TV e Cinema
di Mattia Nesto 22 Dicembre 2016

Perché dovremmo guardare per l’ennesima volta SOS Fantasmi

La più bella rivisitazione del Canto di Natale di Dickens?

 

SOS Fantasmi (titolo originale Scrooged) è un film del 1988 di Richard Donner per la sceneggiatura di Mitch Glazer, con un titanico Bill Murray a fare da protagonista. Si tratta di uno dei tentativi meglio riusciti, da un lato di ribaltare il classico racconto de Il Canto di Natale di Charles Dickens e, dall’altro, di affermare i più puri sentimenti natalizi. In un continuo saliscendi tra sarcasmo urticante e sentimentalismo molto anni Ottanta, SOS Fantasmi è un film ancora oggi splendido da rivedere perché, tra un’ingenuità di troppo e formidabili colpi di genio, è una storia piacevolissima che, come si diceva una volta, “piacerà a grandi e piccini”.

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Se La Vita è meravigliosa è l’Iliade dei film di Natale e Una Poltrona per due è l’Odissea, SOS Fantasmi è l’Eneide, ovvero l’archetipo narrativo più tardo, ricco di influenze del primo come del secondo ma che, proprio per il fatto di venire dopo e di trattare la materia con una grande manciata di ironia, è tutto da riscoprire.

La storia è la classica storia di caduta e redenzione di uno yuppie interpretato giustappunto da Bill Murray. Francis Xavier Cross, questo il suo nome, è il “più giovane direttore di un network televisivo”, la IBC ed è veramente una persona sgradevole: tratta malamente i sottoposti, sacrifica gli affetti e la famiglia in nome del lavoro e tutte le relazioni interpersonali sono volte soltanto al più puro guadagno. Neppure il clima natalizio lo smuove, impegnato com’è nel realizzare uno spettacolo dal vivo su Il Canto di Natale di Dickens, con tanto di fondali, set di cartone, ballerine e costumi d’epoca. Però si sa la Vigilia di Natale è sempre un momento molto particolare e per Cross è giunta l’ora di ricevere la visita dei consueti tre fantasmi: uno dal passato, uno del presente e l’altro dal futuro.

Lo scarto, il vero fascino di questo film, però sta nel continuo citazionismo di serie, modi di dire e film che serpeggia nella sceneggiatura, in un continuo movimento a distruggere e ricodificare il (quasi) incrollabile mito del Natale americano.

Qui di seguito i dieci motivi perché è bene che lo riguardiate al più presto.

1) La rivisitazione de Il Canto di Natale

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È inutile: nonostante sia una storia in fondo abbastanza semplice, abbastanza banale e abbastanza per bambini, Il Canto di Natale di Charles Dickens (che ha scritto, ça va sans dire, anche cose migliori) possiede oggi un fascino micidiale per tutti noi. E lo possiede ancora di più quando viene rivisitato in maniera umoristica. Bill Murray è un Ebenezer Scrooge moderno che antepone gli indici di gradimento al proprio cuore e che non si fa problemi se, a causa di un trailer un po’ troppo spinto e pauroso, provoca la morte per infarto di una vecchina. E in tutto il film sarà continuo il dialogo tra antico e moderno: basti notare come il taxi guidato dal fantasma del natale passato si chiami Belle, proprio come la donna amata e poi abbandonata, a scapito del guadagno, dallo stesso Scrooge.

 

2) Il lato oscuro degli anni Ottanta

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In questo film, anche se sempre con una levità di toni e in maniera parodistica, si trattano anche temi di una certa importanza. Infatti si pone sullo schermo tutta una serie di contraddizioni in seno alla società americana che, alla fine degli anni Ottanta, sta vivendo il tramonto della stagione del “rampantismo degli yuppies”. È una società fortemente diseguale dove, per uomini in giacca e cravatta, quasi sempre bianchi, che pranzano in ristoranti esclusivi, vi sono per le strade delle città poveri e senza tetto. Si affronta poi la tematica degli indigenti e dell’accoglienza che si può dare a queste persone in difficoltà, in una società fortemente concorrenziale come quella americana. Insomma commedia sì, divertente pure, ma non così tanto stupida.

 

3) Effetto Notte in salsa televisiva

Avete presente quel capolavoro assoluto che è Effetto notte (il cui, meraviglioso, titolo originale è La Nuit américaine), film di François Truffaut del 1973? Beh, correndo il rischio di suonare blasfemi, da un certo punto di vista SOS Fantasmi è un Effetto Notte in salsa televisiva. Se infatti Truffaut parla dei retroscena e dei dietro le quinte durante la realizzazione di un film, Richard Donner, tratta della realizzazione di uno show in diretta televisiva, con ballerini, truccatrici, cameraman, voce narrante e attori vari. L’atmosfera che si respira è molto particolare con telecamere che entrano spesso in campo, fondali che sono presentati per quello che sono e attori che, svestendo i panni dei personaggi da loro interpretati, non sono altro che semplici esseri umani.

 

4) I capelli di Bill Murray

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Per tutto il film assistiamo a continui cambi di pettinatura di Bill Murray. Certo, una buona parte della storia è ambientata nel passato, e vedere il giovane Cross fare lo stagista nel 1968 con una zazzera di capelli ricci ci può anche stare. Quello che, in fondo, ci sta meno è come Bill Murray non sia stato minimamente ringiovanito col trucco. Come se non bastasse per tutto il film sarà così: Cross impazzisce per le visite dei fantasmi? I capelli fluttueranno nel vento come entità ectoplasmatiche. Cross si arrabbia con i suoi dipendenti? E allora i suoi capelli saranno più tirati all’indietro e imbrillantinati che un trafficante portoricano. Quando si dice la magia del cinema… e dei parrucchieri!

 

5) Le facce di Bill Murray

Non sarebbe un film di Bill Murray senza “le facce di Bill Murray”. Infatti quando c’è lui si ha sempre come la sensazione che ad un certo punto venga lasciato completamente libero da obblighi di copione e possa dare massimo sfogo alla sua “sana follia” da attore. Le faccette, i movimenti e gli irresistibili balli e balletti di questo film sono l’ennesima consacrazione dell’assoluto talento attoriale, senza freni, di Murray.

 

6) Le battute in stile Saturday Night Live

Il Saturday Night Live è importante per comprendere appieno SOS Fantasmi. Infatti lo sceneggiatore del film è Mitch Glazer che, assieme al collega Michael O’Donoghue, aveva lavorato con Bill Murray proprio nel SNL. E questa patina da grande show televisivo la si respira praticamente ogni istante nel film, con battute, gag e situazioni in puro stile SNL. Umorismo caustico, battute al vetriolo e rinuncia al politicamente corretto: tutti ingredienti per un grande film, oltre che per un grande show!

 

7) David Johansen tassinaro

Ad interpretare il fantasma del Natale passato, descritto come un tassista che fuma costantemente il sigaro e non si cura troppo del codice stradale, è stato chiamato David Johansen, leader e cantante dei New York Dolls.

 

8) I fantasmi

Detto di David Johansen, occorre spendere due parole sugli altri fantasmi. Il fantasma del natale presente è Carol Kane, attrice molto conosciuta dal pubblico statunitense dell’epoca. Carol Kane veste i panni di una dolce fatina che in realtà si rivela una solenne picchiatrice, che percuote e malmena di continuo il malcapitato Cross.

Il fantasma del natale futuro, come da copione, è molto più spaventoso ed è realizzato in maniera davvero convincente. Sostanzialmente è la Morte, colta nella sua versione da “triste mietitrice” aggiornata ai tempi moderni, ovvero con una dose di tecnologia importante. Alla fine balla e canta come tutti, però lì per lì un certo effettaccio lo fa.

 

9) I trailer

Proprio all’inizio del film si assiste a una serie di trailer, di future trasmissioni della IBS. C’è la versione “film d’azione” della classica storia natalizia, con un film interpretato da Lee Majors, il protagonista della fortunata serie-tv L’uomo da sei milioni di dollari. Poi c’è Robert Goulet che è la star del tradizionale special di canzoni di natale ed infine, forse la parodia più riuscita, è quella della sit-com della famiglia anni Cinquanta, con un breve scambio di battute davvero irresistibile.

 

10) Miles Davis

Quando un film, non si sa bene in che modo, riesce ad avere un cammeo di nientepopodimenoche Miles Davis che suona all’angolo della strada assieme a Paul Shaffer (sì, il Paul Shaffer spalla di David Letterman), David Sanborne e Larry Carlto, non può che essere un grande film.

 

Bonus Track

Sarà ingenuo, sarà zuccheroso, sarà abbastanza stucchevole ma il finale, con la citazione/riferimento a La piccola bottega degli orrori (il film precedente di Murray) è un finale-bomba, con tanto di appello accorato, scene di massa, balletti, cori, tanti buoni sentimenti e il più classico dei baci sotto il vischio.

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