Nel secondo trimestre del 2026 il mercato immobiliare italiano ha mostrato un passo più lento: secondo il sondaggio di Banca d’Italia condotto tra gli agenti immobiliari, i prezzi delle case hanno rallentato, le compravendite si sono lievemente ridotte e la domanda è rimasta prudente, in un quadro in cui il credito continua però a non rappresentare un ostacolo rilevante per chi compra.
Prezzi delle case in rallentamento nel secondo trimestre 2026
Il segnale principale arriva dai prezzi di vendita delle abitazioni, che nel periodo aprile-giugno hanno mostrato, nelle valutazioni degli operatori, un ritmo meno sostenuto rispetto ai mesi precedenti. Non si tratta di una frenata brusca, almeno nelle indicazioni raccolte da Bankitalia, ma di un movimento più misurato dopo una fase in cui il mercato aveva mantenuto una certa tenuta anche in presenza di tassi più alti rispetto agli anni passati.
Gli agenti immobiliari intervistati hanno indicato un rallentamento diffuso, pur in un contesto nel quale i margini di sconto sui prezzi richiesti restano contenuti. È un dettaglio non secondario: chi vende, in molti casi, non sembra ancora disposto a rivedere in modo marcato le proprie aspettative. “Le trattative ci sono, ma il venditore tende ad aspettare”, ha spiegato in via informale un operatore del settore a Milano, descrivendo un clima fatto di prudenza più che di arretramento.
Anche i tempi di vendita rimangono stabili sui livelli minimi dall’inizio della rilevazione, un dato che conferma come gli immobili ritenuti congrui per prezzo e posizione continuino a trovare acquirenti in tempi relativamente brevi. Il mercato, insomma, rallenta ma non si blocca. La differenza, oggi, la fanno soprattutto qualità dell’abitazione, zona e sostenibilità della rata.
Compravendite in lieve calo e domanda ancora contenuta
Nel sondaggio di Banca d’Italia emerge anche una leggera riduzione delle compravendite intermediate dalle agenzie rispetto allo stesso periodo del 2025. Il calo, secondo le indicazioni disponibili, è contenuto, ma segnala una domanda che resta selettiva e meno espansiva rispetto ad altre fasi del ciclo immobiliare.
La domanda di abitazioni viene descritta dagli operatori come ancora contenuta. Pesano diversi fattori: il livello dei prezzi in molte città, la capacità di spesa delle famiglie, le incertezze legate al reddito e, in alcuni casi, la distanza tra le richieste dei venditori e le offerte degli acquirenti. Eppure il quadro non appare depresso, perché chi cerca casa continua a muoversi, soprattutto quando trova immobili efficienti, ben collegati e con costi di gestione non troppo elevati.
Sul lato opposto, l’offerta di abitazioni continua a ridursi. Meno case sul mercato significano una minore possibilità di scelta per gli acquirenti e contribuiscono a sostenere i valori, anche quando la domanda non cresce. È una dinamica già visibile in diverse aree urbane, dove gli immobili in buone condizioni vengono assorbiti più rapidamente, mentre quelli da ristrutturare restano più esposti alla trattativa.
Credito disteso, sconti e tempi di vendita restano stabili
Le condizioni di accesso al credito rimangono distese, secondo quanto riferito dagli agenti nel sondaggio. Questo significa che mutui e finanziamenti, pur dentro un quadro ancora influenzato dal costo del denaro, non vengono percepiti come il principale freno alle operazioni. Le banche valutano con attenzione redditi, garanzie e rapporto tra rata e stipendio, ma il credito non sembra aver chiuso la porta ai compratori solvibili.
Bankitalia rileva inoltre che le condizioni dei mutui casa continuano a incidere in misura modesta sulle cessazioni degli incarichi a vendere. In altre parole, sono pochi i casi in cui una trattativa si interrompe perché l’acquirente non riesce a ottenere il finanziamento necessario. Il punto, spesso, è precedente: riguarda la capacità di arrivare a un accordo su un prezzo ritenuto equo da entrambe le parti.
I margini di sconto sui prezzi richiesti restano sui livelli più bassi dall’inizio della rilevazione, insieme ai tempi di vendita. Questo elemento racconta un mercato meno vivace nelle quantità, ma ancora rigido nei valori. Solo quando l’immobile è fuori mercato, per caratteristiche o prezzo, la trattativa si allunga e lo sconto diventa più consistente. Altrimenti, spiegano gli operatori, lo spazio per ribassare resta limitato.
Affitti in crescita e prospettive più caute per il mercato
Sul fronte delle locazioni, i canoni di affitto hanno accelerato rispetto al trimestre precedente nella maggior parte del territorio nazionale. L’eccezione indicata dal sondaggio è il Nord-Ovest, dove la dinamica risulta meno sostenuta. Nel confronto con lo stesso trimestre del 2025, tuttavia, i canoni hanno mostrato una decelerazione, segno che la corsa degli affitti non procede ovunque con la stessa intensità.
Il tema resta sensibile, soprattutto nelle grandi città e nei poli universitari, dove la domanda di case in affitto continua a essere elevata e l’offerta disponibile non sempre basta. Famiglie, studenti e lavoratori fuori sede si trovano spesso davanti a canoni impegnativi, con contratti che vengono chiusi rapidamente quando il prezzo è considerato in linea con la zona. In quel momento, la trattativa si riduce a poco.
Quanto alle prospettive, i giudizi degli operatori sul mercato immobiliare nazionale segnalano un cauto miglioramento, più evidente su un orizzonte di due anni. Non una svolta immediata, quindi, ma un’attesa di graduale stabilizzazione. La combinazione tra credito più accessibile, prezzi meno rapidi e offerta ancora scarsa potrebbe mantenere il mercato in equilibrio fragile: meno transazioni rispetto alle fasi più dinamiche, ma valori ancora sostenuti nelle aree dove la domanda resta solida.





