I prezzi del gas naturale in Europa sono tornati oggi, 20 agosto 2026, sopra quota 65 euro al megawattora sul mercato di riferimento di Amsterdam, spinti dalle nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran dopo l’annuncio del presidente americano Donald Trump di voler imporre a Teheran un “D-Day economico”, in un quadro già segnato dai timori per i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. La seduta ha riportato i future Ttf su livelli che non si vedevano da circa cinque mesi, con gli operatori che hanno ripreso a prezzare il rischio di nuove interruzioni lungo una delle rotte più sensibili per l’energia mondiale.
Gas naturale Europa, prezzi sopra 65 euro al megawattora
Il contratto di riferimento sul gas naturale europeo, secondo i dati di mercato, ha registrato un rialzo del 3,3%, arrivando a 65,47 euro al megawattora. È un livello che mancava dai primi giorni della guerra in Medio Oriente, quando la paura di un allargamento del conflitto aveva spinto al rialzo sia il gas sia il petrolio. Stavolta il movimento è partito in mattinata, con scambi più nervosi del solito e volumi in aumento sul mercato olandese Ttf, il punto di riferimento per le quotazioni europee.
La soglia dei 65 euro/MWh non rappresenta solo un numero tecnico. Per gli operatori energetici, ha spiegato un trader attivo a Londra, “è il segnale che il mercato sta tornando a ragionare su scenari di emergenza, non più soltanto su domanda e scorte”. Una frase detta con cautela, ma che fotografa il clima: il mercato teme che una nuova stretta sull’Iran possa ripercuotersi sulle forniture regionali e, di riflesso, sui prezzi pagati dalle imprese e dai consumatori europei.
Trump minaccia l’Iran con un “D-Day economico”
A innescare la nuova corsa delle quotazioni è stato l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha parlato dell’intenzione di infliggere all’Iran quello che ha definito un “D-Day economico”. La formula, dura anche nel linguaggio politico americano, è stata letta dagli investitori come il possibile preludio a nuove sanzioni, restrizioni finanziarie o misure contro il settore energetico iraniano. Non sono stati comunicati, al momento, dettagli operativi completi.
Secondo le prime valutazioni degli analisti, l’effetto sui mercati è arrivato prima ancora delle decisioni formali. Il punto, ha spiegato una fonte finanziaria europea, “non è solo cosa farà Washington, ma come reagiranno Teheran e gli altri attori della regione”. In quel momento il gas europeo ha seguito l’andamento del petrolio, che già incorporava un premio di rischio legato alla possibilità di nuove tensioni sulle rotte marittime del Golfo Persico.
Stretto di Hormuz, il nodo che preoccupa i mercati
Il passaggio chiave resta lo Stretto di Hormuz, corridoio marittimo tra Oman e Iran attraverso cui transita una quota rilevante del commercio mondiale di greggio e gas naturale liquefatto. Le prospettive di una piena ripresa dei flussi energetici, secondo gli operatori, restano deboli: non per un singolo blocco certificato nelle ultime ore, ma per l’incertezza politica e militare che circonda l’area. E quando Hormuz entra nei report delle sale operative, i prezzi reagiscono in fretta.
Per l’Europa, che dopo la crisi energetica del 2022 ha aumentato il ricorso al Gnl e diversificato le forniture, ogni tensione sul Golfo ha un riflesso quasi immediato sui contratti. Le scorte nel continente restano un argine, ma non cancellano la vulnerabilità dei prezzi spot. “Il sistema è più preparato rispetto a qualche anno fa”, ha ammesso un analista del settore energia, “ma resta esposto agli shock geopolitici, specie se arrivano in piena fase di riempimento degli stoccaggi”.
Effetti su imprese, bollette e politica energetica europea
Il ritorno del gas sopra 65 euro al megawattora riapre il tema dei costi per industrie energivore, fornitori e famiglie, anche se il trasferimento sulle bollette non è automatico né immediato. Molto dipenderà dalla durata della tensione, dalle coperture già acquistate dagli operatori e dalle decisioni dei governi europei. In Italia, come nel resto dell’Unione, il mercato guarda ora alle prossime sedute: se il rialzo dovesse stabilizzarsi, la pressione sui contratti di fornitura potrebbe farsi più concreta.
A Bruxelles il dossier energia resta tra i più sensibili. La Commissione europea, negli ultimi anni, ha insistito su acquisti congiunti, stoccaggi e riduzione della dipendenza dalle rotte più esposte; eppure il nuovo scatto del Ttf mostra quanto la geopolitica continui a pesare. Per ora non si parla di emergenza, ma di vigilanza. Una parola prudente, da tecnici. Sui mercati, però, la prudenza costa: oggi vale 65,47 euro al megawattora.





