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Home Art

Tehching Hsieh ha fatto l’opera più estrema di tutta l’arte contemporanea

by Manuel Urrazza
21 Novembre 2017
in Art
One Year Performance 1981 1982 Tehching Hsieh
Foto © Hugo Glendinning

 

Ultima settimana della Biennale di Venezia, assolutamente da non perdere l’installazione di due delle cinque One Year Perfomance di Tehching Hsieh al Padiglione di Taiwan, presso il Palazzo delle Prigioni (quelle che una volta erano le Prigioni Nuove collegate al Palazzo Ducale di Piazza San Marco tramite il Ponte dei sospiri).

Di fronte alle One Year Performance di Tehching Hsieh, Chris Burden che si fa sparare ad un braccio, o l’esplorazione dei limiti del corpo e della mente di Marina Abramović perdono un po’ della loro forza. Tehching Hsieh non ha fatto molte opere, dopo essere arrivato negli Stati Uniti da immigrante illegale nel 1974 ha fatto cinque opere del suo ciclo più famoso ed un’ultima opera durata 14 anni.

 

Foto © Hugo Glendinning

 

1978-1979 Cage Piece. Tehching Hsieh costruisce una gabbia di legno di 3,5 x 2,7 metri all’interno del suo appartamento. Con la sola dotazione di un bagno ed una brandina l’artista rimarrà rinchiuso per un intero anno senza leggere, scrivere, ascoltare o guardare radio e tv, e senza parlare con nessuno, né con i visitatori ammessi nell’appartamento uno o due volte al mese, né con l’amico che portava ogni giorno da mangiare e gli scattava una fotografia per documentare la performance.

 

 

Foto © Tehching Hsieh

 

1980-1981 Time Clock Piece. L’artista installò una timbratrice per cartellini da lavoro nel suo appartamento, con l’obiettivo di timbrare un cartellino allo scoccare di ogni ora per un intero anno, 8760 timbrature ed altrettante foto scattate per documentare l’opera. Tehching Hsieh non riuscì a timbrare solo 133 volte, per tutte le volte restanti riuscì a timbrare non dormendo per più di 60 minuti consecutivi in un intero anno.

1981-1982 Outdoor Piece. Anche quest’opera non riuscì ad essere compiuta, l’artista venne arrestato perché coinvolto in una rissa e fu trattenuto in cella per 15 ore, per le restanti 8745 ore rimase sempre all’aperto, come scritto nella dichiarazione redatta prima di ogni performance, avrebbe passato un anno all’aperto, senza entrare in nessun edificio o copertura di qualsiasi tipo, incluse macchine, treni, aerei, navi o tende. Si spostò per New York con solo uno zaino ed un sacco a pelo, lavandosi all’aperto, dormendo tra le macchine parcheggiate per ripararsi dal freddo ed accendendo fuochi durante uno degli inverni più freddi del secolo.

 

Foto © Tehching Hsieh

 

1983-1984 Rope Piece. Quest’opera venne fatta insieme all’artista Linda Montano, i due non si erano mai visti prima di iniziare la performance, e rimasero legati insieme da una corda di 2.5 metri senza mai potersi toccare. Per un anno condivisero tutti i momenti più intimi e basilari del corpo umano senza potersi dare il conforto di un abbraccio.

1985-1986 No Art Piece. Tehching Hsieh passò un anno senza fare arte, senza parlare d’arte, senza fruirne, senza andare in musei o gallerie d’arte. La performance che sembra la più facile è anche l’unica che per sua natura non è stata documentata, sfidando il paradosso di fare arte senza poterla fare.

 

Foto © Tehching Hsieh

 

L’ultima performance iniziò il 31 Dicembre del 1986, Tehching Hsieh dichiarò che avrebbe rivelato di cosa si trattava solo al momento della conclusione dell’opera, 14 anni dopo, il 31 Dicembre del 1999. Il primo giorno del 2000, pronunciò queste semplici parole lette da un foglio: “I, Tehching Hsieh, survived.” La sua ultima opera era stata riuscire a sopravvivere fino all’inizio del nuovo millennio. Opera tanto semplice quanto soggetta al caso, l’ultima opera di Hsieh raccoglie solo l’essenza delle cinque precedenti.

Mettendo alla prova i nostri costrutti sociali Hsieh analizza prigionia, solitudine, lavoro, mobilità, relazioni umane, intimità, e soprattutto il tempo. Il tempo alienante del lavoro e dell’economia in Time Clock Piece, il ritmo biologico che si scontra con quello sociale nell’opera con Linda Montano, ed il tempo della natura e della sopravvivenza in Outdoor Piece. Il tempo come misura base dell’esistenza umana. Come ha dichiarato lo stesso artista “It doesn’t matter what I do, I pass time” (Non importa quello che faccio, passo il tempo).

 

Foto © Hugo Glendinning

 

Fino al 26 Novembre, Palazzo delle Prigioni Castello 4209, San Marco, Venezia. Il 24 Novembre dalle 14.00 alle 16.30, l’artista sarà alla Fondazione Querini Stampalia per il Closing Talk: Wasting Time. Parteciperanno anche Adrian Heathfield, Tim Ingold, Bojana Kunst, Jow Jiun Gong.

FONTE | MOUSSE MAGAZINE

Tags: arteinstallazionenewspazzia
Manuel Urrazza

Manuel Urrazza

Scrivo di cose strane / Mi interesso di cose molto strane / Faccio cose stranissime = Curiosità/Geopolitica/VisualArt

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