A Trigoria la Roma sta rimettendo mano alla propria struttura interna in vista del Centenario. Negli ultimi giorni la proprietà dei Friedkin ha aperto una nuova fase di riorganizzazione aziendale che tocca soprattutto l’area marketing e sviluppo commerciale. Sul tavolo ci sono colloqui individuali, l’ipotesi di una ricollocazione nei sei Roma Store della capitale e alcune uscite già definite. L’obiettivo, da quanto filtra dal club, è quello di ridisegnare la macchina societaria e avvicinarla a un modello più vicino agli standard americani. La data che segna questo passaggio è il 28 maggio 2026: da lì in poi, negli uffici del Fulvio Bernardini, i primi effetti si sono già visti.
La Roma cambia pelle: la nuova struttura guarda al modello Usa dei Friedkin
Dentro e fuori Trigoria la sensazione è chiara: la Roma dei Friedkin è entrata in una fase più decisa, meno morbida, di revisione dell’organigramma. Non è la prima volta, ma stavolta il riassetto appare più largo e investe funzioni considerate centrali nella vita amministrativa del club. Il riferimento, per chi conosce il dossier, è il “modello Usa”: una formula usata negli uffici per raccontare procedure più rigide, tempi stretti nelle decisioni e una gestione molto verticale dei cambiamenti.
La società, almeno fin qui, ha parlato di ricollocazione e di ottimizzazione delle risorse. Una definizione prudente, che però non racconta fino in fondo il clima di questi giorni. Negli ambienti societari si respira una fase di assestamento, con dipendenti convocati uno alla volta e scelte che pesano su ruoli, mansioni e prospettive. Sullo sfondo resta la volontà di arrivare al Centenario della Roma con una struttura più snella e, nelle intenzioni della proprietà, più facile da governare.
Marketing nel mirino: perché il club spinge sull’esternalizzazione
L’area più esposta, per quello che è emerso finora, è quella del marketing, soprattutto il settore legato allo sviluppo commerciale. Proprio qui il club starebbe valutando una esternalizzazione di una parte delle attività. È una scelta che si è già vista in altre realtà sportive internazionali: alcune funzioni vengono affidate all’esterno per tagliare i costi fissi e concentrare le decisioni in un gruppo più ristretto.

La linea, però, non è stata spiegata pubblicamente nei dettagli. E questo è un punto. Per ora mancano indicazioni ufficiali sui numeri dell’operazione e sulla portata delle aree coinvolte. Ma i colloqui interni vanno tutti nella stessa direzione: alleggerire una parte della struttura corporate e spostare personale e competenze dove la società pensa di poter incidere di più. Una logica prima aziendale che sportiva, in continuità con il percorso di trasformazione avviato dalla proprietà americana fin dal suo arrivo.
Colloqui one to one e nodo Roma Store: la ricollocazione divide gli uffici
In questi giorni diversi dipendenti sono stati chiamati per colloqui individuali. Il tema più delicato riguarda le alternative proposte a una parte del personale: tra queste, secondo quanto trapela, c’è anche il possibile trasferimento nei sei Roma Store presenti in città. Per il club si tratta di una ricollocazione interna a tutti gli effetti, perché i punti vendita rientrano nel perimetro societario. Per alcuni lavoratori, però, il passaggio significherebbe un cambio netto di mansioni, sede e prospettive.
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È qui che la questione si fa più sensibile. Spostare figure oggi impiegate negli uffici di Trigoria verso i negozi della Roma vuol dire cambiare routine, orari, responsabilità e anche il senso del lavoro quotidiano dentro il club. C’è chi lo vede come una possibilità per restare comunque dentro la società e chi invece lo interpreta come un segnale di ridimensionamento. In mancanza di una comunicazione pubblica più ampia, il quadro continua a essere ricostruito attraverso le testimonianze di chi ha preso parte agli incontri.
Da Serena Salvione a Michael Appiagyei: addii già definiti e nuovi equilibri
Tra le uscite già chiuse c’è quella di Serena Salvione, ormai ex direttrice dello sviluppo partnership e dei diritti d’immagine dei calciatori. L’ex dirigente del Napoli, secondo quanto ricostruito nelle ultime ore, sarebbe stata convocata per formalizzare la separazione dal club. Chi era presente racconta una procedura molto rigida, in linea con quel metodo Usa richiamato anche da altre fonti interne: chiusura immediata del rapporto e restituzione dei benefit, compresa l’auto aziendale. In quel confronto, sempre secondo la stessa ricostruzione, Salvione avrebbe detto: “Ma c’è montato il seggiolino di mia figlia”. La replica sarebbe stata altrettanto secca: “Va bene anche stasera”.
Meno tesa, almeno in apparenza, la separazione da Michael Appiagyei, senior director marketing del club. Alla base dell’uscita ci sarebbero divergenze con Michael Gandler, il nuovo direttore dei ricavi arrivato in giallorosso lo scorso settembre. Un passaggio che conferma come l’area commerciale sia oggi il punto più instabile della riorganizzazione. Al posto di Appiagyei, secondo le stesse informazioni, sarebbe pronto ad arrivare Andres Cardenas, manager americano-brasiliano con un profilo costruito tra sport, media e marketing. Un altro segnale della strada scelta dalla proprietà: più internazionalizzazione, più controllo centrale, meno continuità con l’assetto precedente.




