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Home Art

Mapplethorpe oltre lo scandalo: all’Ara Pacis la retrospettiva che ne riscrive il canone

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma fino al 4 ottobre una mostra fotografica dedicata a Robert Mapplethorpe.

by Francesca Testa
31 Maggio 2026
in Art
Il Museo dell Ara Pacis accoglie Robert Mapplethorpe

All'Ara Pacis la mostra dedicata a Robert Mapplethorpe (DailyBest.it)

Da oggi al 4 ottobre, al Museo dell’Ara Pacis di Roma, la mostra “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza” mette insieme circa duecento fotografie del grande autore americano e prova a fare una cosa precisa: riportare Robert Mapplethorpe oltre l’etichetta dello scandalo. La retrospettiva, curata da Denis Curti, arriva a Roma dopo le tappe delle Stanze della Fotografia di Venezia e di Palazzo Reale di Milano e rimette al centro quello che nella sua opera conta davvero: la forma, la simmetria, un’idea di classicismo che attraversa tutto il suo lavoro. Il messaggio, entrando, è netto: meno rumore, più sguardo.

Dalle prime opere ai collage tridimensionali, l’inizio meno noto di Mapplethorpe

La mostra romana parte da un video introduttivo e soprattutto da un tratto meno conosciuto della storia artistica di Mapplethorpe: gli anni iniziali, quando il suo linguaggio non aveva ancora preso quella nettezza asciutta e severa che poi lo avrebbe reso immediatamente riconoscibile. Ci sono assemblaggi, collage tridimensionali, immagini d’archivio, ritagli di giornali erotici, oggetti religiosi, stoffe, vestiti. Materiali diversi, tenuti insieme però da una tensione visiva che già fa intuire il controllo degli anni successivi.

Tra le opere esposte spicca “Stars” del 1971, lavoro che rimanda, anche se in modo implicito, a Patti Smith, che lo chiamava “Blue Star”. È un dettaglio biografico, sì, ma conta. Riporta la mostra dentro una stagione di amicizie, complicità artistiche, vite che si incrociano. E fa capire che il futuro autore dei nudi e dei ritratti più celebri nasce anche lì: in una pratica ancora irregolare, quasi materica, ma già guidata da un’idea molto chiara di immagine.

Patti Smith, Lisa Lyon e le muse: i volti della sua idea di bellezza

Una delle parti più convincenti è quella dedicata alle muse di Mapplethorpe, a partire da Patti Smith, compagna di strada decisiva nella New York degli anni Settanta, presenza artistica e personale che torna lungo tutta la sua vicenda. L’altra figura chiave è Lisa Lyon, bodybuilder e modella al centro di una celebre serie realizzata fra 1982 e 1983.

In queste fotografie il corpo non è trattato come un semplice soggetto: diventa volume, linea, superficie da scolpire con la luce. È qui che il discorso del curatore si legge con più chiarezza: se si toglie alle immagini il contenuto più esplicito, ha spiegato Denis Curti, quello che resta è puro classicismo.

Opere Robert Mapplethorpe all'Ara Pacio
L’Ara Pacis espone le opere di Robert Mapplethorpe (DailyBest.it)

Nelle sale ci sono anche i ritratti di celebrità del mondo dell’arte, della musica, del cinema e della letteratura, da Yoko Ono a Donald Sutherland, da Richard Gere a Isabella Rossellini. Volti famosi, certo, ma tutti affrontati con la stessa disciplina. Senza concessioni, senza quasi nulla di superfluo.

Fiori, nature morte e nudi: qui si vede il vero rigore di Mapplethorpe

Il cuore della retrospettiva, però, probabilmente sta altrove: nella sequenza di fiori, nature morte e nudi maschili e femminili che fa emergere la coerenza più profonda dello sguardo di Mapplethorpe. Un giglio, una calla, un torso, una schiena ripresa di tre quarti: cambiano i soggetti, non cambia la regola. La luce spesso scende dall’alto, il fondo isola, la composizione stringe, toglie, mette ordine. Il risultato è un’immagine che non cerca l’effetto, ma l’equilibrio. È in questo passaggio che la mostra costruisce anche un dialogo aperto con l’antico, grazie alla presenza di due opere dei Musei Capitolini, la Statua di Afrodite e la Statua di atleta. Il confronto regge, e senza forzature.

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I corpi fotografati da Mapplethorpe, levigati e immobili, sembrano davvero corpi di marmo: fuori dal tempo e insieme esposti alla sua fragilità. Una lettura che sposta l’autore fuori dallo stereotipo del fotografo dello scandalo. O meglio: lo rimette al suo posto, quello di un artista ossessionato dal rigore compositivo.

Capri, Napoli e Terrae Motus: il capitolo italiano che chiude la mostra

L’ultima sezione guarda al rapporto tra Mapplethorpe e l’Italia, una pagina meno raccontata ma tutt’altro che secondaria. In mostra ci sono alcuni scatti inediti realizzati tra Capri e Napoli, nati durante i soggiorni dell’artista su invito del gallerista Lucio Amelio, figura centrale della scena culturale napoletana di quegli anni. Fu proprio Amelio a coinvolgerlo nel progetto “Terrae Motus”, la grande raccolta di opere pensata dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, che riunì più di sessanta artisti, tra cui Andy Warhol, Tony Cragg, Michelangelo Pistoletto e Mario Schifano. Il finale della mostra romana non cerca effetti speciali. Piuttosto allarga il campo. Mostra un Mapplethorpe in movimento, curioso, capace di assorbire luoghi e tensioni culturali diverse senza perdere il suo alfabeto visivo.

Alla fine, uscendo dalle sale dell’Ara Pacis, resta una sensazione precisa: l’autore americano, morto nel 1989, non ha mai smesso di fotografare la stessa cosa, anche quando cambiavano i soggetti. La bellezza come costruzione, il desiderio come geometria, la materia del mondo riportata a una misura esatta. Ed è questo che rende la retrospettiva qualcosa di più di una semplice rilettura: rimette ordine nel canone.

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Francesca Testa

Francesca Testa

Classe 1988, laureata in lettere con specialistica in informazione e sistemi editoriali. Dopo oltre 10 anni di impegno come caporedattrice di CheDonna.it, passa a dirigere ciaostyle (testata dedicata al mondo della moda) e poi diverse testate del gruppo Velvet e, infine, DailyBest.it. Nel mezzo tanto studio, una passione incrollabile per tutto ciò che ruota attorno all’universo femminile e a quello dell’informazione in generale.

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