Una coppia di falchi pellegrini ha fatto il nido in questi giorni sul tetto dell’ex Poligrafico dello Stato in piazza Verdi, a Roma, edificio oggi di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti. La presenza del nido, segnalata dagli operai al lavoro nel palazzo e notata dai residenti svegliati all’alba da richiami acuti, ha acceso l’attenzione del quartiere perché cade nel pieno del periodo riproduttivo della specie e fa scattare tutele precise attorno all’area. Secondo quanto riferito da tecnici e abitanti della zona, sul posto ci sarebbe già una famiglia di falchi con un piccolo. E dalle finestre affacciate sulla piazza, nelle ultime notti, in molti raccontano di aver sentito versi stridenti e ripetuti.
Il nido a 45 metri d’altezza: così gli operai hanno scoperto i falchi sul palazzo Cdp
Il nido sarebbe stato sistemato sul tetto sopraelevato del palazzo, a oltre 40-45 metri di altezza. Per il falco pellegrino è una quota ideale: in città sostituisce bene le pareti rocciose che la specie usa in natura. Non a caso questi rapaci scelgono spesso torri, campanili, antenne e coperture molto elevate. Alcuni lavoratori impegnati nell’edificio hanno raccontato di aver visto i falchi fermarsi lì e di essersi mossi con prudenza: “Abbiamo contattato l’ente specifico e ci hanno detto di non toccarli”.
Hanno anche scattato una foto di uno degli adulti. In ambiente urbano, del resto, questi animali si adattano senza difficoltà: trovano riparo in punti quasi irraggiungibili e hanno cibo a disposizione, dai piccioni agli altri piccoli uccelli che popolano in modo stabile il quadrante dei Parioli e l’area attorno a piazza Verdi.
Versi all’alba e nella notte: ecco cosa stanno sentendo i residenti di piazza Verdi
Più ancora della vista dei rapaci, a mettere in allarme il quartiere sono stati i rumori notturni. Una residente ha raccontato di essere stata svegliata alle 5.20 del mattino da “un forte verso di uccello”, sentito poi di nuovo “ogni 10 o 15 minuti”. Già la sera prima, dice, si avvertiva un suono insistente, quasi “il lamento di un animale”. Nelle prime ore qualcuno ha pensato anche a un dissuasore acustico per gabbiani, una spiegazione che a Roma salta fuori spesso quando dai tetti arrivano richiami secchi o metallici.

Gli esperti, però, ricordano che il falco pellegrino, soprattutto quando deve difendere il nido o quando i piccoli chiedono cibo, emette un richiamo acuto e rapido, il classico “kek-kek-kek”. Un verso breve, nervoso, che nel silenzio dell’alba si sente benissimo. E in una piazza chiusa tra palazzi alti e facciate dure, rimbomba ancora di più.
Nido attivo, stop ai lavori: tutti i divieti che scattano per una specie protetta
La presenza di un nido attivo cambia subito le regole. Il falco pellegrino è infatti una specie protetta dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE e dalla legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica. Tradotto: uova, piccoli e sito di nidificazione non possono essere disturbati. Qualsiasi intervento sul tetto, dalla posa di ponteggi ai sistemi di allontanamento, va quindi valutato con grande cautela. La rimozione del nido, o anche solo un disturbo troppo vicino, può portare all’abbandono delle uova o dei pulli. Per questo, in genere, si aspetta la fine dell’intero ciclo riproduttivo: deposizione, schiusa, crescita dei piccoli e primo volo.
Eventuali autorizzazioni possono arrivare solo dagli enti competenti — tra questi Regione, Polizia Metropolitana o Provinciale, Asl veterinaria, Ispra e realtà specializzate come la Lipu — dopo una valutazione caso per caso. Fino a quel momento, la regola è una sola: non toccare nulla.
Roma città dei falchi: dai tetti del centro alla coppia della Regione Lazio
Quello di piazza Verdi non è un caso isolato. Negli ultimi anni Roma è diventata una delle città italiane con la presenza più stabile di falchi pellegrini urbani, avvistati su edifici storici, strutture tecniche e coperture elevate del centro.
Tra i casi più noti c’è la coppia osservata sulla torre piezometrica dell’Acea, ma ha fatto parlare anche il nido comparso nel 2025 sul tetto della sede della Giunta della Regione Lazio, dove i falchi soprannominati “Marte” e “Venere” avevano trovato riparo sotto alcuni pannelli solari. In quel caso la deposizione delle uova e la crescita dei piccoli erano state seguite anche attraverso webcam dedicate, trasformando un evento naturale in un piccolo osservatorio cittadino.
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Secondo naturalisti e associazioni ornitologiche, oggi nella Capitale vivrebbero circa venti coppie stabili di falchi pellegrini. Un dato che aiuta a capire perché questi richiami, per molti ancora misteriosi, facciano ormai parte del paesaggio sonoro romano: meno campagna di quanto si pensi, molto più città.



