A Viterbo, nella serata di martedì 25 agosto, la prima delle quattro cene in piazza dei Facchini di Santa Rosa ha richiamato oltre mille persone in piazza San Lorenzo, con una fila arrivata fino a lambire piazza della Morte, per sostenere le iniziative benefiche legate al Sodalizio e vivere da vicino l’attesa del Trasporto della Macchina.
Cene dei Facchini di Santa Rosa, piazza San Lorenzo fa il pieno
Il colpo d’occhio, poco dopo le 20, era quello delle grandi occasioni viterbesi: tavoli lunghi, famiglie sedute una accanto all’altra, gruppi di amici, bambini che correvano tra le sedie e, attorno, il movimento continuo dei Facchini di Santa Rosa in una veste diversa dal solito. Non sotto la Macchina, questa volta, ma tra fornelli, vassoi e piatti da portare ai tavoli. Una scena familiare, eppure ogni anno capace di restituire alla città un senso preciso di appartenenza.
La fila per entrare in piazza San Lorenzo si è allungata fino a sfiorare piazza della Morte, segno di un’affluenza superiore alle attese già nella prima serata. L’attesa, per molti, è stata lunga. Nessuna protesta vera, però: qualche battuta, un po’ di pazienza, telefoni in mano per avvisare chi era già seduto. “Ci sta, è la cena dei Facchini”, ha detto una signora in fila con la figlia, mentre dal centro della piazza arrivavano voci, richiami e il rumore delle stoviglie.
Facchini camerieri e cuochi, la macchina organizzativa regge l’urto
A gestire la serata sono stati ancora una volta loro, i Facchini, impegnati come camerieri, cuochi e addetti al servizio, con una naturalezza che ha colpito molti dei presenti. Il flusso di persone non ha rallentato il ritmo della cucina: piatti caldi, tavoli serviti a rotazione, richieste raccolte al volo. In mezzo, i facchini più esperti a coordinare i più giovani, con indicazioni secche e sorrisi rapidi. Poche parole, molto lavoro.
Il presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, ha seguito la serata muovendosi tra i tavoli e l’area di servizio. A caldo, visibilmente soddisfatto, ha confidato: “Gente splendida. Nonostante la fila lunghissima e l’attesa, i viterbesi hanno voluto stare con noi”. Una frase semplice, detta mentre la piazza era ancora piena, che racconta bene il clima della serata. Non solo cena, non solo tradizione: un pezzo di città che si ritrova, pochi giorni prima del momento più atteso dell’anno.
La macchina organizzativa, messa alla prova da oltre mille presenze, ha retto senza perdere il tono conviviale dell’appuntamento. I banchi allineati nella piazza hanno accolto compagnie numerose e tavolate miste, con il personale del Sodalizio impegnato a sistemare sedie, liberare posti, rispondere alle richieste. Qualche attesa in più c’è stata, soprattutto all’ingresso. Ma la sensazione diffusa, tra chi usciva a fine cena, era di una serata riuscita.
Politici locali tra i tavoli, dalla sindaca Frontini a Sberna
Tra i presenti non sono mancati esponenti della politica locale e rappresentanti istituzionali, seduti ai tavoli insieme ai cittadini. In piazza c’erano la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, il consigliere regionale Daniele Sabatini, il deputato Mauro Rotelli e il consigliere regionale Giulio Zelli. Poco distante, in un altro tavolo, il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Enrico Panunzi e la consigliera regionale Alessandra Troncarelli.
Presente anche la sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, arrivata con il suo staff e seduta a cena con le assessore Elena Angiani e Katia Scardozzi. Nessuna passerella formale, almeno nell’immagine restituita dalla piazza: piatti sul tavolo, saluti, strette di mano, qualche foto chiesta dai presenti. In serate come questa, il confine tra istituzioni e comunità si assottiglia. E il contesto aiuta: la festa di Santa Rosa, a Viterbo, resta un terreno comune, capace di riunire sensibilità politiche diverse attorno a un simbolo cittadino.
La presenza dei rappresentanti pubblici ha dato ulteriore visibilità all’iniziativa, ma il centro della serata è rimasto il rapporto tra i Facchini di Santa Rosa e i viterbesi. Molti si sono fermati a salutare i membri del Sodalizio, qualcuno ha ricordato trasporti passati, altri hanno chiesto informazioni sulle prossime cene. La piazza, intanto, continuava a riempirsi. Solo più tardi, quando il servizio ha iniziato ad alleggerirsi, si è vista la stanchezza sui volti dei volontari.
Il ricavato per il laboratorio odontoiatrico sociale e Viterbo in Colombia
Come da tradizione, il ricavato delle cene dei Facchini sarà destinato a finalità solidali. Quest’anno una parte andrà al laboratorio odontoiatrico sociale del dottor Marenzoni, recentemente colpito da un furto, e un’altra sarà indirizzata alla ricostruzione di Viterbo in Colombia, località danneggiata dal terremoto. Due obiettivi diversi, uno vicino e uno lontano, uniti dalla stessa scelta: trasformare la partecipazione popolare in aiuto concreto.
Il riferimento al laboratorio sociale ha colpito molti presenti, anche perché si tratta di un servizio legato a situazioni di fragilità e bisogno. Il furto subito, secondo quanto riferito dagli organizzatori, ha creato difficoltà operative e ha reso necessario un sostegno rapido. Da qui la decisione del Sodalizio di intervenire attraverso una delle iniziative più partecipate del calendario cittadino.
L’altra destinazione riguarda Viterbo in Colombia, comunità che porta il nome della città laziale e che è stata colpita da un evento sismico. Anche in questo caso, i fondi raccolti serviranno a sostenere la ricostruzione. Un gesto che allarga il perimetro della festa oltre le mura cittadine, senza togliere nulla alla sua radice locale. Anzi, forse la rafforza.
Le prossime tre cene diranno se il ritmo della prima serata sarà confermato. L’avvio, intanto, ha già dato un segnale chiaro: la città risponde, aspetta, partecipa. E i Facchini di Santa Rosa, prima ancora di tornare sotto la Macchina, hanno mostrato un’altra forma di forza. Quella del servizio, fatta di turni, mani occupate e piatti portati in tavola.





