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Home Cronaca

Amatrice si raccoglie in silenzio: fiaccolata per non dimenticare le vittime del terremoto

by Toobeedev
24 Agosto 2026
in Cronaca
Fiaccolata notturna con cittadini e torce accese lungo una strada del borgo, verso una torre illuminata

Un corteo silenzioso con fiaccole attraversa il centro del paese, in memoria delle vittime del terremoto di Amatrice.

Amatrice ha ricordato nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2026, nel borgo della provincia di Rieti, le 239 vittime del terremoto del 2016 con una fiaccolata silenziosa e altrettanti rintocchi di campana, dieci anni dopo la scossa di magnitudo 6 che alle 3.36 cancellò gran parte del paese e segnò una comunità intera. Nel buio, tra familiari, cittadini e volontari, il corteo ha attraversato il cuore ferito del centro, dove il ricordo resta legato a una frase che allora fece il giro d’Italia: “Amatrice non c’è più”, disse l’allora sindaco Sergio Pirozzi davanti alle telecamere, descrivendo ciò che aveva davanti agli occhi.

Amatrice, la fiaccolata nel cuore del borgo ricostruito

La fiaccolata di Amatrice è partita in silenzio, con passo lento, lungo il percorso che attraversa quello che per anni è stato chiamato il “ground zero” del paese. Le luci delle fiaccole, tenute strette da anziani, ragazzi e parenti delle vittime, hanno disegnato una linea sottile attorno alla torre civica, rimasta in piedi dopo il sisma e diventata, suo malgrado, uno dei simboli della notte del 24 agosto 2016. Poche parole, molti sguardi bassi.

Il corteo ha seguito il nuovo corso, nel punto in cui il vecchio centro di Amatrice incontra le parti già ricostruite e quelle ancora in trasformazione. Case nuove, cantieri, vuoti che parlano. In quel passaggio, tra ciò che è tornato e ciò che manca, la comunità ha scelto ancora una volta il raccoglimento: nessun applauso, nessuna cerimonia carica di retorica, solo il rumore dei passi e delle campane.

I 239 nomi letti nel silenzio della notte

Il momento più atteso, e più duro, è arrivato con la lettura dei 239 nomi delle vittime, uno dopo l’altro, scanditi al microfono davanti a una piazza raccolta. Per ciascun nome, un rintocco. Per ciascun rintocco, una famiglia, una casa, una storia interrotta in pochi secondi. “Per la decima volta vogliamo essere qui semplicemente per dire che ci siamo”, hanno letto le voci che si sono alternate durante la veglia.

“Ci siamo per chi non c’è più, ci siamo per chi c’è ancora e ci siamo per questa terra che ha diritto a rinascere”, è stato detto nel corso della commemorazione, mentre molti seguivano la lettura senza muoversi. Qualcuno teneva una fotografia, altri una candela consumata quasi fino in fondo. Un volontario della Croce Rossa, intervenendo durante la veglia, ha spiegato che le fiaccole “rappresentano il bisogno di luce nelle tenebre in cui il terremoto ha gettato questa comunità”. Una frase semplice. Ma lì, a quell’ora, aveva un peso diverso.

Dieci anni dopo il terremoto del 2016

Il terremoto del Centro Italia colpì alle 3.36 del 24 agosto 2016, con epicentro nell’area tra Accumoli, Arquata del Tronto e Amatrice. La scossa, di magnitudo 6, provocò distruzioni pesanti in più comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Ad Amatrice, però, l’impatto fu devastante: il borgo, conosciuto anche per la sua storia e per l’amatriciana, venne quasi cancellato nel giro di pochi istanti.

Dieci anni dopo, la ferita resta visibile, anche se il paese ha ripreso a muoversi. La ricostruzione ad Amatrice procede tra edifici completati, attività riaperte e cantieri ancora presenti, in un equilibrio difficile tra memoria e ritorno alla vita quotidiana. Molti residenti parlano di una rinascita lenta, fatta di pratiche, attese, decisioni amministrative e, soprattutto, della scelta di restare. Non era scontato. Non lo è ancora.

Le celebrazioni ufficiali e la messa con Zuppi e Meloni

La notte del 24 agosto resta, per Amatrice, il momento più intimo. Anche per questo l’attuale sindaco, Giorgio Cortellesi, non ha rilasciato dichiarazioni durante la veglia: il tempo delle parole istituzionali arriverà nelle ore successive, con le celebrazioni ufficiali e la messa prevista alle 17, presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Alla cerimonia è annunciata anche la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Prima dei discorsi, però, Amatrice ha scelto ancora il silenzio. Quello della notte, delle fiaccole, dei rintocchi. Un silenzio che non cancella il dolore, ma lo tiene insieme, anno dopo anno, dentro una comunità che chiede di essere ricordata non solo come luogo del sisma del 2016, ma come paese vivo, con una storia propria, una tradizione e il diritto di tornare a guardare avanti. Dieci anni dopo, la memoria passa ancora da lì: dai nomi, dalla luce, da chi resta.

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