La svolta è arrivata dall’interno, ed è una di quelle che pesano più del fatto stesso: un giovane agente della Polizia Locale di Roma Capitale ha ammesso di aver acceso lui i fuochi d’artificio che, nella notte delle prove per la parata del 2 giugno, hanno scatenato il panico tra i cavalli schierati tra le Terme di Caracalla e l’area della partenza. Da lì in poi, Roma si è ritrovata davanti a una scena surreale: 35 purosangue in fuga sulla Cristoforo Colombo, militari e agenti feriti, auto danneggiate e una scia di polemiche che ora si sposta dalle strade agli uffici disciplinari e alla Procura.
Il vigile confessa e spunta la pista della “tradizione” dei botti abusivi
A farsi avanti, da quanto emerge, è stato un istruttore della municipale assunto da circa un anno. Avrebbe raccontato di essere stato lui a far partire quella salva di botti e petardi in via Baccelli, proprio sopra i recinti dove i cavalli attendevano le prove generali. Ma il punto che ora gli inquirenti vogliono chiarire è un altro: quel gesto, a quanto pare, non sarebbe stato un episodio nato dal nulla. Sul tavolo c’è infatti la pista di una presunta “tradizione” informale di vigilia, una bravata che si sarebbe ripetuta negli anni e per la quale sarebbe saltato fuori anche un video del 2022.
Se questa ricostruzione verrà confermata, il problema non riguarderà più solo chi ha acceso i fuochi. Il nodo diventa il clima in cui una cosa del genere può essere stata considerata normale. E il risultato si è visto subito: i cavalli usati in queste sfilate sono animali addestrati, certo, ma restano animali. E con fuochi e petardi a pochi metri di distanza basta un attimo per perdere il controllo.
La linea dura del comandante e i controlli sulla catena di comando
Il comandante della Polizia Locale, Mario De Sclavis, ha usato parole pesanti, senza girarci attorno. Ha definito l’episodio “inammissibile”, parlando di un danno serio per l’immagine del corpo e spiegando che gli eccessi di pochi finiscono per gettare ombre sul lavoro di migliaia di agenti. Una presa di posizione netta, che però non chiude la vicenda.
Perché se la responsabilità penale resta personale, come ha ricordato lo stesso comandante, gli accertamenti servono a capire se quella notte qualcuno abbia visto, saputo o tollerato. Oppure se si sia trattato davvero di un’iniziativa isolata. I rapporti sono già stati trasmessi alla Procura e il confronto con i carabinieri è in corso. Sul fronte interno, invece, si apre il capitolo disciplinare: per il giovane agente la sospensione appare molto probabile, oltre alle possibili conseguenze sul piano giudiziario. Il punto, adesso, è capire se attorno a quel gesto ci fosse un vuoto di controllo. Ed è lì che si giocherà la parte più delicata dell’inchiesta.
I 35 purosangue in fuga tra Colombo ed Eur, Roma paralizzata nella notte
È questa l’immagine che più di tutte è rimasta impressa: decine di cavalli bardati, con finimenti e sciabole d’ordinanza, lanciati all’impazzata lungo la Cristoforo Colombo in direzione Eur. Per ore una delle strade più trafficate della città si è trasformata in un corridoio fuori controllo. Gli agenti hanno bloccato la corsia centrale per evitare lo scontro con le auto e tentare di contenere la fuga, mentre gli animali correvano spaventati nel buio.
Alcuni cavalli sono stati fermati all’altezza dell’obelisco dell’Eur, altri sono finiti nei parchi di viale Asia, altri ancora sono stati recuperati molto più lontano, fino alla zona del Divino Amore. In mezzo, una notte di caos: automobilisti costretti a inchiodare, soccorsi chiamati in più punti, militari e forze dell’ordine impegnati a rincorrere e calmare animali terrorizzati. Le prove della parata sono saltate, anche se dall’organizzazione fanno sapere che la sfilata del 2 giugno dovrebbe svolgersi regolarmente. Resta però la domanda che in città in molti si fanno da ore: com’è stato possibile arrivare a tanto proprio durante un appuntamento che dovrebbe vivere di disciplina e controllo.
Feriti, auto distrutte e un cavallo abbattuto: il conto pesante della notte
Il bilancio finale dice tutto. I feriti sono quattro tra militari e agenti. Una poliziotta di 29 anni è caduta da cavallo ed è svenuta. Una militare dei Lancieri di Montebello, 22 anni, è stata colpita al petto dal proprio cavallo e ha riportato la frattura di diverse costole, con una perforazione superficiale di un polmone. Altri due commilitoni, di 20 e 22 anni, hanno riportato lesioni meno gravi.
Sul fronte dei danni materiali si contano 15 auto colpite e almeno 15 cavalli feriti durante la fuga e nelle operazioni di recupero. Uno di loro non ce l’ha fatta: per la gravità delle lesioni è stato abbattuto. Ed è qui che questa vicenda smette di essere solo un caso di indisciplina interna. Diventa una storia che riguarda anche chi quella notte era semplicemente in macchina sulla Colombo o vive nei quartieri attraversati dalla fuga. Perché quando salta la catena di sicurezza in un evento pubblico del genere, il confine tra incidente e tragedia si assottiglia in pochi secondi. E stavolta Roma c’è andata davvero molto vicino.




