TV e Cinema
di Marco Villa 5 luglio 2018

Pierfrancesco Favino: “Il mio D’Artagnan è come Maradona”

A Ciné – Giornate di Cinema di Riccione, Pierfrancesco Favino parla per la prima volta di Moschettieri del Re, la commedia di Giovanni Veronesi che uscirà a Natale

Se si guarda alla filmografia di Pierfrancesco Favino, è difficile trovare due ruoli che si assomiglino: dalle commedie ai drammi, passando per personaggi di produzioni internazionali, per forza di cose differenti dai tipici personaggi del nostro cinema. A questa galleria di caratteri, in questi giorni Favino sta aggiungendo un ritratto che mancava e che promette di lasciare il segno, non fosse altro che per il nome e il carico di ricordi che si porta dietro. Favino è infatti impegnato sul set di Moschettieri del Re, nuovo film di Giovanni Veronesi, che arriverà in sala il 27 dicembre per Vision Distribution. Proprio Vision ha portato l’attore a Riccione per Ciné – Giornate di Cinema, settimana di presentazione dei listini della prossima stagione. Il suo ruolo? Ovviamente D’Artagnan: Il mio D’Artagnan è un bambinone – racconta – Di lui mi piace l’animo puro, che convive con un grande talento: D’Artagnan è un grande soldato e, anche se nel film non è più in servizio, il talento ce l’ha ancora. È come se Maradona giocasse a calcetto, anche se si è ritirato è comunque più bravo di tutti”.

 

Pierfrancesco Favino presenta Moschettieri del Re  Pierfrancesco Favino a Ciné – Giornate di Cinema (Foto di Fabio De Mitri)

In un panorama natalizio da sempre dominato da commedie più o meno classiche, un titolo come Moschettieri del Re salta all’occhio, eppure si tratta semplicemente del recupero di una storia comune a tanti: “Quando mi hanno offerto il ruolo – continua Favino – ho pensato subito: perché non ci avevamo pensato prima? Ci sono racconti che restano dentro le persone senza che lo sappiano, fino a quando qualcuno non ha l’intuizione di andare a ripescarli. È un vecchio desiderio di Giovanni Veronesi, che finalmente è riuscito a trovare il cast che voleva: per me è come se fosse sempre stato naturale fare D’Artagnan, ma semplicemente nessuno me l’avesse ancora proposto”.

Del resto, poche cose sono così sedimentate nella memoria collettiva come i nomi dei moschettieri e il loro motto, ma la sfida del film sarà cercare di legare i volti di Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo e Sergio Rubini a figure semi-mitologiche come Porthos, Athos e Aramis. Insieme a Margherita Buy, Matilde Gioli, Valeria Solarino e Giulia Bevilacqua, sono loro i protagonisti di una pellicola ambiziosa per trama e cast, ma anche faticosa da girare: dopo la Basilicata e il Lazio, in questi giorni è Genova la location scelta per scene che hanno richiesto una lunga preparazione da parte degli attori. A cominciare dallo stesso Favino: “Ho dovuto lavorare molto di spada e di cavallo e ne porto ancora i segni, visto che sono riuscito a cadere da un’asina ferma. Intorno a me sto vedendo grande professionalità, ma anche grande divertimento. In questi giorni ho visto per la prima volta delle immagini ed è stato sorprendente anche per me cogliere la qualità visiva di quello che stavamo facendo. È un film particolare, una bella favola d’avventura, ha aspetti realistici, ma anche da fiaba: mentre lo faccio, penso alle mie figlie, penso ai bambini”.

 

Pierfrancesco Favino presenta Moschettieri del Re  Pierfrancesco Favino a Ciné – Giornate di Cinema (Foto di Fabio De Mitri)

Moschettieri del Re arriverà in sala a fine 2018, a chiudere un anno che per Favino ha rappresentato un ulteriore scatto in avanti in termini di popolarità e visibilità: “Credo che Sanremo mi sia servito a mostrare un lato privato di me: spesso nel nostro mestiere si fa l’equazione tra quello che fai sullo schermo e quello che sei. Con Sanremo non solo ho mostrato al pubblico qualcosa di nuovo, ma è stato come se mi fossi scrollato qualcosa di dosso e per questo non smetterò mai di ringraziare Claudio Baglioni e la RAI”.

Perché se D’Artagnan è un Maradona con cappa e fioretto, Favino non ha dubbi su quale sia il suo talento: “Non penso di essere un intellettuale – conclude – io voglio rivolgermi al maggior numero di persone possibile: sono un talento popolare”

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