La Roma, a Trigoria, ha un passaggio obbligato davanti: entro il 30 giugno 2026 deve chiudere alcune cessioni per rispettare gli impegni presi con la Uefa nel Settlement Agreement e mettere insieme risorse per il prossimo mercato. Per questo, in queste ore, il club sta prendendo in esame anche l’uscita di giocatori fin qui considerati pesanti nell’organico, da Matias Soulé a Manu Koné, con Evan N’Dicka sullo sfondo.
È il nodo che accompagna i giorni d’attesa per il nuovo direttore sportivo, con Tony D’Amico che resta il nome più caldo, e che si lega anche ai ricavi della Champions League: soldi preziosi, certo, ma da soli non bastano a dare pieno respiro alla società. A Trigoria il ragionamento è chiaro, anche se scomodo: servono plusvalenze, bisogna alleggerire il monte ingaggi e qualche scelta può diventare più dolorosa del previsto.
Fair Play Finanziario e settlement Uefa: perché la Roma deve vendere subito
Il punto è tutto nella scadenza del 30 giugno. Entro quella data la Roma deve farsi trovare in regola con i paletti del Fair Play Finanziario e del relativo settlement Uefa. Dentro questo quadro rientra tutto: il mercato in entrata e in uscita, ma anche i contratti già in essere. È in quest’ottica che vanno lette, secondo quanto filtra, le proposte di rinnovo al ribasso per Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini, così come lo stop alle richieste economiche ritenute troppo alte per Zeki Celik. Il club, in sostanza, non si sta muovendo solo per comprare. Sta cercando soprattutto di fare spazio, e in fretta, perché la qualificazione in Champions aiuta ma non basta a sistemare i conti e a garantire mani libere sul mercato.
Ecco perché tra i possibili partenti sono finiti nomi pesanti: non riserve, ma giocatori che hanno mercato e una valutazione in grado di portare una plusvalenza importante. La linea è una sola: vendere senza svendere. Anche se il tempo stringe e le trattative lunghe, in questo momento, sono un lusso.
Soulé non è più incedibile: valutazione, rendimento in calo e pista Aston Villa
Tra i casi più delicati c’è quello di Matias Soulé, che non viene più considerato intoccabile. L’argentino aveva cominciato bene la stagione: fino a dicembre aveva messo insieme 5 gol e 3 assist in campionato, prendendosi spazio, responsabilità e una fetta sempre più ampia del peso offensivo della squadra. Poi qualcosa si è fermato. Nel 2026, in Serie A, è arrivato un solo gol, a gennaio, più 2 assist. In parallelo è calato anche il rendimento, complice una pubalgia che gli ha tolto continuità e brillantezza.
È qui che si concentra la riflessione della Roma: Soulé resta un talento, ma di fronte a un’offerta importante può partire. Il club lo aveva preso dalla Juventus per meno di 30 milioni di euro e oggi, per sedersi a trattare, parte da una richiesta tra 35 e 40 milioni. Sullo sfondo c’è l’Aston Villa, già in contatto con la Roma di recente nell’operazione Malen.

Al momento non risulta una vera trattativa, almeno per quanto emerge, ma l’interesse viene considerato concreto. E non è un dettaglio che, tra i possibili sostituti, continuino a circolare nomi come Nusa o Greenwood. Segno che la pista viene seguita sul serio.
Koné tra Inter e Mondiale: la cifra richiesta e i dubbi sul salto definitivo
Diverso il discorso su Manu Koné, ma non meno importante. Sul centrocampista francese, a Trigoria, c’erano aspettative alte: ci si attendeva un salto netto, una crescita definitiva nel modo di stare dentro le partite. La sua stagione, invece, viene letta come buona ma non pienamente compiuta. Le qualità si sono viste, gli strappi pure, così come la presenza fisica. Ma tutto a intermittenza, con qualche passaggio a vuoto di troppo e senza quella crescita completa che in società qualcuno immaginava. Per questo la Roma può ascoltare offerte, ma solo alle proprie condizioni. La richiesta di partenza è di almeno 40 milioni di euro, cifra che può muoversi in base alle dinamiche dell’estate e all’effetto del Mondiale, che inevitabilmente incide sulle quotazioni dei giocatori internazionali.
Su Koné, da tempo, c’è l’Inter. Il suo nome circola con insistenza in area nerazzurra, dove Beppe Marotta è al lavoro per dare a Cristian Chivu una rosa competitiva dopo la stagione chiusa con scudetto e Coppa Italia. Per ora, più che una trattativa vera e propria, è uno scenario tenuto sotto osservazione. Ma la Roma ascolta. E lo fa con attenzione.
N’Dicka resta il sacrificio meno gradito: il peso tattico e le offerte dall’estero
Se invece c’è un giocatore di cui l’area tecnica farebbe a meno più malvolentieri, quello è Evan N’Dicka. Il difensore ivoriano viene ritenuto molto adatto alle esigenze tattiche della squadra, soprattutto per tenuta fisica, affidabilità nelle rotazioni e capacità di reggere un sistema difensivo spesso esposto. Per questo il suo nome compare tra i possibili sacrifici più per necessità che per reale convinzione.
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Attorno a lui, va detto, ci sono attenzioni di club esteri, anche se al momento non risultano offerte formalizzate né cifre precise. Ed è proprio qui il punto: N’Dicka ha mercato, forse anche più lineare rispetto ad altri, ma perderlo significherebbe mettere mano a un reparto che oggi dà garanzie. Da qui la prudenza della Roma. Se dovesse arrivare una proposta ritenuta adeguata, il club la valuterebbe. Ma tra i tre nomi finiti nel piano plusvalenze, il suo resta quello più complicato da sacrificare. Una cessione possibile, sì. Però solo se davvero necessaria e solo davanti all’offerta giusta.





