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Home Art

È giusto strappare la street art dai muri e metterla in un museo?

by Gabriele Ferraresi
8 Marzo 2016
in Art
È giusto strappare la street art dai muri e metterla in un museo?

6_Untitled_ante

Sane Smith Untitled
©Sane Smith, Untitled, 1990 ca., Inchiostro su carta, Museum of the City of New York, Gift of Martin Wong

 

È giusto spostare, o addirittura strappare, la street art dalla strada e metterla in un museo? Ne avevamo scritto nei giorni passati, a proposito proprio di Blu “le sue opere stanno venendo “strappate” dai muri per essere restaurate ed archiviate. Ovviamente non dalle istituzioni ma da privati che ne hanno subito colto il valore non solo culturale e sociale ma soprattutto economico“. Ma la domanda di partenza è poi la stessa che ha aperto una lunga scia di polemiche collegate agli “strappi” dai muri di alcune delle opere presenti alla mostra Street Art – Banksy & Co. a Bologna: dal 18 marzo infatti potremo ammirare a Palazzo Pepoli opere di artisti locali, direttamente bolognesi o italiani, come Blu, Cuoghi Corsello, Dado, Rusty, Tommaso Tozzi, sia stranieri, come Banksy, i brasiliani Os Gemeos, John Fekner e Rammellzee.

Street artist – diciamo semplicemente: artist – contro curatori quindi, accusati di sfruttare più per motivi economici che altro un genere di espressione artistica nata per strada, e che lì dovrebbe restare. A guidare lo scontro tra curatori e street artist che si sentono defraudati delle proprie opere anche artisti come Ericailcane

“Per tutti quelli che non rispettano il bene comune ed il lavoro altrui, capaci solo di rubare e vivere da parassiti”http://www.ericailcane.org/sito2/?p=437

Posted by Ericailcane on Monday, February 22, 2016

 

Non si hanno notizie di chiarimenti e la frattura tra alcuni artisti e curatori sembra difficile da ricomporre: del resto, come scriveva Claudia Baccarani sul Corriere di Bologna “la «guerra» di chi considera quasi un sacrilegio staccare opere condannate a finire distrutte e metterle in un museo è destinata a proseguire“.

Noi sulle polemiche relative alla mostra abbiamo voluto sentire direttamente Luca Ciancabilla, uno dei curatori, insieme a Christian Omodeo e Sean Corcoran. “Intanto su 250 opere esposte, il 15%, forse il 20% sono opere di strada, il resto sono opere da galleria” premette Ciancabilla, che precisa “per quel che riguarda gli strappi, c’è gente che strappa da almeno 15 anni: e questa degli strappi è una polemica gratuita, strumentale. Nella mostra sono pochissimi, meno di dieci, per esempio opere di Blu che erano in fabbriche abbandonate e che sarebbero state demolite” e conclude “Ha ragione chi sostiene che la street art debba essere effimera, ma proviamo anche a fare un’altra strada: dico solo, proviamoci“. E a proposito di Bologna, Ciancabilla aggiunge “Ha dimostrato di essere all’avanguardia, tutti sono passati di qui: è una capitale mondiale dell’arte“.

Più o meno quello che aveva spiegato ad Art Tribune il collega curatore Christian Omodeo, che alla domanda se avesse senso togliere opere nate sulla strada, dalla strada dov’erano esposte ribatteva “Ha senso esporre i marmi del Partenone al British Museum o i quadri d’altare provenienti da chiese italiane nei più importanti musei stranieri? Ha senso un museo come il Quai Branly o gli oggetti che vi sono esposti dovrebbero piuttosto essere restituiti alla tribù e ai Paesi dai quali provengono? Aveva senso ridare all’Etiopia l’obelisco che si trovava a Roma, a due passi dal Circo Massimo?Come sempre, il problema vero quando si altera la destinazione d’uso di un oggetto, monumento o opera d’arte, non è tanto cosa si fa, ma perché lo si fa. Come ricorda Bénédicte Savoy, quello che va valutato non è tanto lo spostamento, ma il motivo di una “traslazione patrimoniale”.“.

Nel mentre la mostra e i contenuti passano quasi in secondo piano, ed è un peccato, visto che per la prima volta in Italia vedremo la collezione donata nel 1994 dal pittore statunitense Martin Wong al Museo della Città di New York, che andrà a confluire in una “mostra dentro la mostra che vuole individuare la New York del 1980, nella quale si potranno ammirare lavori dei più grandi graffiti writers e street artists statunitensi come Dondi White, Keith Haring, e Lady Pink“.

La mostra Street Art – Banksy e Co. – L’arte allo stato urbano è in programma dal 18 marzo a Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna, in via Castiglione 8 a Bologna. La mostra sarà aperta lunedi dalle 14.30 alle 20.00, mentre da martedì a domenica dalle 10.00 alle 20.00 e solo il venerdì dalle 10.00 alle 22.00. Biglietti interi a 13 euro, ridotti a 11.

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Tags: street art
Gabriele Ferraresi

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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