Caffè Greco, riapertura vicina. A Roma, in via dei Condotti, l’Antico Caffè Greco può tornare operativo entro l’estate 2026. Dopo la chiusura seguita allo sfratto eseguito nell’ottobre 2025 e alla lunga battaglia con i vecchi gestori, l’Ospedale Israelitico, proprietario dell’immobile, ha rimesso in moto la macchina per l’affitto del locale e ha già raccolto cinque offerte valide, alcune da oltre un milione di euro l’anno. Un passaggio che riporta al centro uno dei luoghi simbolo della città: dal 1760 il Greco vale molto più dei suoi metri quadri. E ancora oggi, davanti alle serrande abbassate, c’è chi si ferma, guarda dentro, scatta una foto e poi riparte.
Dal concordato al nuovo bando, così si è riaperta la partita
La svolta, stando agli atti e alle ricostruzioni emerse nelle ultime settimane, arriva dal concordato preventivo dell’Ospedale Israelitico di Roma, entrato in una fase decisiva con l’omologa del 21 aprile 2026. Il presidio sanitario, nato dalla tradizione assistenziale dell’Opera Pia Ebraica e diventato proprietario del locale grazie a una donazione storica, ha legato anche il futuro del Caffè Greco al proprio piano di risanamento. Il commissario straordinario Antonio Maria Leozappa ha parlato di “ultimo miglio” dopo il via libera di circa l’80% dei creditori, mentre l’avvocato Francesco Marotta, che assiste l’ente, segue la parte legale di un passaggio che ora deve tradursi in atti concreti.
Dentro questo quadro si inserisce la nuova procedura per affidare in locazione lo storico caffè. Il precedente contenzioso, andato avanti per otto anni, si era chiuso con lo sfratto del gestore uscente. Da quel momento il locale è rimasto chiuso, proprio in uno dei punti più osservati del centro, a pochi passi da piazza di Spagna.
Corsa al Greco, tra marchi del lusso e l’ipotesi Fondazione Valentino
Sul tavolo ci sono già cinque manifestazioni di interesse per la gestione del Caffè Greco, riferiscono fonti vicine al dossier e diverse testate romane. Non solo nomi della ristorazione o dell’hotellerie. Tra i soggetti interessati compaiono anche marchi del lusso, dettaglio che in via Condotti non stupisce, e nelle ultime ore è circolato anche il nome della Fondazione Valentino, che starebbe valutando un progetto di rilancio.

Per ora non ci sono decisioni definitive né assegnazioni formali. Però il profilo dei possibili candidati fa capire bene la direzione: non un bar qualsiasi, ma uno spazio da trattare come un vero indirizzo culturale, quasi museale, con una fortissima funzione commerciale ma anche con un’identità da difendere. In quelle sale strette, tra velluti, specchi e marmi, sono passati Goethe, Keats, Liszt, Wagner, Stendhal, Casanova. È anche questo il valore in gioco. Non solo un’insegna, ma una storia che a Roma pesa ancora eccome.
Arredi spariti e vincoli del 1953, i nodi prima della riapertura
Prima di rialzare la saracinesca restano però diversi punti delicati. Il primo riguarda gli arredi storici, le suppellettili, le lettere, i quadri e parte delle opere che, secondo quanto emerso dopo la fine della battaglia giudiziaria, sarebbero state rimosse dai precedenti gestori nella fase finale del contenzioso. Un tema centrale, perché l’identità del Caffè Greco non sta soltanto nell’indirizzo o nell’insegna: passa anche da quello che stava alle pareti, sui tavoli, nelle stanze frequentate per anni da artisti e scrittori.
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C’è poi il capitolo dei vincoli. Il locale è sottoposto a vincolo culturale dal 1953, disposto dal Ministero dei Beni culturali, e ogni intervento dovrà rispettare le indicazioni delle Soprintendenze. Tradotto: serviranno verifiche, autorizzazioni, tempi tecnici. E il futuro gestore non potrà certo pensare a una trasformazione pesante, da flagship mascherata da caffetteria. Chi entrerà dovrà muoversi con molta cautela. “Tutto dovrà essere coerente con il luogo”, spiegano in modo informale fonti che seguono il dossier.
Offerte oltre il milione, quanto vale oggi il caffè più conteso di Roma
Intanto la soglia economica si è alzata di molto. Se in passato il canone annuo era fermo attorno ai 200 mila euro, oggi le offerte arrivate avrebbero spostato l’asticella su tutt’altro livello: la proposta più alta, secondo le informazioni circolate, tocca 1,2 milioni di euro l’anno. È da qui che si riparte.
Una cifra che racconta certo il peso immobiliare di via Condotti, ma anche il valore simbolico di un locale aperto nel 1760, tra i più antichi e celebri d’Europa, secondo a Venezia solo al Florian per anzianità storica. L’obiettivo indicato è chiudere la partita entro l’estate, scegliere il nuovo gestore e avviare i passaggi necessari alla riapertura. Per Roma non sarebbe soltanto il ritorno di un’attività commerciale. Sarebbe il recupero di un luogo che ha attraversato secoli di conversazioni, viaggi, letteratura e turismo e che ancora oggi, nel cuore della strada del lusso, continua a valere molto più di un semplice caffè al banco.




