Quattro giorni, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, per rimettere in scena uno degli archetipi più potenti e controversi della storia umana: la strega. È questo il cuore di Witch Is, lo spettacolo della Compagnia Landi/Mignemi/Paris che approda al Teatro Torlonia di Roma in uno dei periodi dell’anno più evocativi per questo tipo di racconto. Lo spettacolo sulle streghe a Roma non è soltanto un appuntamento autunnale nel calendario della scena capitolina, ma un’operazione culturale che affronta con serietà drammaturgica una figura da sempre al crocevia tra mito, storia e politica del corpo femminile.
Un archetipo che brucia ancora: la strega come donna demonizzata
Il punto di partenza di Witch Is è dichiarato con precisione dal titolo stesso dell’evento sul portale ufficiale del Comune di Roma: «archetipo di donna demonizzata». Non si tratta di una lettura folkloristica né di un omaggio al soprannaturale fine a se stesso. La drammaturgia di Francesca Mignemi costruisce invece un discorso sulla figura della strega come simbolo di una donna storicamente perseguitata proprio perché libera, autonoma e padrona del proprio corpo.
Questa prospettiva ribalta la narrazione tradizionale: la strega non è il mostro ai margini della comunità, ma la donna che quella comunità non riusciva a controllare. Il corpo femminile indipendente, la conoscenza tramandata al di fuori delle istituzioni, la sessualità non subordinata — elementi che, nel corso dei secoli, sono stati trasformati in accuse, in processi, in roghi. Witch Is porta tutto questo sul palco, non come rievocazione storica, ma come spazio di memoria, resistenza e trasformazione: tre parole che il progetto artistico usa esplicitamente come coordinate del proprio lavoro.
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La regia di Virginia Landi e la scelta del Teatro Torlonia
A guidare la messa in scena è Virginia Landi, la cui regia si inserisce in un progetto in cui la collaborazione tra le tre componenti della compagnia — Landi, Mignemi e Paris — appare strutturale, non occasionale. Il nome stesso del gruppo, Compagnia Landi/Mignemi/Paris, riflette una modalità di lavoro collettiva che è già di per sé una dichiarazione di intenti: non la gerarchia del teatro tradizionale, ma una costruzione condivisa del senso.
La scelta del Teatro Torlonia come sede non è neutra. Situato nel quartiere Prati, il Torlonia è uno dei teatri municipali romani con una vocazione spiccata verso la ricerca e la drammaturgia contemporanea. Ospitare uno spettacolo come Witch Is in questo spazio significa inserirlo in un contesto che già il pubblico romano associa alla sperimentazione e all’impegno culturale — un segnale di come la produzione voglia posizionarsi nel panorama teatrale della città.
Il calendario autunnale e la densità del periodo scelto
La finestra temporale scelta per lo spettacolo streghe Roma non è casuale. Dal 29 ottobre al 1° novembre, la programmazione attraversa Halloween e si chiude nel giorno dei Santi, coprendo un arco di date in cui il tema della morte, del soprannaturale e dei confini tra mondi ha una risonanza culturale amplificata. Ma sarebbe riduttivo leggere Witch Is come un prodotto stagionale pensato per cavalcare l’onda della festa anglosassone.
Al contrario, il progetto sembra voler usare quella sovrapposizione per creare un cortocircuito: mentre fuori dal teatro si consumano costumi e zucche intagliate, dentro il Torlonia si propone una riflessione più scomoda su cosa significhi davvero essere stata chiamata «strega» nel corso della storia. Il contrasto tra la dimensione commerciale e pop del periodo e la profondità drammaturgica dello spettacolo è, probabilmente, parte integrante del messaggio.
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Memoria e resistenza: perché questo spettacolo parla al presente
La figura della strega come archetipo di resistenza ha conosciuto una fortissima rivalutazione nel dibattito culturale contemporaneo. Studi storici, movimenti femministi e produzioni artistiche di tutto il mondo hanno riscoperto nelle persecuzioni delle presunte streghe — soprattutto tra il XV e il XVIII secolo — una delle più sistematiche operazioni di controllo sul corpo e sulla conoscenza femminile mai messe in atto in Occidente.
Witch Is si inserisce in questo filone con uno strumento specifico: il teatro. La scena live, con la sua capacità di creare presenza e comunità temporanea tra chi guarda e chi agisce, è forse il luogo più appropriato per affrontare un tema che riguarda proprio la relazione tra corpi, spazio pubblico e potere. Portare questo spettacolo sulle streghe a Roma, in una città in cui la stratificazione storica è visibile in ogni angolo, aggiunge un ulteriore livello di significato: Roma non è solo una location, ma un palinsesto di memorie su cui ogni nuova narrazione si inscrive.
Per chi vuole seguire gli aggiornamenti ufficiali sull’evento, il portale Roma Capitale riporta tutte le informazioni aggiornate sulla programmazione al Teatro Torlonia.
Quattro sere al Torlonia, dunque, per uno spettacolo che usa la figura della strega non come costume ma come chiave interpretativa — un modo per guardare al passato con gli occhi del presente, e al presente con la consapevolezza di chi conosce il peso di certe parole. Il fatto che Witch Is scelga Roma come palcoscenico per questo racconto di memoria e trasformazione dice qualcosa di preciso su dove, nel 2026, si vuole che certi discorsi vengano fatti.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





