Venticinque anni dopo il G8 di Genova, quella ferita collettiva torna al centro del cinema italiano grazie a un progetto che porta la firma produttiva di Paolo Sorrentino: Foa – C’era una volta il futuro, opera prima della regista genovese Margherita Ferrari, ha debuttato nella sezione Panorama Italia di Alice nella città, il festival parallelo alla Festa del Cinema di Roma 2026. Un esordio che non passa inosservato, sostenuto da una struttura produttiva di peso — Numero 10, la società di Sorrentino, insieme a The Apartment del Fremantle Group, Piperfilm e Netflix — e da un soggetto che interroga ancora oggi la memoria civile del Paese.
Un film che nasce da una ferita non rimarginata
La scelta di ambientare Foa nel 20 luglio 2001 a Genova non è casuale né puramente evocativa: è un atto di posizionamento preciso rispetto a uno dei momenti più controversi e dolorosi della storia repubblicana recente. Il G8 genovese rimane, a distanza di decenni, un evento su cui il dibattito pubblico non si è mai davvero chiuso, tra processi, sentenze, ricostruzioni e memorie divergenti. Sorrentino stesso ha definito il film come nato “da una ferita che la storia non è mai riuscita davvero a rimarginare”, una dichiarazione che chiarisce l’ambizione del progetto: non una ricostruzione documentaristica, ma un’esplorazione emotiva e narrativa di quel momento.
La regia appartiene a Margherita Ferrari, genovese, alla sua prima prova nel lungometraggio. Il fatto che una regista legata alla città di Genova firmi questo racconto aggiunge una dimensione ulteriore al progetto: non è uno sguardo esterno sul trauma, ma qualcosa di più intimo, radicato nell’appartenenza a quel luogo e a quella storia. La scelta di Sorrentino di sostenere questo debutto — con la sua società di produzione e il suo nome come garanzia creativa e commerciale — è un segnale forte sulla fiducia riposta nel progetto e nella visione della regista.
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La struttura narrativa: tre fuggitivi e una giovane donna
Al centro di Foa c’è Nicole, diciotto anni, incinta, che si trova a Genova nel giorno più caldo e violento del vertice. Attorno a lei, tre manifestanti in fuga. La scelta narrativa è significativa: invece di raccontare il G8 attraverso le sue figure istituzionali o i suoi momenti più noti di scontro, il film sceglie la prospettiva di chi quel giorno si trovava in mezzo agli eventi senza necessariamente averli cercati. È un approccio che privilegia l’umano sul politico, il corpo sul discorso, la contingenza sulla cronaca.
Il cast riunisce Gaia Ravina, Gabriele Falsetta, Clara Tramontano, Iker Urgoiti, Elena Arvigo e Fulvio Pepe, un ensemble che mescola volti noti e nuove presenze, coerente con l’approccio di un’opera prima che vuole costruire il suo spazio senza appoggiarsi esclusivamente a star consolidate. La distribuzione nelle sale è affidata a Piperfilm, che è anche co-produttore del film, garantendo così una continuità tra la visione creativa e la strategia di uscita commerciale.
Il foa film g8 genova come caso produttivo: Sorrentino e il cinema del presente

Analizzare il foa film g8 genova solo come evento festivaliero sarebbe riduttivo. La struttura produttiva che lo sostiene dice molto sulle dinamiche attuali del cinema italiano d’autore. La presenza di Netflix come co-produttore accanto a realtà come The Apartment — già coinvolta in produzioni di livello internazionale attraverso il Fremantle Group — segnala che il progetto ha ambizioni che vanno oltre il circuito dei festival nazionali. Il sostegno di una piattaforma globale a un’opera prima italiana su un tema così specificamente italiano è, in sé, una notizia.
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Per Sorrentino, produttore attraverso Numero 10, si tratta di un ruolo diverso da quello di regista: qui è il garante di un talento altrui, la figura che mette a disposizione la propria credibilità e la propria rete per dare visibilità a una voce nuova. È un gesto che nel cinema italiano non è frequentissimo, e che richiama alla mente pratiche più comuni nel cinema anglosassone, dove i registi affermati spesso producono esordi di cineasti emergenti. Il fatto che Ferrari sia genovese e che il film racconti Genova aggiunge a questo sodalizio una coerenza quasi programmatica.
Alice nella città e il contesto festivaliero
La scelta di presentare Foa ad Alice nella città, nella sezione Panorama Italia, è coerente con la natura del festival: nato come spazio dedicato al cinema per giovani e nuove generazioni, Alice nella città è diventato nel tempo un luogo di scoperta di nuovi autori italiani e internazionali. Inserire un’opera prima che parla di una diciottenne in fuga durante il G8 in un contesto pensato per il pubblico giovane non è una scelta banale — è un tentativo di creare un dialogo tra la memoria di una generazione e la sensibilità di quella successiva.
Il debutto nella Festa del Cinema di Roma 2026 garantisce al film una visibilità immediata e una copertura critica che poche altre piattaforme di lancio avrebbero potuto offrire. La distribuzione teatrale seguirà a cura di Piperfilm, con la disponibilità su Netflix che amplificherà ulteriormente la portata del progetto oltre i confini della sala cinematografica.
Quello che Foa – C’era una volta il futuro porta con sé è la dimostrazione che il cinema italiano sa ancora affrontare le proprie zone d’ombra con strumenti narrativi nuovi, scegliendo voci inedite e prospettive laterali rispetto alla grande storia. Il 20 luglio 2001 a Genova non è ancora finito: con questo film, forse, comincia a essere raccontato in modo davvero diverso.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





