Art
di Sandro Giorello 28 Febbraio 2017

Chi è Viola Niccolai, l’illustratrice del nuovo manifesto del MI AMI Festival

Il 26 e il 27 Maggio torna a Milano il MI AMI Festival. Abbiamo intervistato Viola Niccolai, l’illustratrice scelta per il manifesto di quest’anno

Il disegno di Viola Niccolai per il MI AMI 2017 miamifestival.it - Il disegno di Viola Niccolai per il MI AMI 2017

 

Solo ieri vi abbiamo mostrato in anteprima il disegno del manifesto del prossimo MI AMI  – 26 e 27 Maggio, a Milano – oggi vi raccontiamo meglio chi c’è dietro a questa bellissima illustrazione: Viola Niccolai.

Classe 1986, è nata a Castel del Piano, sul Monte Amiata, dove vive tutt’ora. Ha studiato all’accademia di Belle Arti di Firenze e si è specializzata in illustrazione all’accademia di Bologna. Ha collaborato con il New York Times, con la Feltrinelli, con la rivista Hamelin e con molte case editrici che si occupano di pubblicazioni per bambini. Ha all’attivo due libri, La volpe e il polledrino e Storie di ba, e si prepara a pubblicare il terzo, Blu, in collaborazione con i Musei Civici Fiorentini, dove analizza il ruolo di questo particolare colore all’interno della storia dell’arte. Attualmente insegna “Arte e immagine” alle scuole medie del suo paese.

In quest’intervista ci siamo fatti raccontare come una montanara dal carattere chiuso e ostinato – parole sue – sia in grado di realizzare opere così romantiche e dolci. Abbiamo anche parlato dell’importanza della luce, di come le forme non siano mai controllabili e di come i pennarelli siano uno degli strumenti più affascinanti di sempre.

 

Viola Niccolai cargocollective.com - Viola Niccolai

 

Matite, acrilici, pennarelli e molto altro ancora. È difficile destreggiarsi tra tecniche così diverse?
Direi di no, anzi io la vedo proprio come una un forma di divertimento, di sperimentazione. Ogni volta che per lavoro mi lego ad una determinata tecnica poi, quando mi dedico a cose “più mie”, uso tutt’altro. È una sorta di compensazione, mi piace pensare di usare ogni tecnica allo stesso modo. Non la vivo come una cosa difficile ma proprio come una voglia di capire come esprimermi.

Ti piacciono molto i pennarelli?
Ultimamente li uso tantissimo, sono partita da modelli più professionali come gli Stabilo per arrivare ai Giotto, quelli che si usano a scuola. L’ho trovato molto stimolante: mi piace la loro trasparenza, mi piace vedere come, una volta secchi, si sovrappongano l’uno sull’altro. Spesso non uso nemmeno il colore puro, mi piace sovrapporre i vari strati: se, ad esempio, ho bisogno del verde sovrappongo il giallo con il celeste.

I tuoi lavori hanno un’anima dolce e romantica ma, a mio avviso, trapela sempre un lato più duro, quasi primitivo. Sbaglio?
Non sbagli, anzi, mi fa piacere che tu l’abbia colto. È vero che c’è quasi sempre un contenuto “dolciastro” ma, dal momento che non c’è mai un controllo eccessivo delle forme, mi piace che il tutto resti piuttosto grezzo. Mi piace che emerga, nel contenuto come nella forma, un che di primitivo nei miei lavori.

 

Viola Niccolai  Viola Niccolai

 

Tutto questo c’entra con le tue origini montanare?
(ride) Penso che c’entri tantissimo. Ho un carattere decisamente montanaro: sono chiusa, sono ostinata e questo, a mio avviso, si rivede nei miei disegni.

Quanto è importante l’elemento naturale nei tuoi lavori?
Vorrei che non fosse solo un qualcosa di decorativo. La natura non è mai un elemento di secondaria importanza e lo stesso vale per la luce. Mi piace concentrarmi sull’effetto finale e sull’atmosfera che avrà il disegno. È l’obiettivo che mi pongo fin dall’inizio: non ci arrivo per caso o come risultato di più ragionamenti. Come ti dicevo, una forma può venire in un modo piuttosto che in un altro mentre la luce e l’insieme dei colori devono avere un’armonia definita fin da subito.

Ci sei mai stata la MI AMI?
Purtroppo no. Mi piacciono molto i festival, solo che vivendo così decentralizzata non è così facile andarci. In più, di solito, vengono organizzati in periodi in cui lavoro.

 

Viola Niccolai cargocollective.com - Viola Niccolai

 

L’idea di disegnare per un festival ti ha influenzato?
Essendo la prima volta che facevo una cosa del genere, quella del festival era diventata un’idea costante, quasi un’ossessione. Volevo che venisse bene, che fosse giusto per l’occasione. Quando, poi, sono riuscita ad abbandonare tutta questa sovrastruttura di pensieri, il disegno ha iniziato finalmente a prendere forma. In tal senso non esser mai venuta al MI AMI mi ha aiutato perché mi ha spinto a ricrearmi in testa un mondo che non avevo mai vissuto. In più è stato utile vedere tutti i manifesti delle precedenti edizioni capendo, così, come si è evoluto l’immaginario del festival in tutti questi anni.

Tra i tanti manifesti pubblicati qual è il tuo preferito?
Si tratta di artisti di grande talento, non è facile esprimere una preferenza. Mi è piaciuto molto quello realizzato da Ester Grossi, sia per come si univano le due figure protagoniste, sia per come l’illustrazione dialogasse con la veste grafica del manifesto.

 

L’illustrazione di Ester Grossi per il MI AMI 2011 miamifestival.it - L’illustrazione di Ester Grossi per il MI AMI 2011

 

Che tipo di input hai ricevuto prima di metterti al lavoro?
Tutto è partito da una frase molto semplice di Stefano Bottura, il direttore creativo del MI AMI. Lui mi ha scritto le parole “non era previsto che” e da queste sono partita ad immaginare una storia con due personaggi e un possibile “effetto sorpresa” che non si rivelasse in maniera così esplicita o didascalica. Per questo ho pensato a un gesto che lasciasse immaginare qualcos’altro, ho lavorato molto su questo movimento della mano, trovando la variante che funzionava meglio. Mi sono spesso confrontata con Stefano ma, va detto, è stato sempre molto disponibile e mi ha lasciato carta bianca.

Le palme, invece, come sono arrivate nel disegno?
È una delle idee nate in questi scambi di mail con lui. Inizialmente c’erano solo questi due ragazzi con il fiore, poi abbiamo capito che le palme potevano essere uno sfondo naturale adatto a quello che si voleva comunicare.

Di solito come ti prepari prima di iniziare un nuovo progetto?
Cerco di costruirmi delle cartelle con delle immagini che mi possano ispirare. Possono essere facce, palette di colori o anche altre cose che non c’entrano necessariamente con quello che sarà il risultato finale ma che mi aiutano nei miei voli pindarici. Fatto quello, è importante buttare subito l’idea su carta, altrimenti non riesco a concretizzare davvero le idee che ho in testa.

Ci sono stati altri elementi che ti hanno ispirato?
Sicuramente il periodo dell’anno in cui si svolge il festival. Mi sono concentrata non tanto sul momento in cui stavo disegnando ma sulla stagione in cui si terrà l’evento, l’estate. In tal senso il fiore è il fulcro di tutto il lavoro.

Quanto è durato il tutto?
Circa un mese, i primi scambi di mail mi pare risalgano a inizio febbraio.

 

Viola Niccolai cargocollective.com - Viola Niccolai

 

Tra i tuoi colleghi quali sono quelli che invidi di più?
Ce ne possono essere tanti, ti citerei Kirsten Sims, Lorenzo Gritti, Studio Fludd, Benoit Guillaume, Cornelia O’Donovan, Gaia Stella, Kyutae Lee, Violeta Lopiz, Valerio Vidali o Sophie Lecuyer. Più in generale, invidio chi riesce a trasmettere un’immediata semplicità, pur nascondendo una complessità di fondo notevole.

Qual è la cosa più bella del tuo lavoro?
Mentre lavoro non penso a niente. È sicuramente una delle cose più belle in assoluto del mio mestiere.

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Checko's art Nato nel 1977 a Lecce. Uno degli esponenti della Street Art italiana. Il suo percorso artistico ha inizio a Milano nel 1995 come writer. Attualmente abita al 167B «STREET», uno spazio fisico dedicato all’arte che, partendo dalla periferia (la 167B di Lecce, noto quartiere popolare), si propone come centro espositivo in continua mutazione. I suoi lavori si basano prettamente su murales, realizzati negli spazi pubblici, non solo con intento di riqualificare le zone grigie, ma per comunicare con le nuove generazioni. Ha partecipato a numerose mostre d’arte e contest collettivi in Italia e all’estero. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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