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Home Art

Più reale del vero: gli splendidi ritratti a bomboletta spray di Neve

by Stefano Disastro
2 Febbraio 2017
in Art
Mansiiaj
Neve

 

Neve è un giovane writer torinese di grande talento con una spiccata passione per il classicismo. Da sempre lavora per mettere insieme un tipo di estetica decisamente più accademica al mondo della street art, ottenendo risultati veramente impressionanti. Ha risposto a qualche nostra domanda e ci ha raccontato meglio le sue opere.

 

Breve presentazione: chi sei, quanti anni hai, da dove vieni?
Sono Neve, ho trent’anni e vengo da un sacco di posti ma sono nato a Torino.

Dove sei adesso? Descrivi la stanza in cui ti trovi
Ora sono nel mio studio, è tutto prevalentemente bianco, l’aria sa di carta, the nero e Cohiba. C’è la gatta che dorme su una poltrona accanto alle librerie dei libri d’arte, ci sono due grandi scrivanie su cui, illuminati a spot dalle lampade, ci sono solo una matita, un gomitolo di lana rosso e un posacenere di vetro. Ci sono due nicchie nel muro in cui sono incolonnate ad alveare un migliaio di bombolette, di fianco delle mensole bianche con libri di medicina cinese, una sfera armillare d’ottone, dei piccoli cactus e una cornice con una farfalla in tassidermia. Sulla parete dove disegno, sorretto da due montanti cromati, c’è un grosso quadro nero che devo ancora iniziare, accanto una piccola scrivania bianca con un acquarello che sta asciugando, un computer, delle matite colorate e un vecchio libro senza copertina.

 

Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve
Il nuovo classicismo di Neve

La prima cosa che hai disegnato e l’ultima
Non credo sia la prima cosa che ho disegnato, ma nei miei ricordi più remoti c’è un campo di papaveri dipinto con le tempere, l’ultima, invece, risale a meno di un’ora fa ed è una mia versione del ratto di Ganimede a Bic nera ma è più uno schizzo che un disegno vero e proprio.

Hai dei rituali prima di metterti al lavoro e dopo aver finito?
Non ho dei rituali del prima e del dopo perché non riesco ad identificare un momento in cui inizio o finisco di lavorare, ci sono piuttosto abitudini legate al tipo di lavoro che sto facendo: se sto studiando la composizione di un quadro ascolto quasi sempre una fuga di Bach, se sto disegnando apro una bottiglia di vino rosso, se devo dipingere un muro che mi mette molta ansia prima di iniziare prego.

Qual è la tua tecnica preferita e perché?
Amo molte tecniche tra cui la matita, l’acquerello e l’incisione, ma lo strumento che preferisco è lo spray a mano libera perché è una delle poche tecniche che non contempla il contatto diretto con la superficie e permette di rappresentare la luce in maniera molto efficace.

 

 

Qual è l’errore che un artista non dovrebbe mai commettere?
Credo sia il diventare arroganti: credere di essere arrivati a una risposta e smettere di porsi delle domande, smettere di confrontarsi, di interrogarsi e di crescere.

Che rapporto hai con le tue opere? Le vendi senza problemi o fai fatica a staccarti?
Ho un rapporto complicato i miei disegni… da un lato li sento come pezzi della mia anima e ogni volta soffro a separarmene come si soffre a smettere un vizio, dall’altro non me ne sento mai completamente padrone e fino a che li tengo li tratto come se non fossero miei. Per i muri è diverso, sono sereno nel lasciarli per il mondo a vivere le loro vite.

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Tags: street art
Stefano Disastro

Stefano Disastro

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