Un titolo su cinque. È la quota della serialità e del cinema italiano che porta sullo schermo le strade, i quartieri, i laghi e i paesaggi del Lazio, una concentrazione che trasforma la regione in qualcosa di più di un semplice set privilegiato: ne fa il cuore pulsante dell’intera industria audiovisiva nazionale. I dati pubblicati il 21 ottobre 2026 dall’organizzazione Mia restituiscono un quadro inequivocabile: la produzione audiovisiva nel Lazio non è un fenomeno locale, ma una realtà strutturale che ridisegna le geografie creative e occupazionali di tutto il Paese.
Una regione, il 40,6% dell’occupazione nazionale
Il dato più sorprendente non riguarda le storie raccontate, ma le persone che le realizzano. Secondo l’analisi di Mia, il Lazio concentra il 40,6% dell’occupazione nazionale nel cuore della filiera audiovisiva: una percentuale che non ha paragoni in nessun’altra regione italiana e che racconta un ecosistema produttivo di straordinaria densità. Significa che quasi uno su due lavoratori del settore — tecnici, operatori, costumisti, scenografi, montatori, coordinatori di produzione — svolge la propria attività professionale all’interno dei confini regionali.
Nel contesto italiano, dove il dibattito sulla distribuzione territoriale delle risorse culturali è spesso soffocante e irrisolto, questo squilibrio solleva domande legittime. Ma solleva anche una riflessione diversa: la concentrazione non è necessariamente una distorsione. Può essere, invece, il risultato di decenni di investimenti infrastrutturali, di una tradizione produttiva radicata, di un tessuto di competenze che si è accumulato nel tempo e che oggi genera un vantaggio competitivo difficile da replicare altrove.
Roma come scenario: da Un professore ai Cesaroni
L’analisi di Mia censisce anche la dimensione narrativa del primato laziale, e il quadro che emerge è altrettanto netto. Tra i titoli ambientati a Roma e dintorni figurano produzioni di peso e di genere diversissimo, a testimonianza che la capitale non è solo uno sfondo intercambiabile, ma un elemento drammaturgico a tutti gli effetti.
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Un professore, prodotto da Banijay Studios, ambienta le sue vicende scolastiche e familiari in una Roma quotidiana e riconoscibile, fatta di licei, mercati rionali e periferie che non cercano la cartolina ma la verità. I Cesaroni — Il ritorno, firmato da Publispei, riporta sullo schermo una famiglia che è diventata nel tempo un’icona della serialità popolare italiana, con la Garbatella come quinta scenica inconfondibile. Call My Agent — Italia, adattamento del fortunato formato francese Dix pour cent realizzato da Palomar, sceglie Roma come sede del mondo dello spettacolo italiano, con le sue agenzie, i suoi attori e le sue contraddizioni.
A questi si aggiunge Mrs Playmen, produzione di Aurora TV che porta sullo schermo una storia ambientata nella capitale, e Buongiorno, mamma! di Lux Vide, che allarga lo sguardo oltre il Grande Raccordo Anulare per approdare alle sponde del lago di Bracciano: una scelta che racconta quanto il Lazio audiovisivo non si esaurisca dentro le mura di Roma, ma si estenda a un territorio ricco di paesaggi, borghi e atmosfere capaci di sostenere narrazioni diverse.
Perché il Lazio domina la produzione audiovisiva italiana
La risposta più immediata è infrastrutturale. Roma ospita da decenni gli studi di produzione più grandi e attrezzati d’Italia, un sistema di teatri di posa, laboratori di post-produzione e strutture tecniche che non ha equivalenti nel resto del Paese. Questa dotazione materiale genera un effetto di agglomerazione: le produzioni scelgono il Lazio perché lì trovano tutto ciò di cui hanno bisogno, e la loro presenza consolida ulteriormente il tessuto di fornitori, professionisti e competenze disponibili sul territorio.
Ma c’è anche una componente culturale e narrativa che non va sottovalutata. Roma è una città che si presta allo storytelling con una generosità rara: la sua stratificazione storica, la coesistenza di grandiosità e degrado, di centro e periferia, di tradizione e modernità, offre agli autori una tavolozza visiva e sociale di eccezionale ricchezza. Non è un caso che tante serie italiane tornino a raccontarla: ogni quartiere è un universo, ogni strada porta il peso di una storia.
Il territorio come personaggio: oltre la semplice location
Uno degli elementi più significativi che emerge dall’analisi di Mia riguarda la qualità della presenza del territorio nelle produzioni. Il Lazio non è semplicemente uno sfondo neutro su cui proiettare storie che potrebbero svolgersi altrove: è sempre più spesso un personaggio a pieno titolo, con una sua identità, una sua voce, una sua funzione drammatica.
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Il lago di Bracciano in Buongiorno, mamma! non è una location pittoresca scelta per ragioni estetiche: è un paesaggio che definisce il ritmo della narrazione, la distanza dal caos urbano, la dimensione sospesa e familiare della storia. Allo stesso modo, i quartieri romani di I Cesaroni o le strade percorse dal professore di Un professore non sono intercambiabili con qualsiasi altra città italiana: portano con sé un codice culturale preciso, immediatamente riconoscibile per il pubblico.
Questa tendenza a fare del territorio un elemento narrativo strutturale ha implicazioni anche economiche. Quando una serie diventa popolare, i luoghi in cui è ambientata diventano mete di set-jetting, quel fenomeno per cui i fan cercano di visitare i luoghi delle storie che amano. Il Lazio, con la sua varietà paesaggistica e la sua accessibilità turistica, è in una posizione ideale per beneficiare di questo effetto moltiplicatore.
Prospettive e sfide per il futuro del settore
Il primato laziale nella produzione audiovisiva in Lazio è solido, ma non immobile. Il settore audiovisivo italiano sta attraversando una fase di trasformazione accelerata, guidata dalla crescita delle piattaforme di streaming, dal cambiamento delle abitudini di consumo e dall’aumento della competizione internazionale per attrarre produzioni straniere.
In questo scenario, la capacità del Lazio di mantenere e rafforzare la propria posizione dipenderà da fattori diversi: la qualità delle infrastrutture, la disponibilità di professionisti formati, le politiche di incentivo fiscale e la capacità di attrarre non solo produzioni italiane ma anche internazionali in cerca di location europee. L’Italia ha già dimostrato di saper competere su questo fronte, e il Lazio è la regione meglio posizionata per raccogliere questa sfida.
Resta da capire se il sistema saprà distribuire in modo più equilibrato i benefici di questa concentrazione — in termini di formazione, di opportunità per i giovani professionisti, di sviluppo delle filiere locali — o se il vantaggio competitivo laziale rimarrà appannaggio di un nucleo ristretto di grandi player. È questa, forse, la domanda più importante che i dati di Mia pongono all’industria e alle istituzioni: non solo quanto vale il primato del Lazio, ma a chi appartiene davvero e come può diventare un motore di sviluppo più diffuso e duraturo per l’intero sistema audiovisivo italiano.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





