Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha rilanciato oggi, 22 agosto 2026, dal Meeting di Cl a Rimini, durante il panel “Il welfare non è un benefit. L’impresa, la persona, il lavoro”, la necessità di ripensare il sistema previdenziale italiano partendo dal lavoro stabile, perché — ha spiegato — “non c’è previdenza senza lavoro” e la tenuta futura del Paese dipende prima di tutto da occupazione, salari e partecipazione.
Inps, Fava al Meeting di Rimini: “La previdenza nasce dal lavoro”
“L’Inps ha la responsabilità della spina dorsale del nostro Paese”. Con queste parole Gabriele Fava ha aperto il suo intervento a Rimini, davanti alla platea del Meeting di Cl, in un confronto dedicato al rapporto tra impresa, persona e welfare. Un passaggio netto, quasi programmatico, nel quale il presidente dell’Istituto ha indicato la direzione: cambiare approccio, mettendo al centro non solo pensioni e prestazioni, ma la qualità del lavoro che le rende possibili.
Per Fava il punto è semplice, ma non scontato: la previdenza non si difende soltanto dentro il perimetro previdenziale. “È dal lavoro che nasce tutto”, ha detto, ricordando come occupazione e reddito siano legati alle scelte di vita più concrete: formare una famiglia, comprare una casa, programmare una vacanza, costruire una prospettiva personale. In sala, il tema ha trovato ascolto anche perché tocca una questione che imprese e lavoratori conoscono bene: senza carriere solide, contributi regolari e salari adeguati, il sistema si indebolisce.
Occupazione stabile, giovani e donne: i nodi indicati dal presidente dell’Inps
Nel suo intervento, Fava ha insistito sulla necessità di puntare su “più occupazione stabile” e su “meno carriere discontinue”, due espressioni che fotografano una delle fragilità del mercato italiano. Lavori spezzati, periodi di inattività, contratti brevi e contribuzione irregolare pesano, nel tempo, sulle pensioni future. E non solo sulle singole persone: pesano anche sull’equilibrio complessivo dell’Inps.
Il presidente ha richiamato poi la partecipazione di giovani e donne, definendola uno dei terreni sui quali intervenire con più decisione. La logica, ha spiegato, è quella di allargare la base contributiva e ridurre le disuguaglianze che si accumulano lungo la vita lavorativa. In altre parole: più persone al lavoro, più continuità, più contributi versati. Solo allora, è il senso del ragionamento, la sostenibilità della previdenza può diventare qualcosa di più solido di una formula da convegno.
Accanto a questo, Fava ha citato il contrasto al lavoro sommerso, tema che per l’Inps resta centrale anche sul piano dei controlli e della legalità. Ogni rapporto non dichiarato, infatti, sottrae tutele al lavoratore e risorse al sistema pubblico. “Su questo dobbiamo puntare”, ha osservato, collegando il nodo dell’emersione a quello della dignità del lavoro.
Salari, produttività e welfare: il legame richiamato a Rimini
Nel panel “Il welfare non è un benefit”, il presidente dell’Inps ha collegato la questione previdenziale anche al tema dei salari adeguati e della produttività. Non un dettaglio tecnico, ma un passaggio politico e sociale: se le retribuzioni restano basse, anche i contributi versati saranno più contenuti, con effetti diretti sugli assegni futuri. È un meccanismo poco visibile nell’immediato, eppure decisivo quando si guarda a dieci, venti o trent’anni.
Fava ha parlato di un cambio di prospettiva: il welfare non come beneficio accessorio, ma come parte dell’organizzazione del lavoro e della vita delle persone. Una rete che tiene insieme impresa, dipendenti e istituzioni, senza scaricare tutto sulla fase finale, quella della pensione. La sostenibilità, ha lasciato intendere, si costruisce prima: nei contratti, nella regolarità contributiva, nella capacità delle aziende di creare valore e redistribuirne una parte attraverso salari e tutele.
Il riferimento alla produttività introduce un altro elemento del dibattito. Per aumentare i salari senza indebolire le imprese, ha spiegato Fava nel suo ragionamento, serve anche una crescita della capacità produttiva del sistema. È qui che il discorso sul lavoro incrocia formazione, innovazione, organizzazione aziendale e politiche pubbliche. Non una ricetta rapida. Piuttosto, un percorso.
La sostenibilità della previdenza e il ruolo dell’Inps nei prossimi anni
Il messaggio arrivato da Rimini è che l’Inps non può essere considerato soltanto l’ente che paga pensioni, assegni e prestazioni. Per Fava, l’Istituto resta uno snodo della coesione nazionale, ma la sua tenuta dipende da ciò che accade prima, nel mercato del lavoro. Da qui l’immagine della “spina dorsale del Paese”, usata per descrivere una struttura che sostiene milioni di cittadini, famiglie e imprese.
La sfida, in questa lettura, riguarda tanto la politica quanto il sistema produttivo. Più occupazione stabile, più partecipazione di giovani e donne, meno sommerso, retribuzioni più coerenti con il costo della vita e con la produttività: sono i punti indicati dal presidente dell’Inps come base per difendere la previdenza. Non basta intervenire sulle regole pensionistiche, ha suggerito. Bisogna agire dove il percorso contributivo comincia.
Al Meeting di Cl, il richiamo di Fava è arrivato in un contesto nel quale il tema del welfare è sempre più legato alla demografia, all’invecchiamento della popolazione e alla qualità dell’occupazione. “Non c’è previdenza senza lavoro”, ha ribadito. Una frase breve, quasi uno slogan, ma dentro c’è la linea che l’Inps sembra voler portare nel confronto pubblico dei prossimi mesi: meno difesa d’ufficio dei numeri, più attenzione alla vita reale delle persone che quei numeri li costruiscono ogni giorno.





