Roma Capitale porterà in Assemblea capitolina il 4 giugno il nuovo regolamento sulla definizione agevolata dei debiti comunali. La misura riguarda Imu, Tari, multe e altre entrate locali e punta a recuperare crediti arretrati tagliando sanzioni accessorie e interessi di mora. In pratica, una rottamazione comunale per chi non ha pagato nei tempi, con un obiettivo chiaro: incassare prima e chiudere partite che in molti casi vanno avanti da anni.
Il regolamento arriva in Aula il 4 giugno: la sanatoria locale su tributi e sanzioni
Il testo del Regolamento per la definizione agevolata delle entrate ha già avuto il via libera della giunta e della commissione competente. Adesso aspetta il voto dell’Aula Giulio Cesare. Il meccanismo, almeno sulla carta, è semplice: il debitore paga la quota principale e il Comune cancella interessi di mora e sanzioni accessorie. È la versione romana della possibilità concessa agli enti locali dalla legge di Bilancio 2026. Per il Campidoglio può essere un modo per far salire il recupero delle entrate e accorciare i tempi della riscossione.
Dietro questa scelta c’è anche un problema molto concreto. Molti crediti del Comune, soprattutto i più vecchi, restano fermi a lungo e sono difficili da incassare. La rottamazione viene quindi presentata come una strada per chiudere in fretta i conti aperti e, allo stesso tempo, offrire ai contribuenti un’uscita meno pesante. Ma non tutti la vedono così. Già nel passaggio nei Municipi sono emersi dubbi politici e amministrativi, soprattutto per il segnale che una sanatoria così larga può dare a chi ha sempre pagato regolarmente.
Cosa rientra nella definizione agevolata: da Imu e Tari alle multe e al suolo pubblico
L’elenco delle somme che potranno rientrare nella definizione agevolata è ampio. Ci sono gli avvisi relativi all’Imu notificati fino al 31 dicembre 2024 e, con la stessa scadenza, anche la Tasi. Per la Tari il regolamento distingue due casi: gli accertamenti per omessa o infedele dichiarazione fino al 31 dicembre 2024 e le morosità ordinarie relative agli anni 2023 e 2024.
Dentro la misura entrano anche il contributo di soggiorno, per i controlli su omissioni o dichiarazioni non corrette fino alla fine del 2024, e le multe per violazioni del Codice della strada notificate nel 2023, 2024 e 2025. Sono comprese poi le altre sanzioni amministrative non tributarie, purché legate a provvedimenti notificati entro il 31 dicembre 2025. C’è infine il canone unico patrimoniale, compreso quello per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, quindi anche i dehors, fino al 2024. Restano invece esclusi gli impianti abusivi, che il regolamento lascia fuori in modo esplicito.

La portata del provvedimento, quindi, va oltre le sole imposte locali. Ed è proprio questa estensione uno dei punti che ha acceso il confronto politico nelle ultime settimane.
Rate, piattaforma online e sportelli nei Municipi: così funzionerà la procedura
Il Campidoglio vuole rendere la procedura più semplice da gestire, soprattutto per chi ha più pendenze aperte. È previsto online un elenco delle posizioni definibili, così che i contribuenti possano controllare direttamente quali debiti possono essere rottamati. Entro l’estate dovrebbe arrivare anche una piattaforma interattiva per seguire tutto l’iter in digitale, affiancata da uno sportello fisico in ogni Municipio. Un doppio canale, online e in presenza, pensato per evitare code e passaggi troppo lunghi.
La rateizzazione cambierà in base all’importo complessivo da pagare. Fino a 1.000 euro è prevista l’unica soluzione. Tra 1.000 e 10.000 euro si potrà saldare fino a tre rate mensili. Tra 10.000 e 30.000 euro le rate saliranno a sei. Oltre i 30.000 euro si potrà arrivare a dodici rate mensili. Uno schema lineare, costruito per favorire l’adesione senza tirare troppo in lungo.
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Un altro punto riguarda la riscossione coattiva. Finora il sistema è stato gestito dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con tempi che, secondo il Comune, vanno spesso dai cinque ai sette anni. L’idea adesso è riportare questa funzione dentro l’amministrazione comunale, con il supporto di strutture come Aequa Roma, per chiudere le procedure in un tempo stimato di due o tre anni. Se andrà davvero così lo si vedrà più avanti. Per ora il segnale politico è netto: Roma vuole riprendersi in casa la gestione dei crediti.
Dal I Municipio arrivano i rilievi: dubbi su equità, credibilità del sistema ed esclusioni
Nel percorso che porta al voto finale, il regolamento è stato inviato ai Municipi per un parere. Nel I Municipio è arrivato un via libera, ma accompagnato da osservazioni molto chiare. In particolare la consigliera Nathalie Naim, della lista civica Gualtieri, e Federico Auer, di Verdi Sinistra e vicepresidente della commissione Commercio, hanno messo in discussione l’impianto della misura. Il punto, hanno spiegato, riguarda soprattutto la giustizia percepita.
Nelle osservazioni si legge che cancellare in modo generalizzato interessi e sanzioni rischia di creare un effetto paradossale: chi ha pagato in tempo non ottiene nulla, mentre chi non ha rispettato gli obblighi riceve uno sconto. Un tema di equità, ma anche di credibilità del sistema tributario. Per questo dal Municipio si chiede di limitare la definizione agevolata ai crediti vetusti o più difficili da riscuotere e di valutare una riduzione solo parziale degli interessi, senza arrivare al loro azzeramento.
C’è poi una richiesta precisa: escludere in modo tassativo le somme legate alle occupazioni di suolo pubblico e il contributo di soggiorno dovuto dalle strutture extralberghiere. Su questi due fronti, nel centro storico e nelle zone con più pressione turistica, il tema è particolarmente delicato. La discussione in Aula del 4 giugno servirà anche a capire se il Campidoglio intende confermare il testo attuale oppure introdurre correzioni. Per ora la linea resta quella di una rottamazione comunale ampia, pensata per fare cassa più in fretta e riportare a bilancio somme che Roma aspetta da troppo tempo.




