Centocelle, a Roma, torna al centro delle polemiche dopo un video pubblicato su TikTok giovedì 28 maggio 2026. Il filmato, girato davanti alla scuola Fausto Cecconi di via dei Glicini 60, è stato diffuso dall’influencer Ottavo Re di Roma, che l’ha indicata come il luogo della vicenda giudiziaria di cui si parla da giorni. Ma, secondo la scuola, non è così.
Da qui la replica ufficiale dell’istituto comprensivo Artemisia Gentileschi, che parla di accostamento falso e annuncia possibili azioni legali. Duro anche il Municipio V, che denuncia la “forca di TikTok” e il clima di tensione creato tra famiglie, docenti e bambini.
Dal caso sul bimbo autistico al video davanti alla Fausto Cecconi
Tutto parte dalla notizia, emersa nei giorni scorsi, dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dai carabinieri a due maestre, di 55 e 66 anni, indagate per abuso dei mezzi di correzione e disciplina nei confronti di un bambino con disturbo dello spettro autistico in una scuola dell’infanzia di Centocelle. È una fase ancora delicata dell’inchiesta, ben lontana da una sentenza, ma tanto è bastato per riaccendere l’attenzione nel quartiere.
In questo clima, Ottavo Re di Roma ha pubblicato un video davanti alla Fausto Cecconi, dicendo di aver individuato il nome della scuola che, a suo dire, “i giornali tenevano nascosto”. Nel filmato si vede chiaramente l’edificio di via dei Glicini 60. Ed è qui che il caso è esploso: quelle immagini, associate online alla vicenda del minore, hanno finito per esporre una scuola precisa, con effetti immediati su chi la vive ogni giorno.
La nota del dirigente: “Fatti estranei all’istituto Artemisia Gentileschi”
La risposta dell’istituto comprensivo Artemisia Gentileschi, di cui fa parte la sede di via dei Glicini, è arrivata con una nota firmata dal dirigente scolastico Fabio Baccelliere. Il punto centrale è chiaro: i fatti descritti nel video, scrive il dirigente, “non riguardano in alcun modo l’Istituto comprensivo Artemisia Gentileschi, né il suo personale docente e non docente”. La scuola definisce quell’accostamento “gravemente fuorviante” e sostiene che il contenuto rischia di colpire “la reputazione di un’istituzione scolastica del tutto estranea” ai fatti richiamati nel filmato. Non solo.

La dirigenza fa sapere di riservarsi la possibilità di rivolgersi alle autorità giudiziarie per difendere “immagine, decoro e reputazione” dell’istituto e del personale coinvolto suo malgrado. Nella stessa nota, la scuola invita utenti del web e mezzi di informazione a verificare le fonti prima di rilanciare contenuti che possono produrre danni concreti. Un richiamo misurato nei toni, ma molto netto. E anche una diffida a non associare più, “anche solo allusivamente”, il nome della scuola alla vicenda sotto indagine.
Municipio V all’attacco della “forca di TikTok”: paura tra famiglie e insegnanti
Sul caso è intervenuta anche l’assessora alla Scuola del Municipio V, Cecilia Fannunza, con parole durissime. “Siamo di fronte a un atto di sciacallaggio”, ha detto, spiegando che così “si mette alla berlina un’intera comunità educante”. Nel municipio le reazioni, a quanto si apprende, sono arrivate quasi subito: chat di classe in fermento, telefonate tra genitori, insegnanti costretti a rassicurare le famiglie. Il timore, in queste ore, è proprio quello di arginare l’effetto a catena della disinformazione online quando colpisce una scuola, cioè un luogo dove il danno d’immagine ha ricadute immediate sulla vita di tutti i giorni.
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Fannunza ha aggiunto che le eventuali responsabilità penali si accertano “in sede giudiziaria, non sulla forca di TikTok”, chiedendo rispetto per il lavoro della magistratura e per la famiglia del minore coinvolto nella vicenda iniziale. Sulla stessa linea anche la Rete imprese Castani di Centocelle, che ha rilanciato la nota dell’istituto e invitato a fermare la diffusione di informazioni non verificate, per evitare che a pagarne il prezzo siano studenti, famiglie e personale scolastico del tutto estranei ai fatti.
I precedenti dell’influencer e la disinformazione che finisce per colpire le scuole
Per chi segue la cronaca romana, il nome di Ottavo Re di Roma non è nuovo alle polemiche. Uno degli episodi più contestati risale a fine gennaio, dopo un incidente mortale in via Filippo Fiorentini, quando l’influencer pubblicò immagini del luogo riprendendo anche la salma di un ragazzo di 18 anni, coperta da un telo isotermico, durante l’intervento della polizia locale di Roma Capitale. Anche in quel caso sui social arrivò una pioggia di critiche, con molti utenti che parlarono apertamente di contenuti diffusi “pur di ottenere like”. Il caso di Centocelle ripropone lo stesso problema, ma con un elemento in più: quando nel mirino finisce una scuola, la corsa alle visualizzazioni rischia di travolgere persone che non c’entrano nulla, alimentando sospetti, paura e confusione. Il meccanismo, ormai, è noto: si prende un fatto vero, ancora al vaglio degli inquirenti, lo si semplifica e lo si lega a un’immagine riconoscibile, facile da rilanciare. Il risultato è una verità parallela che corre più veloce delle smentite. E questa volta, a doversi difendere pubblicamente, è stata una comunità scolastica che, stando alla nota ufficiale dell’istituto, non ha alcun legame con la vicenda.




