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Home Viaggi

Forte Fortezza, l’inespugnabile fortino dove non è mai stato sparato un colpo

by Valerio Millefoglie
18 Febbraio 2016
in Viaggi
Forte Fortezza, l’inespugnabile fortino dove non è mai stato sparato un colpo

 

Partenza da Milano Centrale, cambio a Verona Porta Nuova, poi a Bolzano, dove i binari della linea ferroviaria della Val Pusteria, direzione Lienz, Austria, scorrono nel punto più stretto della valle Isarco e passano proprio in mezzo alle due sezioni di un forte asburgico, il Forte Fortezza: un’immensa roccaforte che domina la montagna dal 1838 e che ha dato il nome al paese circostante. Da allora, viene da dire quasi sfortunatamente, non ha mai visto alcun nemico giungere alle Porte.

Sono giunti invece negli anni l’arciduca Giovanni D’Austria che, come raccontano i documenti storici, fu “accolto dalla giubilante popolazione allo sparo dei mortaretti ed al suono della musica dei bersaglieri”, poi è giunta la pace dalla Triplice alleanza tra Italia, Germania ed Austria, successivamente l’oro della Banca d’Italia portato dai tedeschi nel 1943 e nel 1945 gli Americani che lo conquistarono senza bisogno di usare armi, ancora altra pace con la fine della guerra fredda a seguito del crollo del muro di Berlino e infine l’Esercito Italiano e i turisti.

Foto di Andrea Colombo
Foto di Andrea Colombo
Foto di Andrea Colombo
Foto di Paolo Mazzi
Foto di Paolo Mazzi

I ventotto cannoni da difesa da sei libbre, i quarantaquattro cannoni da difesa da dodici libbre, i sette mortai da trenta libbre, non hanno mai sparato un colpo. A esplodere sono stati solo i mortaretti dell’inaugurazione con l’arciduca e le munizioni scadute. Parliamo con Andrea Colombo che ha prestato servizio alla Polveriera di Fortezza con l’incarico di aiuto artificiere nel 1993, “Eravamo cinque militari fissi, più sei guardie di servizio a rotazione. Distruggevamo tutte le cartucce scadute. Avevamo dieci capre che brucavano l’erba. Io avevo ventisette anni ed è stato l’ultimo anno di spensieratezza. Percorrevamo a piedi la statale Brennero nel buio per andare al bar della stazione a prendere una birra e a giocare a biliardo. A dicembre, con gli altri artificieri e con l’aiuto delle guardie di servizio, costruimmo un presepe nella piazza d’Armi. Quella notte cominciò a nevicare e malgrado la lontananza da casa fu uno dei natali più belli della mia vita”.

 

forte fortezza5
.

 

Nel 2003 l’Esercito Italiano lascia il forte che rimane abbandonato fino a un giorno del 2005, quando il Comune dà le chiavi a Paolo Mazzi, ex macchinista della linea Pusteria. Così, quella che da sempre era stata zona top secret per gli abitanti di Fortezza, diventa un mondo da scoprire. Paolo Mazzi comincia a pulire e a tagliare le sterpaglie, dietro le erbacce trova varchi, percorre i cinquecento scalini che collegano sottoterra il forte medio e il forte alto, in una fornace legge la pagina del quotidiano americano The stars and Stripes che titola, “Nazi Cracking On All Fronts”, sui muri della caponiera vede le firme dei militari incise nell’Ottocento. Fotografa i soldati disegnati a grandezza naturale sulla parete di un tunnel, una marcia ferma che adesso è ancora lì nonostante i militari di quel reggimento sono stati quasi tutti catturati e deportati in Germania.

 

forte-fortezza99
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Ogni giorno, dal martedì alla domenica, il forte che non ha mai visto una guerra è aperto a tutti. Oltre alle visite guidate ci sono una mostra permanente e una serie di festival che hanno portato qui cinema all’aperto, musica barocca e Steve Aoki. “Il 2016 sarà l’anno dei matrimoni”, ci dice Stefanie Prieth, coordinatrice del Forte, “È possibile affittare alcuni spazi per eventi privati, per ora ci sono in programma già otto matrimoni. Ci si può sposare nella cappella posta all’ingresso del Forte o tramite rito civile con il sindaco”.

Alla fine degli anni Settanta Oddo Bronzo, primo sindaco di Fortezza, scrive una bellissima lettera indirizzata ai suoi, pochi, concittadini. Di lui si trova poco altro online: la partecipazione a un’assemblea generale il 29-4-1978, una foto davanti a un treno a vapore per il centenario della linea ferroviaria della Val Pusteria, il campo sportivo a suo nome, questa didascalia – Era giunto in Alto Adige nel dopoguerra al seguito del padre trasferito lì per punizione-. Vogliamo chiudere il racconto di Forte Fortezza con le sue parole, “Ma anche quando tutto qui sarà perfetto, quando il paese acquisterà l’aspetto bello, ordinato ed illuminato e monotono di tutti gli altri paesi, forse verrà a mancare quel tono, quella poesia, tipicamente latina della originalità e del disagio, che si intende quando è venuto meno”.

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Tags: guerra
Valerio Millefoglie

Valerio Millefoglie

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