La cupola del monastero di Santa Rosa resterà illuminata ogni notte a Viterbo da oggi, domenica 23 agosto 2026, dopo la riapertura ufficiale del santuario di Santa Rosa, restituito ai fedeli al termine di due anni di restauro conservativo avviati dopo il crollo che aveva danneggiato una parte degli affreschi.
Santa Rosa, il santuario riapre dopo due anni di lavori
La chiesa era piena già prima delle 18, con molti fedeli arrivati in anticipo per prendere posto tra le navate del santuario di Santa Rosa, luogo centrale nella devozione viterbese e nella vita religiosa della città. La messa, celebrata dal vescovo Orazio Francesco Piazza, ha segnato il ritorno ufficiale alle celebrazioni dopo un intervento lungo e delicato, seguito passo dopo passo dalla diocesi e dalle maestranze impegnate nel recupero.
I lavori erano stati necessari dopo il cedimento avvenuto tre anni prima, quando una parte degli affreschi della cupola era stata interessata dal crollo. Da allora il santuario era rimasto chiuso ai fedeli, con accessi limitati e cantieri aperti, mentre tecnici e restauratori procedevano con verifiche, consolidamenti e recupero delle superfici decorate. Un’attesa lunga. E sentita.
“La riapertura del santuario ci permette di prepararci al meglio per le nostre festività”, ha detto il vescovo Piazza durante la celebrazione. Poi il ringraziamento, scandito davanti all’assemblea: “Voglio esprimere gratitudine e riconoscenza a tutte le persone che hanno lavorato collaborando per restituire alla città questo importantissimo santuario”.
La cupola illuminata, il segno per la città
L’annuncio più atteso è arrivato al termine della messa, quando don Massimiliano Balsi, a nome della badessa suor Carmela Salvato, ha comunicato che da questa notte la cupola del monastero di Santa Rosa sarà sempre illuminata. “Sarà un potente segno di luce e speranza, un faro per la nostra città”, ha spiegato il sacerdote, mentre tra i banchi si è levato un brusio sommesso, quasi una reazione trattenuta.
L’illuminazione della cupola non ha soltanto un valore estetico o architettonico. Nel linguaggio della comunità viterbese, Santa Rosa è un riferimento che va oltre il calendario religioso: accompagna la festa, il trasporto della Macchina, la memoria familiare di intere generazioni. Vederla accesa, nelle ore notturne, significa ritrovare un punto visibile nel profilo della città.
Il monastero di Santa Rosa, con la sua cupola, diventerà così una presenza riconoscibile anche dopo il tramonto. Un segno discreto ma continuo, voluto dalle religiose e dalla diocesi come gesto di vicinanza alla comunità, in una fase che precede le celebrazioni più sentite dell’anno. Solo allora, dopo le parole di don Balsi, il senso della serata è apparso pieno: non solo una riapertura, ma una restituzione.
Autorità e fedeli nella chiesa gremita
In prima fila, nella chiesa gremita, erano presenti la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, il presidente della Provincia Alessandro Romoli, il presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa Massimo Mecarini e il capo facchino Luigi Aspromonte. Con loro anche i vertici delle forze di polizia e delle forze armate del territorio, a conferma del peso civile che il santuario conserva nella città.
La partecipazione istituzionale ha accompagnato una presenza popolare molto ampia, fatta di fedeli, famiglie, volontari e cittadini legati alla tradizione di Santa Rosa. Qualcuno, uscendo dalla chiesa, ha confidato di non vedere l’ora di rientrare “in un posto che mancava”, parole semplici ma ricorrenti tra chi ha seguito in questi anni le notizie sul restauro.
Il clima, durante la celebrazione, è rimasto raccolto. Nessuna enfasi, piuttosto la percezione di un passaggio atteso. La riapertura arriva in un momento rilevante per Viterbo, quando la città comincia a prepararsi alle festività dedicate alla patrona e al legame con i facchini, custodi di una tradizione che unisce fede, identità e partecipazione civile.
Il restauro degli affreschi e il ritorno alla devozione
Il restauro conservativo ha riguardato in modo particolare le parti danneggiate dagli eventi precedenti, con interventi finalizzati alla messa in sicurezza e al recupero degli apparati decorativi. Secondo quanto emerso nel corso della serata, l’obiettivo è stato quello di restituire il santuario alla sua funzione originaria senza alterarne il carattere, rispettando materiali, superfici e memoria del luogo.
La cupola, colpita dal crollo che aveva interessato una porzione degli affreschi, rappresentava il punto più delicato dell’intervento. I tempi si sono allungati per la necessità di procedere con cautela, tra verifiche tecniche e fasi di consolidamento. In casi simili, spiegano spesso i restauratori, non basta “riparare”: bisogna capire prima come fermare il degrado e rendere stabile ciò che resta.
Per Viterbo, il ritorno del santuario alla piena fruizione segna anche una ripartenza simbolica in vista delle prossime celebrazioni. La luce sulla cupola, accesa da questa notte, accompagnerà il cammino della città verso la festa di Santa Rosa e tornerà a indicare, nel buio, uno dei suoi luoghi più riconoscibili. Una presenza familiare. E da oggi di nuovo visibile.





