A dieci anni dal crollo della palazzina di lungotevere Flaminio 70, avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 gennaio 2016 a Roma, la Corte d’Appello ha deciso di far svolgere una nuova perizia tecnica. L’obiettivo è chiarire un punto che pesa ancora su tutto il processo: il collasso di tre piani fu provocato dai lavori di ristrutturazione in un appartamento oppure da fragilità strutturali originarie dell’edificio? Da questa risposta passano ancora oggi le responsabilità penali e i risarcimenti attesi dai residenti.
La Corte d’Appello vuole vederci meglio: nuova perizia e date già fissate
La decisione dei giudici di secondo grado rimette al centro il nodo tecnico della vicenda. La Corte d’Appello di Roma, stando agli atti richiamati nel procedimento, ha ritenuto necessario un nuovo approfondimento sulle cause del cedimento strutturale della palazzina al Flaminio, prendendo in mano ancora una volta il quadro già accolto in primo grado. L’incarico al nuovo collegio di esperti sarà affidato il 18 giugno. Le conclusioni della perizia, invece, sono attese dopo l’estate.
È un passaggio tecnico, ma tutt’altro che secondario. Da quella relazione dipenderà infatti la tenuta dell’accusa e, più avanti, anche la posizione degli imputati. Nel palazzo di giustizia romano la scelta è stata letta come un segnale di cautela: i giudici vogliono capire fino in fondo che cosa abbia provocato il crollo, senza fermarsi a una sola spiegazione.
Flaminio, il nodo resta lo stesso: lavori interni o difetti dell’edificio
Le ipotesi sul tavolo sono due, e portano a conclusioni molto diverse. La prima è quella già sostenuta nel processo di primo grado: il crollo al Flaminio sarebbe stato innescato dalla demolizione di alcuni tramezzi interni durante i lavori di ristrutturazione in uno degli appartamenti. La seconda, che ora la Corte vuole verificare con più precisione, riguarda invece possibili debolezze strutturali originarie della palazzina, costruita negli anni Trenta.

Il punto è tutto qui: capire se gli interventi eseguiti dentro l’appartamento abbiano provocato il collasso oppure se abbiano inciso su un edificio già fragile. E non è un dettaglio. Un palazzo costruito quasi un secolo fa può nascondere problemi mai emersi davvero, legati alla qualità del calcestruzzo, agli elementi portanti o al logorio accumulato nel tempo. Toccherà ai periti stabilire se il cedimento sia nato da un errore recente, da una vulnerabilità più antica, o da una combinazione delle due cose.
Le condanne del primo processo ora tornano sotto esame
Nel primo grado di giudizio era stata accolta la ricostruzione secondo cui il collasso fosse legato direttamente ai lavori eseguiti nell’appartamento interessato dall’intervento. Su quella base erano arrivate le condanne del progettista, del titolare dell’impresa esecutrice e del tecnico incaricato dei lavori. Un impianto che adesso non viene azzerato, ma sì, rimesso chiaramente in discussione.
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La nuova perizia disposta in appello non significa assoluzione e non cancella in automatico quanto deciso finora. Però riapre un punto decisivo. Se dovessero emergere elementi compatibili con un quadro di criticità pregresse dell’edificio, la valutazione sulle condotte contestate potrebbe cambiare o essere ridotta. Le difese insistono da tempo su questo aspetto: secondo la loro linea, il palazzo presentava fragilità che non possono essere attribuite soltanto ai lavori fatti poco prima del crollo.
La notte del crollo, l’evacuazione e una ferita ancora aperta tra responsabilità e risarcimenti
Il crollo di lungotevere Flaminio 70 avvenne nel cuore della notte, tra il 22 e il 23 gennaio 2016, quando una parte consistente della palazzina venne giù all’improvviso. Collassarono tre piani. Le immagini di quelle ore, con i calcinacci ammassati e le facciate aperte come tagliate in due, fecero il giro di Roma. Non ci furono morti né feriti gravi, anche grazie alla tempestiva evacuazione dell’edificio.
Per i residenti, però, quella notte ha segnato uno spartiacque. Molti dovettero lasciare le loro case. Alcuni riuscirono a recuperare solo dopo pochi effetti personali, altri persero tutto. A distanza di dieci anni la vicenda resta aperta su due fronti: quello delle responsabilità penali e quello dei risarcimenti. La nuova consulenza tecnica può pesare su entrambi. Se cambierà la ricostruzione delle cause del collasso, potrà cambiare anche il peso delle singole responsabilità. Ed è proprio questo il punto che continua a bruciare nel quartiere e tra gli ex residenti: capire non solo perché sia successo, ma chi debba risponderne davvero.




