Dagli abiti futuristici di Jane Fonda in Barbarella alla tunica indossata da Anthony Hopkins in Those About To Die, passando per i costumi di scena di alcuni dei film più amati del cinema italiano: gli studi di Cinecittà, a Roma, ospitano fino al 15 febbraio 2027 una delle esposizioni dedicate ai costumi cinema mostra più ricche degli ultimi anni, capace di attraversare decenni di storia cinematografica attraverso i tessuti, i ricami e le scelte stilistiche che hanno reso indimenticabili certi personaggi sullo schermo.
Cinecittà si Mostra: un’esposizione che racconta il cinema attraverso i suoi abiti
L’esposizione si chiama Cinecittà si Mostra e ha aperto i battenti il 10 ottobre 2026, occupando gli spazi iconici degli studi romani che da decenni rappresentano il cuore produttivo del cinema italiano e internazionale. La scelta di rendere protagonisti i costumi di scena non è casuale: l’abito cinematografico è molto più di un semplice elemento scenografico. È il primo strumento con cui un personaggio comunica al pubblico la propria identità, il proprio tempo, la propria condizione sociale ed emotiva. Ogni cucitura, ogni scelta cromatica, ogni dettaglio nasconde decisioni creative che coinvolgono registi, costumisti e attori in un dialogo spesso lungo mesi.
Il risultato, nel caso di questa mostra, è un percorso espositivo che mette in dialogo epoche e generi molto distanti tra loro, accomunati dalla capacità di trasformare un abito in un’icona visiva capace di sopravvivere alla singola pellicola.
→ Leggi anche: Festa del Cinema di Roma, 120mila presenze: il bilancio della ventunesima edizione
Da Hollywood agli studi romani: i pezzi più attesi
Tra i costumi cinema mostra più discussi e attesi dal pubblico spicca senza dubbio la mise di Jane Fonda tratta da Barbarella, il film di fantascienza erotica diventato nel tempo un oggetto di culto per la storia del costume cinematografico e della cultura pop internazionale. Vedere da vicino quegli abiti — pensati per evocare un futuro al tempo stesso sensuale e ingenuo — significa confrontarsi con un momento preciso nella storia del design applicato al cinema, quando la fantascienza diventava anche un laboratorio di sperimentazione estetica.
Altrettanto significativa è la presenza della tunica indossata da Anthony Hopkins in Those About To Die, la produzione che ha portato Cinecittà al centro di una delle più ambiziose operazioni televisive degli ultimi anni. Vedere il costume di un personaggio di tale peso drammatico esposto fuori dal set restituisce al visitatore la dimensione artigianale e materiale di un lavoro spesso invisibile sullo schermo.
Accanto a questi pezzi di produzione internazionale, l’esposizione riserva ampio spazio al cinema italiano, con costumi provenienti da Il Marchese del Grillo, uno dei film più amati della commedia italiana, e dalle produzioni di Pier Paolo Pasolini e Bernardo Bertolucci: sono in mostra, rispettivamente, i costumi del Decameron — tra cui abiti legati alla figura di Silvana Mangano — e quelli de Il conformista, con i costumi associati a Stefania Sandrelli. Quest’ultimo film, in particolare, rappresenta uno dei vertici del rapporto tra moda, storia e regia nel cinema europeo del Novecento, con una cura stilistica che riflette le atmosfere del fascismo italiano attraverso linee sartoriali di grande precisione.
→ Leggi anche: Roma 2026, la Festa del Cinema si prepara alla 21ª edizione con star internazionali e titoli in concorso
Il diavolo veste Prada 2 e il presente della moda al cinema
L’esposizione non guarda soltanto al passato. Tra i pezzi che attirano maggiore curiosità figurano i costumi di Il diavolo veste Prada 2, il sequel del film che nel 2006 aveva trasformato il mondo dell’alta moda in un territorio narrativo autonomo, con un impatto culturale che va ben oltre il cinema. La presenza di questi abiti nella mostra di Cinecittà segnala come il costume cinematografico contemporaneo — spesso realizzato in collaborazione con grandi maison — sia diventato esso stesso un oggetto da preservare e studiare, al pari dei capi storici di produzione artigianale.
Il confronto tra i costumi di Barbarella, concepiti negli anni Sessanta con materiali sintetici e forme futuriste, e quelli di una produzione attuale come Il diavolo veste Prada 2 offre al visitatore una prospettiva concreta sull’evoluzione del mestiere del costumista cinematografico: da artigiano invisibile a figura creativa riconosciuta, sempre più spesso al centro del dialogo tra industria della moda e industria del cinema.
Cinecittà come spazio culturale permanente
Ospitare una mostra di questa portata all’interno degli studi di produzione attivi è una scelta che dice molto sulla direzione che Cinecittà ha scelto per sé stessa negli ultimi anni: non solo luogo di lavoro per produzioni nazionali e internazionali, ma anche polo culturale capace di aprirsi al pubblico e di raccontare la propria storia attraverso le tracce materiali lasciate dai film. I costumi di scena, in questo senso, sono documenti: testimoniano processi creativi, collaborazioni artistiche, scelte produttive che altrimenti resterebbero invisibili agli occhi di chi guarda uno schermo.
Con un calendario che copre oltre quattro mesi — dal 10 ottobre 2026 al 15 febbraio 2027 — Cinecittà si Mostra si posiziona come appuntamento di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi al cinema da una prospettiva diversa, più tattile e concreta. Per informazioni e aggiornamenti è possibile consultare il sito ufficiale di Cinecittà. Che si tratti di appassionati di moda, cinefili o semplici curiosi, l’esposizione offre un punto di accesso privilegiato a quel lavoro sommerso che trasforma un attore in un personaggio e un set in un mondo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





