Rete ferroviaria italiana ha presentato martedì 12 maggio, a Villa Patrizi di Roma, il progetto Frosinone AV – MedioLatium: una nuova stazione dell’Alta velocità pensata per agganciare il Frusinate alla linea Roma-Napoli e servire un’area da oltre due milioni di abitanti tra Lazio e territori vicini. L’obiettivo è chiaro: accorciare i tempi verso Roma, Milano, Bologna e Firenze. Per ora si parla di uno studio di fattibilità, non di un’opera già pronta a partire. Ma il messaggio lanciato da Rfi è netto: il basso Lazio vuole entrare in modo stabile nella rete veloce nazionale, con effetti attesi sulla mobilità di tutti i giorni e sull’economia della zona.
Frosinone AV – MedioLatium, ecco dove sorgerà l’hub e chi potrà usarlo
Il cuore del piano è un nuovo hub ferroviario AV nel territorio di Frosinone, pensato come porta d’accesso alla direttrice Roma-Napoli per il Frusinate, la Ciociaria e una parte delle aree vicine. All’Auditorium di Villa Patrizi, Rete ferroviaria italiana ha spiegato che il bacino potenziale supera i 2 milioni di residenti, distribuiti in oltre 110 comuni. Dentro questo perimetro non c’è soltanto la provincia di Frosinone, ma anche parti dell’alto Casertano e altri territori che già gravitano su questa linea. È un punto centrale, perché il progetto nasce con un respiro interregionale e va ben oltre il solo capoluogo ciociaro.
Alla presentazione era presente anche il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, che ha parlato di un obiettivo inseguito da anni. “Sfioriamo i 2,3 milioni di persone come possibile utenza”, ha detto, richiamando proprio l’ampiezza dell’area che potrebbe essere servita. Nelle intenzioni dei promotori, la stazione dovrebbe diventare la vera porta d’ingresso alla rete veloce per un territorio che oggi sconta tempi più lunghi e collegamenti meno competitivi rispetto ad altri nodi del Centro Italia.
Meno tempo sui binari: così cambierebbero i collegamenti con Roma, Napoli e il Nord
Il punto che pesa di più, almeno sulla carta, è quello dei tempi di percorrenza. Secondo lo studio di fattibilità presentato da Rfi, i viaggi verso Milano, Bologna e Firenze potrebbero ridursi di circa un’ora. Su Roma, invece, il risparmio stimato è di mezz’ora. Se questi numeri saranno confermati nelle prossime fasi, il rapporto tra il basso Lazio e alcune delle principali città italiane cambierebbe parecchio, soprattutto per chi si muove ogni giorno per lavoro o per studio.

Quanto a Napoli, il progetto si innesta sulla linea già esistente dell’Alta velocità Roma-Napoli e punta a rendere più facile l’accesso ai treni veloci senza passare da stazioni più lontane. I tempi reali, però, dipenderanno da diversi fattori: numero di fermate, offerta dei treni e collegamenti con la rete locale. È l’aspetto più concreto, ma anche quello più delicato. Per adesso Rfi ha tracciato una cornice, non un orario definitivo. L’idea, comunque, è chiara: accorciare la distanza tra il Frusinate e il resto della rete nazionale.
Stazione da 125 milioni, lavori tra il 2030 e il 2033
Il progetto, stando alle cifre richiamate durante la presentazione, vale circa 125 milioni di euro. A ricordarlo è stato anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, presente all’evento romano insieme ai vertici del gruppo Ferrovie dello Stato e agli amministratori locali. Il cronoprogramma inserito nello studio fissa l’avvio dei lavori nel 2030 e la fine nel 2033. Tempi lunghi, certo, ma in linea con un’opera che deve ancora passare da diversi snodi tecnici, amministrativi e finanziari.
Sul piano delle opere, il progetto prevede una stazione a quattro binari, due marciapiedi da 400 metri, un nuovo sottopasso ferroviario e un nodo intermodale per collegare treni, strade e altri sistemi di trasporto. È qui che l’hub dovrà dimostrare di essere qualcosa di più di una semplice fermata sulla linea veloce. Le opere di contorno, in casi come questo, pesano quasi quanto i binari. Senza un accesso davvero efficiente, la stazione rischierebbe di non intercettare fino in fondo il bacino di utenza indicato da Rfi.
Il precedente di Reggio Emilia e le aspettative di imprese e amministratori
Nel dossier presentato da Rfi, il riferimento più esplicito è la stazione di Reggio Emilia Mediopadana, spesso citata come esempio di nodo AV capace di cambiare i collegamenti di un territorio non metropolitano. L’amministratore delegato di Rfi, Aldo Isi, lo ha ricordato con un dato preciso: “È partita con 30 treni al giorno nel 2013, oggi viaggia con 90”. L’obiettivo, ha spiegato, è seguire una strada simile anche nel basso Lazio, adattandola però alla domanda locale e alla struttura della linea.
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Attorno al progetto si sono mossi anche gli imprenditori di Unindustria, che vedono nella futura stazione AV di Frosinone un’infrastruttura utile per dare più forza all’area, dalla farmaceutica al polo metalmeccanico di Cassino. Il presidente Giuseppe Biazzo ha parlato di “segnale forte e atteso dalle imprese”, ricordando che il sistema produttivo del Lazio chiedeva da tempo un investimento di questo tipo. Le aspettative sono alte. Adesso resta da capire quanto in fretta il progetto potrà passare da studio preliminare a opera finanziata, e poi a cantiere vero. Per il territorio, la partita comincia ora.




