TV e Cinema
di Simone Stefanini 8 Settembre 2016

Willy, il principe di Bel-Air: quando Will Smith ci ha insegnato a essere cool

Questa è la maxistoria di come la mia vita cambiata, capovolta, sottosopra sia finita

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Bastano poche parole e tutti sanno continuare: se diciamo “Questa è la maxistoria”, sappiamo già che chi legge starà continuando a cantare in testa “di come la mia vita sia cambiata”, perché Willy, il Principe di Bel Air l’abbiamo visto tutti. Tutti.

The Fresh Prince of Bel-Air è un telefilm andato in onda da settembre 1990 fino al 20 marzo 1996. Nell’arco di questi 6 anni ci ha insegnato il vero significato delle parole fresh e cool, mostrandoci l’inserimento del tipo da ghetto di Philadelphia, un tale chiamato Will Smith, nella società borghese del quartiere di Bel-Air a Los Angeles, dove abitano i suoi zii.

Manco a dirlo, Will porterà tutti i vizi della periferia in un contesto socialmente molto diverso, pervertendo le cugine Ashley e Hilary e tentando di portare alla perdizione anche il più inquadrato cugino Carlton.

La sigla, dicevamo: probabilmente il primo pezzo rap imparato a memoria dagli italiani.

Non a caso la musica è stata composta da Quincy Jones, solo quello che ha prodotto l’album più venduto della storia della musica, Thriller di Michael Jackson.

 

Non è certo l’unico aspetto musicale importante: ogni puntata trasuda tutto lo spirito degli anni ’90, rivisitato in chiave hip hop, grazie anche a Dj Jazzy Jeff, che con Will formava un duo rap giustissimo, poi esportato con fortuna nel vero mercato musicale.

 

Oltre alla sigla, cosa ricordate a memoria del telefilm? Così, senza guardare le repliche o andare su Wikipedia. La prima cosa che mi viene in mente è il guilty pleasure di Carlton, il suo ballo proibito che esegue quando nessuno è in casa: mette su It’s not unusual di Tom Jones e si lancia in un gioco d’anca che fa invidia alla miglior Lorella Cuccarini.

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E cosa dire del maggiordomo Geoffrey, tutto impostato col suo fare da nobile decaduto, ormai nichilista e sempre vessato e scherzato a fin di bene dalla simpatica canaglia Willy? Personaggio preferito forever.

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La puntata più emozionante è invece quella in cui il padre di Willy, un fantasma nella vita del ragazzo, torna a fargli visita dopo 14 anni. Willy è così contento che non si aspetta proprio di vederlo ripartire, con una scusa, per abbandonarlo di nuovo. Allora si lancia in un monologo drammatico con lo zio Phil, che ormai gli fa da vero padre. Che botta allo stomaco, ragazzi.

 

Una botta simile a quella di due anni fa, quand è morto James Avery, l’attore impersonava lo zio Phil, l’unico vero riferimento paterno di Willy. Quando si è diffusa la notizia, ci siamo un po’ sentiti come se da qualche parte nel mondo fosse mancato un lontano parente.

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Willy prende spunto dalle sit-com con attori afro americani delle decadi precedenti, su tutte I Jefferson e I Robinson. Come negli altri telefilm, anche in questo, tra una risata e l’altra si parla del sociale, del self made man che viene dalla povertà, del riscatto dei neri e in più di una puntata si fa riferimento al mito di Bill Cosby, che negli anni ’90 non era ancora diventato un pericolo pubblico al pari di Terminator.

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I 90s stanno andando forte anche oggi, e le case di produzione si lanciano nei  seguiti di X Files e Twin Peaks. Notizie contrastanti davano prima Will Smith in procinto di produrre un remake del Principe di Bel Air, per poi fare retrofront e smentire tutto. A voi piacerebbe un nuovo Fresh Prince? Da parte nostra saremo anche curiosi di vedere cosa ne potrebbe uscire fuori, ma per ora ci godiamo il mito.

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