Il Vero Alfredo resta dov’è, in piazza Augusto Imperatore 30 a Roma. L’intesa raggiunta il 29 maggio 2026 tra Edizione Property, proprietaria dei locali, e L’Originale Alfredo all’Augusteo, che gestisce il ristorante, mette fine a una lunga disputa sulla locazione dell’immobile e allontana il rischio sfratto da uno degli indirizzi più noti della ristorazione romana.
Per chi conosce quella zona, a due passi dal Mausoleo di Augusto, non è una notizia da poco: vuol dire che le fettuccine Alfredo, legate da decenni al nome di Alfredo Di Lelio e al locale fondato nel 1950, continueranno a essere servite lì, nello stesso posto che ne ha fatto un simbolo conosciuto ben oltre Roma.
La svolta dopo anni di contenzioso: nuovo contratto tra proprietà e gestione
La svolta è arrivata con un accordo transattivo sulla locazione dell’immobile, annunciato in una nota congiunta dalle parti, che parlano di contenziosi “definitivamente superati” e della firma di un nuovo contratto di locazione per il ristorante. Era il passaggio che mancava da tempo. Ed è quello che chiude, almeno sul piano legale, una vicenda andata avanti per anni e seguita con apprensione sia dai gestori sia dai clienti più affezionati.
Nel comunicato, Edizione Property lega l’intesa anche al più ampio progetto di riqualificazione di piazza Augusto Imperatore, interessata negli ultimi anni da diversi interventi. La società cita in particolare il restyling di Largo dei Lombardi, concluso la scorsa estate, e inserisce il rinnovo del rapporto con il ristorante in una linea che punta a tenere insieme trasformazione della zona e tutela delle attività storiche. Tradotto: il locale resta aperto, resta lì e resta con la stessa insegna.
Dal Fondo immobili pubblici a Edizione Property: come è nata la querelle sullo sfratto
Per capire come si è arrivati fin qui bisogna tornare al 2015. È l’anno in cui il complesso immobiliare dell’ex Inps dove si trova il ristorante, inserito nel Fondo immobili pubblici, passò a Edizione Property, società indicata dalle cronache come legata in parte alla famiglia Benetton. Da allora si aprì una fase complicata, con azioni di rilascio e richieste di sgombero che coinvolsero anche altre attività della zona.

Nel caso de Il Vero Alfredo, però, la storia ha preso presto un’altra piega. A fare la differenza è stato il riconoscimento del locale come bene di interesse storico-artistico. Da quel momento la questione non è stata più solo immobiliare o commerciale. In campo è entrato il valore culturale del ristorante, della sua storia e anche di ciò che conserva al suo interno: fotografie, ricordi, testimonianze del passaggio di capi di Stato, attori e personaggi pubblici. La battaglia è andata avanti tra carte, ricorsi e tentativi di mediazione. Fino all’accordo di queste ore.
Il vincolo storico-artistico e il ruolo delle istituzioni nella tutela del ristorante
Il punto decisivo della vicenda è stato proprio il vincolo storico-artistico riconosciuto al ristorante, che ha rafforzato la linea di chi ne chiedeva la tutela. Nell’ultima fase, secondo quanto riferito, l’intesa ha raccolto anche l’apprezzamento del Ministero della Cultura, attraverso la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, e della presidenza della Regione Lazio. Un segnale politico, prima ancora che amministrativo.
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Sulla chiusura positiva del caso è intervenuto anche Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, che in una nota ha parlato di “battaglia storica vinta”. Con lui anche Stefano Tozzi, consigliere del Primo Municipio di Roma Capitale e presidente della Commissione Trasparenza. Le istituzioni non hanno firmato il contratto, ma hanno tenuto alta l’attenzione su un’attività considerata parte del patrimonio della città. E a Roma, quando si toccano i locali storici, il confine tra impresa privata e memoria pubblica resta spesso molto sottile.
Un simbolo di Roma tra memoria e turismo: la dinastia Di Lelio e le pareti piene di celebrità
Oggi il ristorante è portato avanti da Ines Di Lelio, nipote del fondatore, insieme alla figlia Chiara Cuomo. La famiglia continua così una tradizione che riporta ad Alfredo Di Lelio, l’uomo che rese celebri le fettuccine al burro e parmigiano, nate – secondo il racconto tramandato nel tempo – per aiutare la moglie Ines a riprendersi dopo il parto. Una storia raccontata infinite volte ai tavoli, ma che continua ad attirare curiosi, turisti e romani.
Dentro il locale il racconto passa anche dalle pareti. Fotografie, dediche, ritratti: un pezzo di Novecento accompagna i clienti mentre mangiano. Ci sono presidenti americani, poi Walt Disney, Sophia Loren, Alberto Sordi, Pelé, Sylvester Stallone e molti altri. È questo intreccio tra cucina, mondanità e memoria che spiega perché il destino del ristorante abbia fatto discutere ben oltre il quartiere. Solo pochi giorni fa, del resto, Ines Di Lelio e Chiara Cuomo hanno ricevuto in Consiglio regionale del Lazio il Leone d’Oro al Merito come “Miglior Azienda 2026” nell’ambito del Gran Premio Internazionale di Venezia. Ma la notizia più attesa, adesso, è un’altra ed è molto concreta: Il Vero Alfredo non lascia piazza Augusto Imperatore. Per i clienti abituali cambia poco. E a Roma, in casi come questo, vuol dire tantissimo.




