di vita che l’ha portato a ridursi in povertà e ad abitare in una casa famiglia. Prima del conto, Flavio Bucci è stato uno degli attori più bravi del nostro Paese, con delle performance da brividi: protagonista de La proprietà non è più un furto di Elio Petri del 1973, indimenticabile interprete del pittore Antonio Ligabue nello sceneggiato televisivo di Salvatore Nocita del 1977, Daniel il pianista cieco in Suspiria di Dario Argento del 1977, Don Bastiano ne Il Marchese del Grillo di Mario Monicelli (1981), fino ad arrivare al personaggio di Franco Evangelisti, uomo di fiducia di Giulio Andreotti nel film Il divo di Paolo Sorrentino (2008). Il suo ultimo film è La cornice di Nour Aya (2018).

Grande attore anche in teatro, Bucci ha interpretato tra le altre Opinioni di un clown di Heinrich Böll; Le memorie di un pazzo; Uno, nessuno e centomila; Il fu Mattia Pascal Chi ha paura di Virginia Woolf? e Riccardo III. Ha doppiato anche John Travolta ne La febbre del sabato sera e Grease.

Flavio Bucci in Ligabue wikimedia - Flavio Bucci in Ligabue

Una vita dedicata alla passione e al vizio, che non riteneva affatto dispregiativo. “Io sono come sono”, concludeva la famosa intervista, Non mi voglio assolvere da solo e non voglio nemmeno andare in Paradiso“.

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