Art
di Valentina Barzaghi 8 Aprile 2016

Sempre un passo avanti: la storia di Studio Azzurro, i pionieri della videoarte italiana

Immagini sensibili è il nome della mostra a loro dedicata a Milano dal 9 aprile

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La definizione non è cambiata dagli inizi: Studio Azzurro è un luogo dove ci si può confrontare su progetti, un posto in cui le persone hanno lopportunità di sviluppare idee. È questo che ci ha tenuti insieme dallinizio. Speriamo di mantenere la nostra coerenza con le cose che abbiamo fatto anche in futuro e che questa riesca a incidere in qualche modo, a fare la differenza

Incontrare Fabio Cirifino nella sede di Studio Azzurro presso la Fabbrica del Vapore di Milano, una settimana prima che la mostra Studio Azzurro – Immagini Sensibili (in cartellone dal 9 aprile al 4 settembre a Palazzo Reale, Milano) apra le porte, è stata un’esperienza. Avete presente quando vi siete costruiti un’idea di qualcosa o qualcuno nel tempo e vi si svela esattamente così? Ecco. Punto di riferimento della Milano creativa, conosciuto – ahimè – più in ambito internazionale che nazionale, Studio Azzurro si svela come una bottega d’artigiani che costruiscono opere con l’utilizzo del digitale. Farsi conoscere e comunicarsi in modo così diretto attraverso il proprio lavoro, rimanere fedeli a una visione e un approccio per 35 anni, non è cosa da poco e, in occasione di questo tributo che finalmente la città di Milano ha deciso di dedicar loro, abbiamo ripercorso con uno dei suoi fondatori, alcune delle sue caratteristiche fondamentali.

 

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Studio Azzurro è una storia damicizia a Milano: quella tra Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi, che ha inizio nei primi anni Settanta. È una loro foto insieme, di quegli anni, che campeggia nello studio in cui ci troviamo a chiacchierare, come dire che nulla è cambiato, che sono sempre loro, anche se Paolo è scomparso da qualche anno e la sua assenza è incolmabile. Paolo e Leonardo, formatisi in Accademia a Brera, nei primi anni Settanta fondano lo studio G28 – via Garibaldi 28 – che Fabio, di formazione fotografica, frequenta assiduamente. Sono anni di fermento: nel 1975 occupano la Chiesa di San Carpoforo e danno vita a uno dei primi centri sociali della città. Nel 1978 decidono di frequentare un corso di cinema che si tiene alla Cineteca Italiana in via San Marco, nella zona di Brera. È la svolta. È qui che si avvicinano al video e decidono di riversare la loro esigenza d’esprimersi in un lavoro collettivo. “Era il momento di fare qualcosa, di non fermarsi. Da lì è nata l’idea di raccontare quello che accadeva a Milano attraverso una produzione video. In quel momento in città non si facevano altro che feste, nelle varie case, tutti i giorni: abbiamo voluto indagare le esigenze di questi giovani provenienti da esperienze diverse, soprattutto dalla nostra che eravamo ancora legati a ideali più che a divertimenti”. È il 1980 e il film si chiama Facce di Festa: è l’inizio di tutto, anche se la fondazione ufficiale viene datata due anni dopo.

 

 

Studio Azzurro è pioniere della multimedialità creativa. Lo è da Il nuotatore (1984) – che non a caso apre la mostra di Palazzo Reale – realizzato immergendo 12 camere in una piscina per riprendere il movimento poi proiettato su una serie di monitor allineati orizzontalmente, dove il cinema vive nel fotogramma e la sperimentazione nell’installazione. Videoarte, qualcuno la chiamerebbe per farsi intendere, mentre per i suoi membri, il cui obiettivo è stato sempre quello di tenersi ai margini del mondo artistico contemporaneo, è un rito di ripensamento delle modalità creative. Per definire e rafforzare questa idea, Studio Azzurro non ha mai venduto la sua arte alle gallerie: l’esistenza sta nella co-presenza in un certo luogo e in un certo tempo dell’installazione con il pubblico, la loro interazione. Questi luoghi vengono definiti Ambienti Sensibili: opere che indagano il rapporto tra corpo e spazio sia internamente, dove è il linguaggio teatrale ad avere la meglio, sia esternamente, nella fruizione dello spettatore. In Coro (1995) una serie di corpi sdraiati a video va a formare la trama di uno strano tappeto: calpestandoli coi piedi, i corpi si muovono e producono rumori. “È attraverso lavori come Coro che abbiamo cercato di evidenziare l’importanza dell’interazione nel nostro lavoro. Se tu sei solo sul tappeto, cammini e muovi questi corpi che emettono un certo suono. Se ci sono 4 o 5 persone insieme a te, nasce un coro di voci che è una composizione musicale. Anche questo pensiero di socializzazione nella fruizione del lavoro è ciò che sta alla base di ogni nostro progetto”.

 

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Studio Azzurro è onestà intellettuale. Come campavano?” vi starete già domandando. Facendo anche lavori commerciali. FIAT, Armani, Romeo Gigli, Arclinea, sono stati solo alcuni dei loro clienti: brand con cui, per ovvi motivi, era poi spesso difficile lavorare. D’altronde è noto: quando c’è di mezzo un’identità commerciale, quella creativa viene arginata. Sono questi lavori, però, che nel tempo hanno permesso allo Studio sia di vivere sia di sperimentare con mezzi che spesso non si sarebbero potuti permettere e quindi di crescere, rimanendo poi fedeli a se stessi quando lavoravano su contenuti non brandizzati.

 

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Studio Azzurro è tecnologicamente analogico. Come abbiamo detto, la peculiarità di Studio Azzurro è la creazione d’interazione attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie come il video. L’importante però non è il mezzo quanto l’opera finale. Spieghiamoci meglio: nelle installazioni di Studio Azzurro, l’apparato tecnologico c’è ed è ciò che permette di animare il lavoro, ma non si vede mai. Il risultato è che gli schermi sono come i pezzi di un mosaico animato, mentre il dispositivo non è più solo un mezzo, ma una delle parti che condiziona le altre in gioco. La figura che più ha apportato a Studio Azzurro competenze in materia tecnologica è stato Stefano Roveda, che unitosi al direttivo nel 1995, è rimasto per una decina d’anni per poi prendere altre strade.

Parallelamente al video, fondamentale è il lavoro con la materia che integra l’opera. Legno, pietra e tessuto sono i prediletti: semplici e quindi riconoscibili. Vista e udito dunque, ma anche tatto: l’esperienza di Studio Azzurro è polisensoriale. In Tavoli (1995) lo spettatore interagisce sia con le immagini proiettate, sia con la superficie su cui sono sdraiate: il rapporto tra reale e virtuale prende vita su materiali familiari.

 

 

Studio Azzurro è ‘utile. Certo, lo è stato in generale per la sperimentazione artistica, ma la strada che lo Studio sta percorrendo da Meditazioni Mediterraneo (2002) a oggi è sempre di più basata su “… storie, esperienze che ti arricchiscono e ti fan capire la complessità delle cose anche in modo molto semplice. Ti mettono di fronte condizioni e realtà, davanti a cui non ti puoi tirare indietro. Non che Il nuotatore non sia stato un lavoro utile, ma lo è stato in modo diverso” dice Cirifino. L’elemento sociale è dunque ciò che lo Studio sta integrando nei suoi lavori da circa dieci anni: l’ultimo di questo tipo è Portatori di storie (Museo Laboratorio della Mente, Roma), un racconto collettivo sulle alterità mentali.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Senza Titolo Serigrafia di Marino Neri

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Marino Neri Marino Neri è fumettista e illustratore. I suoi libri a fumetti sono Il Re dei Fiumi (Kappa Edizioni, 2008) e La Coda del Lupo (Canicola, 2011), tradotti e pubblicati anche in differenti lingue e paesi. I suoi disegni sono apparsi su riviste nazionali e internazionali e ha partecipato a diverse esposizioni collettive e personali in tutta Europa. Nel 2012 il Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza gli assegnano il Premio Nuove Strade come miglior talento emergente. È attualmente al lavoro sul suo nuovo libro a fumetti Cosmo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Roberta Maddalena

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Inés Sastre Serigrafia di Alessandro Baronciani

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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