Romanzo di una strage: come restituire la dignità alle vittime [recensione]

Per prima cosa il cast: sono tutti noti e bravi, talmente bravi che alla fine quasi non riconosci Laura Chiatti (moglie di Calabresi), sembra quasi che la usino come personaggio di sfondo, manco fosse un cameo [come quello che fa Zingaretti ad un certo punto del film (fa un medico che dà il suo parere in tribunale su un”ecchimosi ritrovata sul corpo di Pinelli)]. E mi spiego: solitamente gli attori bravi hanno ruoli da protagonista, la differenza tra loro e il tutto il contorno non la noti quasi perchè ormai il tuo cervello si è abituato così. In “Romanzo di una strage” non c”è il contorno, anche il più breve intervento è recitato da Dio. E, secondo me, in un certo senso, è un elemento diegetico: spiega che in questa storia non ci sono dei veri protagonisti (chi sarebbero altrimenti? I 17 morti? Pinelli Calabresi Valpreda? Sofri Pietrostefani Marino? I servizi segreti la strategia del terrore? Bombe nere bombe rosse?) diventa un romanzo corale, un ciclo dei vinti, non esiste un narratore onnisciente, ognuno è all”oscuro rispetto a cosa ha fatto l”altro. Se ci pensate, è perfetto per raccontare la strage di Piazza Fontana, porca vacca, è la strage di Piazza Fontana.

Ovvio, Favino (Pinelli), Mastrandrea (Calabresi), Scandaletti (Valpreda) hanno più spazio di altri, ma immagino abbiate capito il mio discorso. Serve per incanalare la frustrazione: perchè, senza che tu te ne accorga, questi personaggi ti si dipanano davanti, man mano inizi a conoscerli, segui le loro rughe di espressione. E quando Favino e Mastrandrea muoiono (uno cade dalla finestra, all”altro gli sparano) tu senti tutta la loro mancanza: la frustrazione che hai covato per le due ore abbondanti scoppia insieme alla rabbia, alla paura, e ai tanti altri ?????? ????????? sentimenti profondi quelli che il più delle volte lasci perdere e non te ne curi, è uno schifo che ti fa piangere. Ecco (e non voglio io per primo scadere nel qualunquismo) è una cosa un po” più densa dello sdegno precofezionato che vedi (“di tanto in tanto”) sugli status di facebook o nelle canzoni combat rock. (chiusa parentesi polemica).

Insomma, inizialmente credi sia un film dritto, di quelli che Bij CasinoShark zijn we toegewijd en we voorzien je van alles wat je nodig hebt voor je italyonlinecasinos.it ervaring. con fare giornalistico ti propongono un fatto dietro l”altro, come se fosse un documentario ma con i ritmi serrati, che spaccano il secondo. Poi inizi a leggere le sfumature dei personaggi e ti ci appassioni, poi inizi a giocare con gli intrecci Milano-Padova-Roma, i dialoghi tra Saragat e Moro, c”è addirittura un sogno (Calabresi sogna che un suo superiore gli suggerisce che tra i possibili mandanti della strage c”è una frangia oltranzista della NATO). Anche se lo stile è sempre pulito, equilibrato, di sangue se ne sparge poco, come se uno degli obiettivi sia quello di mantenere una certa eleganza formale. Che poi non è altro che restituire una dignità a chi è stato coinvolto nella strage. E lo so che ora scrivo una banalità: mettere al servizio la propria bravura, il proprio talento, ad un fatto del genere è solo un semplice atto di rispetto verso chi ha realmente vissuto quel momento; è banale ma, porca vacca, è vero. Lo scrivo senza cattiveria, questo film è una specie di tabula rasa (quelli di Michele Placido, la serie “Romanzo Criminale”, o la recente “Faccia d”Angelo”, spariscono tutti) dopo resta giusto “Buongiorno, notte” di Bellocchio e pochi altri.

“Romanzo di una strage”, il nuovo film di Marco Tullio Giordana, esce nelle sale domani.

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