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di Marco Beltramelli 27 Agosto 2021

OnlyFans vieta il porno. O forse no.

A poco più di una settimana dalla discussa decisione, la più importante piattaforma di porno amatoriale ha già fatto dietro front

Priscilla Salerno, una delle più note pornostar italiane del momento, si è candidata nella lista del PSI del suo paese dopo che, a causa del suo lavoro, era stata “rifiutata” dalle coalizione del centro destra. Potreste pensare che il rapporto ambivalente con il mondo dell’eros sia una prerogativa tutta italiana, determinata dai retaggi storici cattolici ma in realtà, ampliando lo sguardo, si può constatare che il detto “mal comune mezzo gaudio”, in fondo, riguardi il nostro continente quanto il mondo intero. Basti pensare al recente caso di  Alexander De Croo messo alla gogna a causa di un “carteggio virtuale” con l’arcinota diva Eveline Dellai. Certo, la vicenda del primo ministro belga verte più intorno al concetto di infedeltà che ad un vera e propria reticenza verso la pornografia, e tutto questo preambolo è servito solamente per introdurre una delle questioni più calde dell’ultima settimana.

Da quanto comunicato ufficialmente qualche giorno fa, a partire dal primo ottobre, OnlyFans vieterà la diffusione di materiale pornografico, oltre a procedere alla rimozione di quello già presente sul sito. E già qui si apre un dibattito fervente: come si valuta il livello di pornografia di un’immagine, in base alla nudità degli interpreti, del grado di allusione? Una persona che mangia un Calippo può essere considerata una scena vietata ai minori? Probabilmente dipenderà dal modo in cui verrà attuata l’operazione. La selezione avverrà manualmente o attraverso un algoritmo? Un po’ come nella VAR rimarrà un cono d’ombra che solamente l’interpretazione personale potrà valutare, e in quanto tale, il consenso non sarà mai unanime.

Perché si è arrivati a questa decisione? Perché i circuiti di pagamento più importanti a livello globale ( Visa e Mastercard) hanno deciso di discostarsi da ogni piattaforma che proponesse contenuti espliciti dopo lo scandalo di Pornhub dovuto alla pubblicazione di alcuni video che trascendevano ogni limite della decenza,  non giustificabili con nessun feticismo. Ma chiudere Pornhub per la diffusione di materiali pedopornografici sarebbe come chiudere facebook perché diversi utenti riportano fake news. Sicuramente alla più grande piattaforma del mondo si può imputare un poco rigore nei controlli, ma la battaglia da combattere è un’altra, e demonizzare il porno in toto è un atteggiamento che non serve a nulla.

Il fenomeno OnlyFans è esploso durante la pandemia, determinato proprio dalla condizioni di isolamento del primo lockdown mondiale. La reclusione in casa ha (presumibilmente) invogliato la gente a masturbarsi con più frequenza, ma ha forse spinto a cercare con i creatori di contenuti un possibile contatto, seppure filtrato da un abbonamento a pagamento. Insomma, OnlyFans non ha avuto successo solamente perché ha fornito l’opportunità di vedere quella o questa persona che seguivamo su Instagram in abiti che non ci saremmo mai sognati, ma anche perché ha permesso di instaurare una sorta di intimità (magari solo apparente) con essa. Ha portato il porno ad un altro livello rendendolo comune, ma non nel senso di fruibile a tutti – come nel caso di Pornhub -, ma coinvolgendo le “persone normali”. Questo ha contribuito alla creazione di centinaia di posti di lavoro e ha dato vita a una nuova branchia del sex work.

OnlyFans ha umanizzato anche influencer e dive dell’hard che inevitabilmente si sono riversate sulla piattaforma. La sua nascita è avvenuta non solo per venir incontro alle richieste sempre più particolari degli utenti, ma soprattutto per tutelare diritti, soldi e immagini di creator e clienti, spingendoli a spendere i perché tutelati da un circuito sicuro e lontano dalla possibilità di truffe ricatti. Il mercato del porno, che un po’ come quello delle droghe era più assimilabile ad un mercato nero, non poteva che trarre vantaggi da una regolarizzazione. E inoltre la creazione di questa sorta di hub d’elite fatta di abbonamenti è servita anche a discostare un buon numero di ragazzini. Insomma dai, le sigarette nuociono veramente alla saluta, un porno non hai mai ucciso nessuno. Pagare un abbonamento a OnlyFans equivale a pagarlo a Netflix per suguirsi una serie o a Dazn per una partita. Che si stia acquistando un tosaerba o un video furry, se entrambe le parti sono consenzienti e l’operazione avviene in un circuito sicuro con una transizione tassata, quali sono i problemi?

Con un metodo di verifica dei creator una piattaforma privata difficilmente avrebbe condiviso materiale pedopornografico, violento e di revenge porn. Le opinioni delle creator si dividono tra chi sente minacciato il proprio lavoro, chi pensa in fondo non cambierà nulla e troverà il modo per aggirare il nuovo regolamento, chi sta già provvedendo a trovare altri canali. Il rapper Tyga ha colto la palla al balzo per lanciare myystar, una piattaforma alternativa ad OF che permetterà la condivisione di materiali pornografici. E di sicuro nasceranno decine di altri siti che sfrutteranno Paypal, le cripto valute e altri metodi pagamento altrettanto sicuri. Nelle ultime ore tuttavia sul profilo Twitter di OnlyFans è comparso un nuovo annuncio, che dichiara annullato il cambio di policy sui contenuti porno, sostenendo la necessità della piattaforma di essere una casa per i creator. Che sia una marcia indietro solo apparente messa in atto solo per mettere a tacere le tante voci che hanno protestato in questi giorni, non lo possiamo sapere. Nei prossimi giorni arriveranno – si spera – altre comunicazioni.

A prescindere da come finirà questa vicenda, quel che è certo è che come nella prostituzione e nelle sostanze stupefacenti, anche nel mondo del porno ristagna un’ipocrisia di fondo che è dominata da un unico denominatore, il denaro, spesso più volgare di tante scene di gang bang. Il porno invece a volte può essere anche arte, ve lo ricordiamo qui.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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