Siamo la generazione orfana dell’educazione sentimentale di Scrubs

Quante volte la sera vorresti sentire la voce di JD che tira le somme come alla fine delle puntate di Scrubs?

Tv&Movie
di Simone Stefanini facebook 4 ottobre 2016 11:42
Siamo la generazione orfana dell’educazione sentimentale di Scrubs

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Sono già passati 7 anni dalla puntata doppia finale in cui JD varca la soglia del Sacro Cuore per andare incontro alla sua vita da adulto, sognando ad occhi aperti il suo futuro sulla musica di “The Book of Love” di Peter Gabriel. Il finale di serie tv più bello di tutti (forse equiparato solo da quello di Breaking Bad), durante il quale è impossibile non commuoversi. Per dirla tutta, sono passati anche 15 anni dal suo inizio, e ci manca un sacco.

Scrubs (ideata da Bill Lawrence, un fottuto genio)  ci ha accompagnato per 8 lunghi anni (come vedete, non prendo nemmeno in considerazione quel bieco tentativo di far rivivere la serie con la nona, deludentissima stagione) e proprio in quegli anni lì, in cui uno cresce. Prendendo come microcosmo l’ospedale, quindi avendo ben presente che la vita è un giro unico di giostra e può finire quando meno te lo aspetti. Facendoci ridere, piangere, pensare come poche altre cose in televisione.

Potremmo analizzare quella serie tv in vari modi e tutte le volte l’analisi ne restituirebbe l’importanza: la regia innovativa, il racconto sempre in prima persona, l’onirico dei sogni ad occhi aperti (poi ripresi ampiamente dai Griffin), la caratterizzazione dei personaggi, le guest star. Ricordiamoci che in 8 anni abbiamo visto, col camice bianco, gente come Michael J. Fox o Heather Graham

 

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Che dire poi della musica, importantissima nella serie. Ci sono un paio di puntate interamente dedicate a “A Little Respect” degli Erasure o a “Overkill” di Colin Hay

 

Negli anni, ha fatto conoscere a tutti i The Shins, i Decemberists o i The Weepies,  ha sdoganato i chitarrini e l’indie folk. Mica male. Sempre restando in tema, ha regalato la scena più straziante della storia della commedia, perfettamente calibrata su “Winter” di Joshua Radin

 

Nella sua genialità, Scrubs ha anche introdotto un bel po’ di temi che poi sarebbero diventati virali anni dopo nel magico mondo dell’ internet 2.0:

la Friendzone

e i Gattini

Ma ciò che più ci manca di quello show è l’educazione sentimentale. L’ospedale è solo un pretesto, anche se importante, perché obbliga ogni giorno i protagonisti a farsi carico di problemi più grandi di loro, ma ciò che rimane è il ricordo dei legami. Non vi sto a presentare i protagonisti, li conoscete.

 

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L’amicizia tra JD e Turk, talmente stretta da rasentare l’omoerotismo e comunque totalmente invidiabile, basata sugli opposti che si attraggono. Tanto è insicuro uno quanto è spavaldo l’altro, i due si completano e, niente, ti ci fanno credere di brutto.

 

 

Come sei disposto a credere che tutto possa andare bene se incontri la persona giusta, come capita tra Turk e Carla, che si amano dal giorno uno e che riescono superare tutte le avversità rimanendo insieme.

 

 

E durante gli anni tifi in silenzio per JD e Elliott perché sono fatti per stare insieme anche se non se ne accorgono, sono troppo permalosi oppure hanno troppa paura.

 

 

E che dire dei monologhi del Dottor Cox, tra le più belle pagine nella storia degli attacchi d’ira furenti e sagaci? Alla fine, lui che non vuole essere seccato per nessun motivo al mondo, si ritroverà ad aver fatto in modo più o meno consapevole da padre o da fratello maggiore a JD e da buon compagno per Jordan, un altro soggettone poco raccomandabile.

 

 

E l’adorabile menefreghismo dittatoriale del primario Bob Kelso?

 

 

Oppure i momenti del tutto privi di senso con l’Inserviente?

 

 

Questa famiglia, disfunzionale quanto volete, ci ha fatto accettare le nostre debolezze, i nostri fallimenti, ci ha fatto comprendere le difficoltà del ritrovarsi fuori dall’Università ad affrontare il lavoro senza essere affatto pronti, meglio di qualsiasi stage non pagato. Ci ha fatto credere che i buoni sentimenti possano essere importanti e che nonostante ognuno abbia le proprie giornate no, esse siano comunque superabili. Ha veicolato messaggi antirazzisti e antiomofobi meglio di una qualsiasi campagna del PD, ci ha fatto credere (e qui la dico grossa) che l’amore sia importante, sconvolgente e inesplicabile. Che sia difficile trovare la persona giusta ma che vada cercata comunque, tenendo ben presente che ogni rapporto ha i propri crucci. Che la perfezione non esiste. Che dobbiamo sempre contare solo su noi stessi, ok, ma che se c’è qualche amico su cui fare affidamento, tanto male non è.

Ci ha soccorso nel momento in cui stavamo per entrare in crisi, quella da cui non ci siamo più ripresi.

Ecco perché ogni tanto, quando su MTV danno una replica, ci ritroviamo a guardarla tutta anche se l’abbiamo già vista mille volte e un po’ ci sentiamo orfani. Perché è come vedere un album fotografico, di quelli veri, con le foto stampate e fatte col rullino. È sempre una rimpatriata che in qualche modo parla di noi meglio dell’oroscopo di Paolo Fox. Ci ricorda quando, tramite Scrubs, abbiamo capito come funzionano i rapporti coi coinquilini, quando ci ha insegnato la regola aurea (non innamorarti dei coinquilini o dei colleghi di lavoro) ma anche quando ci ha detto che, se è amore vero, te ne devi fottere della regola. Quando ci ha fatto pensare per la prima volta che forse avere un figlio non sarebbe stata proprio la fine del mondo, ma l’inizio di qualcos’altro. Che nella vita, se lavori duro e ti piace quello che fai, magari non emergi ma sarai comunque soddisfatto di te stesso e che in ogni caso, devi anche sapertela godere.

 

 

Ci ha insegnato, e questa vale per il tempo in cui viviamo, che il cinismo è figo, fa ridere, è irresistibile addirittura. Ma resta comunque una protezione per non esprimere i propri veri sentimenti e che quindi sarebbe meglio conoscerne i limiti, prima di abusarne.

 

 

Detto questo, mi è venuto il cuore di panna, un po’ sciolto. Vai a sapere, sarà l’autunno. Ma dite la verità,  quanto avremmo ancora bisogno delle frasi di JD che a fine puntata tira le somme e se ne esce con la sua morale? Quello che ora viene chiamato a caso buonismo, moralismo, ipersensibilità e che invece prima era solo tentare di fare la cosa giusta?

 

il dietro le quinte dell’ultima puntata di Scrubs

 

 

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